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De La Soul, Opeth – BringTheEco#14

Voglia di groove e campionamenti? Ci pensano i De La Soul, di nuovo sulle scene dopo svariati anni col loro ultimo disco pieno zeppo di ospiti. Oppure voglia di watt, atmosfere seventies e chitarre? Se siete fan degli Opeth il loro nuovo “Sorceress” potrà fare al caso vostro.

 

Opeth

De La Soul – And the Anonymous Nobody… (A.O.I., 2016)
I De La Soul non sono esattamente degli sconosciuti, dei perfetti Signor Nessuno al quale il titolo enigmaticamente rimanda. Non devono pensarla esattamente così i tipi della Warner che ormai da diverso tempo hanno impelagato il trio di Long Island in un limbo burocratico a causa dei diritti digitali su alcuni sample utilizzati dal gruppo stesso. Questo è uno dei tanti motivi, forse il più pesante, che ha tenuto lontano dagli studi di registrazione uno degli act più importanti che l’hip hop abbia mai visto, ma oggi è ritornato e senza perdere un grammo del proprio stile. I De La Soul girano le spalle al mondo delle major, dei contratti vincolanti e quant’altro e si affidano ai loro fan, a quegli anonimi Signor Nessuno che hanno finanziato con ben 600 mila dollari la campagna crowdfunding che ha portato a “And the Anonymous Nobody…”. La voglia di non apparire come star lontane e distaccate dalla scena si rispecchia anche nel gran numero di guests del disco, come a voler sottolineare un concetto tanto semplice quanto artisticamente fondamentale: la musica è condivisione e ognuno può contribuire a renderla unica. Da Damon Albarn a 2 Chainz, da Snoop Dogg a David Byrne, sino ai rockettari Little Dragons e Justin Hawkins dei The Darkness, nel corso dell’album si respira una forte aria di creatività e libertà che porta il trio a giocare con più generi oltre al rap, dal rock, al soul sino all’elettronica. A volte si rischia di perdere un po’ il filo per quanta carne è gettata sul fuoco ma ciò che prevale è il coinvolgimento che i pezzi sanno creare grazie al groove dei Rhythm Roots Allstars, la band che accompagna i De La Soul in studio. In bilico fra passato e presente, senza mai lasciarsi andare ad un’inutile nostalgia, “And the Anonymous Nobody…” è un degno ritorno di un gruppo che ha fatto storia. Da qui in poi si spera che la strada sarà in futuro più facile.

Opeth

Opeth – Sorceress (Nuclear Blast, 2016)
Molto probabilmente, quella degli Opeth è una delle pubblicazioni più attese dalla scena heavy e progressive in particolare, sia perché il gruppo svedese grazie alle sue ultime opere è riuscito a conquistarsi una fetta di pubblico che è cresciuto ascoltando il rock dei ’70 e sia perché la figura del frontman Mikael Akerfeldt ha assunto ormai contorni leggendari grazie all’adorazione incondizionata di migliaia di fan che pendono letteralmente dalle sue labbra, complice anche la maggior parte della critica che ha sempre elogiato il gruppo ben al di là dei suoi effettivi meriti. In ogni caso, la classe che li ha sempre contraddistinti è stata evidente in ogni loro disco, e quest’ultimo “Sorceress” non fa eccezione, migliorando e portando a compimento quel cambio di stile iniziato cinque anni fa con “Heritage”. All’epoca quel disco divise fan e critica, con gli Opeth che provavano a sondare un terreno per loro nuovo ma non del tutto sconosciuto visto che le sonorità hard rock/prog dei seventies facevano già parte del loro DNA da parecchi anni. “Sorceress” non fa altro che esplicitare ancora di più questo concetto, radicalizzandolo in forma definitiva. In questo processo era scontato che un elemento come il growl dovesse andare perso: ciò dimostra come sia facile per gli svedesi riuscire a malleare il loro stile, senza attaccarsi ostinatamente a stilemi o a singoli elementi che hanno fatto la loro fortuna. Gli Opeth compongono un album formalmente perfette, dove tutta la loro esperienza si cristallina in vere e proprie canzoni, lavorate, limate e ripulite per ottenere il miglior risultato possibile. Inutile citare una canzone invece che un’altra: il disco suona compatto sino alla fine e ogni strumentista fa la sua parte per far marciare a pieno regime la macchina degli Opeth. Al netto di un’atmosfera dark e dal sapore retro, è comunque chiaro che il citazionismo sia uno dei tratti fondamentali della band. E questi pezzi non si sforzano neanche di nascondere le loro palesi influenze, che vanno dagli Uriah Heep ai Jethro Tull, dai Goblin agli Emerson, Lake & Palmer e così via. Ci vuole classe anche nel saper rubare idee altrui, ma dispiace vedere gente di talento come Akerfeldt ridursi a fare lo scolaretto ligio nel suo compitino. Comunque lo spettro dello scimmiottamento viene ampiamente evitato e “Sorceress” farà sicuramente la felicità di tutti i fan degli Opeth e non solo.

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