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Demography #32: Divano, di Oach, The Dodos, Old Fashion Lover Boy.

 Demography #32: Divano, di Oach, The Dodos, Old Fashion Lover Boy.
Per la musica indipendente il senso dell’umorismo è una componente difficile da utilizzare.
La storia del nostro cantautorato dimostra come sarcasmo ed ironia siano strumenti da adoperare con maestria, dosando ovviamente i tempi comici, scegliendo parola per parola, cercando di mantenere equilibrio fra la componente cinico-umoristica e quella comunicativa.
Se mi guardi è un brano estratto dall’album Rimedi per ulcere in bocca, piaghe nelle gambe, rogna, magrezza, stitichezza e malinconia del nuovo progetto di Francesco Pizzinelli in arte DIVANO di fronte al quale viene posta la sfida di trovare un compromesso fra la dolce frivolezza del sarcasmo e la musicalità del pezzo.
Sfida vinta, Pizzinelli riesce nell’impresa senza sembrare ridicolo, riesce a non annoiare, è chiaro, conciso, con una cura speciale per i testi che porta di conseguenza ad un’ulteriore paragone: in un mondo di mainstream finalmente qualcuno nella sua piccola nicchia tenta di parlare con positività, dando un accento potenzialmente allegro e mascherando così una notevole intelligenza musicale.
Era anche un po’ l’ora direi.

 Demography #32: Divano, di Oach, The Dodos, Old Fashion Lover Boy.
Scavando fra l’eccessivo numero di gruppi e progetti in circolazione nel labirinto della musicale indipendente, giudicando aspramente i lavori mediocri, ascoltando speranze diluite con pochi compromessi, questo 2015 si sta rivelando meno deludente di quello che sembrava perchè ogni tanto sembra spuntare qualcosa di fresco e nuovo.
I di Oach escono il 19 febbraio con il loro primo album omonimo.
Arrivano in silenzio ed in punta di piedi, non esagerano e non alzano mai la voce, scivolano a loro agio nella corrente bucolicamente folk dalle sonorità britanniche creando riferimenti onirico-letterari con quella cura ai dettagli, alle piccole sfumature, che caratterizza l’intera produzione.
Parlo di uno studio del suono maniacale che rivela non solo del grande talento nel potente impatto emotivo dell’esecuzione dei brani, ma anche un’attenzione verso il particolare apparentemente superfluo che acquisisce grazie a loro un valore inestimabile.
Abbraccio di giochi corali, un prodotto pulito ed essenziale, cura dei testi.
Ovvio che poi mi commuovo.

Demography #32: Divano, di Oach, The Dodos, Old Fashion Lover Boy.
Attraversando l’Oceano e gli Usa si arriva a San Francisco sotto il sole della California.
Lì troviamo un gruppo nato nel 2005 d’impronta folk-rock (se così si può dire) per poi virare la rotta verso lidi più marcatamente richiesti e commerciali.
Stiamo parlando dei The Dodos, inspiegabilmente il duo in questione composto da Meric Long e Logan Kroeber è stato in grado di mutare proprio quel concetto di “indie- rock” (tenuto fra le opportune virgolette) puntando a sonorità tendenzialmente noise-rock e creando così un suond certo sempre tendenzialmente mainstream, ma quanto meno personalizzato.
Hanno dato ai loro album carattere sin dalla prima copertina di Visiter disegnata da un bambino, ed è così che ridendo e scherzando arrivano ad Individ uscito il 25 gennaio che continua a stupire con la pubblicazione del video di Competition.
Ignorando spudoratamente l’immagine e concentrandomi sul brano riesco a dimenticare tutto lo snobbismo e le prese di posizione, vengo rapita dall’estrema orecchiabilità, da quell’accenno di raschiato confidenziale nella voce di Long, e soprattutto dal fatto che dopo dieci anni i Dodos riescano a preservare la carica innocente e piacevolmente infantile che ha caratterizzato l’intera produzione.
Non è più quindi questione di un percorso verso la maturità, quello che ci si aspetta da loro è il loro punto forte e di conseguenza il nostro punto debole: spensierata malinconia.


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Torniamo in Italia, ma facciamolo senza traumi.
Old Fashion Lover Boy pubblica con la Sherpa Records a marzo il suo primo album The Iceberg Theory da cui primo singolo estratto Your Song.
Quello che sentiamo nelle cuffie è un assaggio di ciò che attende con l’intero prodotto, senza dubbio il minimalismo, la purezza del suono e il candore della voce di Alessandro Panzieri.
Inoltrandosi nella colonna sonora di tutti i giorni con Your song riusciamo persino a perdonare la banalità del titolo per sorridere con occhi tristi, magari guardando fuori dal finestrino del treno, o passeggiando fra gli scaffali del supermercato, perchè quello che Panzieri riesce a fare è disegnare senza fatica la canzone su ogni ritaglio della nostra giornata, anche quelli pateticamente quotidiani, con estrema naturalezza.
Questo tipo di piccole conquiste spinge a cercare di più, spinge più che altro ad aspettare il 3 marzo con qualcosa da ricordare.

Chiara Manera

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