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La delegazione femminista svedese a Teheran in Hijab

La delegazione femminista svedese guidata dalla ministra del commercio Ann Lind si mostra al cospetto del Presidente iraniano Hassan Rouhani ed è subito bufera di “tweet”.

Teheran – La delegazione femminista svedese guidata dalla ministra del commercio Ann Lind si mostra al cospetto del Presidente iraniano Hassan Rouhani ed è subito bufera di “tweet”. Il motivo dell’incontro riguardava la firma di un procedimento di legge per la riduzione di gas.

femminista

Si tratta del primo governo femminista che, in “palese” tradimento dei suoi stessi principi, si presenta incappottato e a capo coperto ubbidendo alla linea oppressiva iraniana che rende obbligatorio l’uso dell’hijab (copertura di capelli, fronte, orecchie, nuca). D’altra parte l’alternativa era quella di inviare una delegazione tutta al maschile.

“A nessun uomo Dio può parlare altro che per rivelazione o dietro un velame” (Corano XLIII, 51)

Una vera e propria “marcia della vergogna” insomma! (Hillel Neur, direttore dell’ Ong Un Whatch-Ginevra).  Non ci rimane che giudicare e questo, noi, lo sappiamo fare bene. Partiamo dal principio. Feminist Initiative è il partito fondato nel 2005 da Gudrun Maria Scheyman: prima donna nella storia europea a conquistare un seggio al tale Parlamento e ad ottenere l’endorsement di personaggi del calibro di Pharell Williams e Jane Fonda. Come ogni gruppo femminista che si rispetti si batte contro l’abuso sessuale, le violenze domestiche, il razzismo, le discriminazioni sociali e, se pur non abbia raggiunto la soglia necessaria del 4%, non si darà per vinto.

Prima scimmiottano la firma di un decreto esplicitamente sessista da parte di Trump, poi l’appello lo scorso Aprile a tutte le donne occidentali per chiedere di non accettare il velo in solidarietà di chi subisce questo tipo di obbligo senza il proprio consenso e infine questo atto di remissione dinnanzi al governo iraniano. Guardando ai fatti precedentemente elencati, tra il dribbling di polemiche e  gli scarti di incoerenza, è stato forse mancato il punto di vista principale: il movimento femminista difende prima di tutto la libertà. Libertà che, in questioni delicate come quelle riguardanti le diverse religioni, le differenti culture, le controversie legislative, l’austerità di certi regimi, non può esistere se non perfettamente incatenata alla tolleranza.

Solamente lo scorso 26 Gennaio 2016, in occasione della visita dello stesso Presidente iraniano al ex Premier italiano Matteo Renzi, furono coperti i nudi del Campidoglio in segno di rispetto verso un’altra civiltà. Errore questo a lungo discusso ed imputabile al conflitto di interessi celato dietro a tale incontro.

La tolleranza si sa, è controversa:  implica il compromesso, ma è anche accettazione, umiltà e quest’ultima è il primo passo verso il cambiamento che la nascita stessa del governo femminista ha nobilmente inaugurato. Come direbbe Evelyn Beatrice Hall, scrittrice britannica sotto lo pseudonimo di S.G Tallentyre: “Disapprovo quello che dite ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo”.

Rebecca Del Carlo

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