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Demography #37: Lapalux, Sandra Kolstad e Darkness Falls

Il 6 aprile è prevista l’uscita di Lustmore, il secondo album, dopo il debutto nel 2013 con Nostalchic, di Lapalux, nome d’arte del produttore venticinquene Stuart Howard, che può vantare di essere l’unico inglese sotto contratto con la Brainfeeder di Flying Lotus. Per la realizzazione del nuovo progetto, incentrato sul tema delle allucinazioni ipnagogiche e caratterizzato da un suono che si vuole retro-futuristico, si è rivelato fondamentale l’ascolto delle colonne sonore di vecchi film, tra cui quella di Bladerunner.

Intanto, nell’attesa, è spuntato un secondo singolo, dopo il già pubblicato “Closure”. Rispetto a questo, in cui si avverte in misura maggiore l’influenza dell’R&B, distesa in un’atmosfera dai contorni incerti e sognante, “Don’t Mean a Thing”, pur non discostandosi più di tanto da questa dimensione eterea, presenta un beat più consistente e sembra più orientata al club.

A qualche anno di distanza da CRUX (2011) e (Nothing Lasts) Forever (2012), la settimana prossima, e precisamente martedì 3 marzo, esce, per l’americana Red Eye Transit, il terzo album della norvegese residente a Berlino Sandra Kolstad dal titolo Zero Gravity State of Mind, prodotto dal connazionale Yngve Sætre, in cui l’artista, eccellente pianista, si muove tra le ballate più tradizionali e l’electropop, tra suoni acustici e digitali, combinando così l’amore per la musica classica con quello della musica elettronica.

Dopo il video di “My Yellow Heart”, ambientato in Islanda, l’uscita dell’album è anticipata dalla sua traccia di chiusura, la ballata “Roots”, che, guidata dal piano e dal falsetto della Kolstad, come indicato de lei stessa, si presenta come una riflessione sul tema del cambiamento, sulla paura che genere e sulla sua necessità. Col tempo tutti cambiano ed è giusto così.

L’etichetta HFN Music pubblicherà il 30 marzo Dance and Cry, il secondo album delle Darkness Falls, il duo nato nel 2009 dall’unione delle danesi Josephine Philip (voce e tastiere) e Ina Lindgreen (basso e chitarra), il cui nome viene dalla frase che si usava per indicare il momento in cui la scena si chiude sull’ultimo atto di un dramma. Il nuovo lavoro segue l’EP Darkness Falls e l’LP Alive in Us, entrambi del 2011, e viene presentato come la commistione delle più disparate influenze, dal rock alla dance, dal pop alla musica per il cinema, dominata da una cupa malinconia, come dimostrano i singoli “The Answer” e “Hazy”.

Luca Amicone

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