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DEMOGRAPHY #5

L’abuso della parola indie negli anni ’00 è stato criminosamente esasperato.
È una corrente? Un movimento? Un genere? Uno stile di vita?

unnamed (3)Non so, fatto sta che non mi sono posta il problema; l’unica cosa certa è che se l’indie fosse un posto, sarebbe esageratamente affollato al momento.
Per questo gli Snowmine dopo anni di militanza nella “cosa” più imitata dell’ultimo decennio hanno provato ad uscire dal tunnel con l’ultimo singolo “Tidal Wave”. I cinque di Brooklyn esplorano sonorità molto simili al loro album precedente Dialects ma completamente contrario a “Laminate Pet Animal” del 2011.
Quindi ci troviamo nelle cuffie un brano contraddistinto da un sound tendente all’ ambient rock ed all’elettronica (anche se dalle tinte tendenzialmente pop), qualcosa che si insinua nelle orecchie ed entra in testa volente o nolente.
Sostanzialmente ci si sente stupidi ma esaltati.

unnamedAnteprima dell’album in uscita il 25 novembre “As we travel” del duo canadese Snowday, con “Walk along these rocks with me“.
Non sono una grande esperta d’elettronica, nemmeno di ambient, eppure questa traccia mi catapulta in un’atmosfera eterea e ludica. Diciamo che però quattro minuti e cinquantadue secondo mantenuti sempre sul solito registro sono veramente troppi.
Spero l’album sia più vario.

unnamed (2)Passiamo ai Welcome back sailors che usciranno il 24 novembre con Tourismo. Best friend è il primo singolo estratto; ci troviamo fra quei privilegiati che hanno la possibilità di ascoltare l’intero album in anteprima, sono emozioni.
Se prima eravamo a girarci i pollici col sopracciglio sarcasticamente alzato ora non possiamo dirci annoiati, nonostante lo stampo sia tendenzialmente pop, come lo stesso duo ammette, non riesco ad essere snob nei loro confronti, continuo a mettere e rimettere gli undici brani in play.
Il 24 novembre arriva velocemente, non temete.

wall kneel 1 colour mailoutSiamo in fondo, Dan Carney alias Astronauts con il suo Ep “Four song” chiude la fila.
È un’evoluzione elettronica del folk, introspettivo e malinconico come l’album precedente Hollow Pounds.
Carney sembra almeno affrontare un tipo di depressione leggermente diversa da quella nera dell’album precedente (a cui forse ha contribuito una lunga degenza in ospedale), certo, avvertiamo sempre un soffio di gelo nelle ossa ma sembra esserci una luce alla fine del tunnel.
Brani come Think on o Death from the star non si possono definire allegri e vitali ma troviamo un’inclinazione alla serenità in grado di far abbassare lo sguardo senza abbattere completamente lo spirito.
È un’inclinazione alla speranza, che al lunedì, capirete, è abbastanza fondamentale.

Chiara Manera

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