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Demography #28: [Recensione] Zen Circus, Colapesce, Threelakes e Phill Reynolds.

Demography #28: recensione Zen Circus, Colapesce, Threelakes e Phill Reynolds.
Vorrei vivere con questa sensazione, quella che potrei esplodere se non scrivo di un brano talmente valido da far fremere le dita sulla tastiera.
E’ successo settimane fa per le Sleater-Kinney, oggi capita per “Il Nulla” degli Zen Circus, sempre un pezzo di storia, ma della nostra.
Il gruppo di Appino e compagni non appartiene alla generazione fotocopia del contesto musicale attuale, loro rimangono ancorati a quel concetto di “indipendente” dove non si parla di un suono racchiuso in un genere ma di un mezzo mediante il quale produrre quel suono in sé.
Si barricano nell’autenticità, in quella piccola realtà al di fuori del quadro in cui “generazione non fa rima con rivoluzione”, per quella crisi d’identità incisa in ogni Ep, album, singolo ora in circolazione.
Per chi suonano quindi gli Zen in questo brano dalla frenesia garage-punk degli esordi, con quella genuina primitività espulsa dall’urgenza?
Per chi scrivono?
Per quelli che si annoiano ascoltando Spotify, per quelli che vogliono lanciarsi dentro un concerto e non uscirne incolumi.
Rivogliamo quelle contusioni indietro, rivogliamo la franchezza della comunicazione senza perifrasi e giri di parole incomprensibili che confondono e fanno annuire per non sembrare fuori posto.
Rivogliamo semplicemente il concetto di esplosione e gli Zen Circus ce lo restituiscono.

 Demography #28: recensione Zen Circus, Colapesce, Threelakes e Phill Reynolds.
Per Colapesce “Egomostro” era l’album dimostrativo, dopo il grande successo di “Un meraviglioso declino” con tre anni di preparazione le aspettative erano alte.
Il sound è sicuramente più curato del precedente, i testi malinconicamente metaletterari, eppure fatico a concludere l’ascolto, in queste quattordici tracce ritroviamo ciclicamente il solito mood, le solite note malinconiche, ed una gabbia cantautorale in cui lo stesso Lorenzo Urciullo sembra sprangarsi.
Le tematiche intimistiche toccate indirizzano sostanzialmente alla critica aspra rivolta al culto dell’io di cui la società italiana sembra farsi protagonista, questo però non salva da un eccessivo e ridondante criticismo a cui siamo forse ormai assuefatti.
Senza toccare vette di qualunquismo non posso negare di rimanere delusa da un copione vecchio ed adagiato sugli allori, di un atteggiamento quasi mainstream di cui non riesco davvero più a cogliere la sostanza.

Demography #28: recensione Zen Circus, Colapesce, Threelakes e Phill Reynolds.
Proprio mentre cerco di capire se in un paese dalle profonde tradizioni cantautorali ci sia ancora qualcuno o qualcosa in grado di svegliare un contesto sopito e monotematico, in grado di proporre un’autentica alternativa ad una trama prestabilita, trovo uno split.
Due artisti che singolarmente suonano per un Ep.
Luca Righi e Silva Cantele sono Threelakes e Phill Reynolds ed insieme hanno creato qualcosa che profuma di folk, profuma di storia spaziando da picchi alla Dave Vonk Ronk, navigando per le profonde acque di Nebraska di Springsteen e per passare sapientemente all’eredità di Pete Seeger.
Non si tratta semplicemente di riproporre modelli triti e ritriti della musica d’oltreoceano cadendo nei lidi dell’imitazione, qui si tratta di rendere vivo un genere anzi un mondo dalle radici lontane rispetto al nostro panorama musicale.
Threelakes e Phil Reynolds affrontando con arrangiamenti essenziali, potente carisma ed una carica emotiva di profondo spessore la difficoltà di amalgamare in un solo Ep personalità e sfumature profondamente diverse del solito piccolo universo riescono a creare qualcosa di tangibile, qualcosa che appare reale.
Qualcosa da cercare in futuro.


Chiara Manera

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