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demography #52: Fucina28, Shed of Noiz, Three in One Gentleman Suit

Fucina28La Pace dei Sensi – Il Nulla, secondo disco dei Fucina28, collettivo con base a Pisa ma di provenienza disparata, è uscito l’11 Aprile dopo il buon fine della campagna lanciata dai ragazzi su Musicraiser. Il risultato sono 8 tracce che cercano di condensare il concetto molto zen della pace dei sensi vista come il nulla, a detta degli stessi artisti “Siamo stati in giro a trovare la nostra pace dei sensi che alla fine abbiamo scoperto che è “il nulla”. E’ brutto dirlo ma il nulla che ci resta l’abbiamo preferito a voi , a quel modello di uomo comune che invade le strade di questo mondo che a noi sta un pò stretto.” Ed è con questa amarezza mescolata alle questioni di quotidianità che la fucina cerca di plasmare dal fuoco il suo prodotto, a volte in maniera più convincente, a volte meno. L’impressione che si ottiene a volte è quella di una certa mancanza di coesione, più musicalmente che liricalmente, che intacca le potenzialità del gruppo. C’è, però, abbastanza materiale ferroso per permettere alla fucina di fabbricare pezzi di una certa importanza.

Fucina28

Ad Sīdĕra è il secondo album dei toscani Shed of Noiz, già ospiti di Demography (qui l’intervista) uscito il 26 Marzo per Sinusite Records e Fridge Italia. Puntano alle stelle con nove tracce a combustibile per astronavi (non a caso una delle tracce è “Soyouz“) tra il carico e l’atmosferico, tra il post-rock e il quasi doom (più una punta di sonorità australiane con il didgeridoo in “Ovest“), con lo stoner che proietta più di un’ “ombra di rumore” sugli artisti. Un buon prodotto, che non risente della varietà di influenze a cui i ragazzi fanno capo, anzi, e che sottopone l’ascoltatore ad una bella pressione d’ascolto. Meglio avere i denti buoni come gli astronauti, usque ad sidera, usque ad inferos.

Fucina28

Notturno è il quinto album dei tre emiliani Three in One Gentleman Suit, registrato a sei mani e uscito il 20 Aprile per To Lose La Track e Upupa Produzioni. Testi in un inglese non scontato, sonorità oscillanti tra il post-punk e il post-rock, frutto di una maturazione più che decennale e che si sente. Un album che ha la varietà dei carillon per culla, frutto della notte di cui porta il nome oltre che il consiglio ma da cui non è limitato. Gli 8 brani si aprono, si passa dal pieno della notte al chiarore delle prime luci, l’album come momento di connessione tra la notte e il giorno, stelle ad indicare il percorso sonoro in un cielo che sta già rischiarando in una “Deafening Dawn“.

Guglielmo Piacentini

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