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DEMOGRAPHY #7

nonameLa settima uscita implicherà una crisi?
Troppo melodramma forse però un cambiamento di registro c’è, consiste nel fatto che oggi capisco al volo i testi della canzoni che recensisco, elemento da non sottovalutare.
Vogliamo presentare gli artisti in questione?
Partiamo dai Celluloid Jam, quattro minuti e nove secondi che ti passano accanto come una freccia.
Quasta band fiorentina ama considerarsi più un collettivo artistico che un gruppo, e si capisce dall’uso dei cori, dal sound leggermente tendente al dream pop ma di certo non definibile, dalla voce di Caterina Vannucci così limpida e cristallina ma sorprendentemente semplice e amalgamata con la musica.
Il singolo Fire avverte del futuro album previsto per il 2015 e ci fa sperare in qualcosa, una freccia ben puntata dunque, che per ora si dirige verso il bersaglio giusto.

 

 

noname (1)E’ il turno de La Moncada, band torinese che ha esordito nel 2013 e ad ottobre è tornata con il suo nuovo album “Nero”.
Il sound è un po’ stiracchiato e forse troppo ascoltato, nonostante il nostro attuale bisogno primordiale di sentire qualcosa diversamente associabile al contesto in cui viviamo, nonostante l’esigenza di cambiare orecchie, di trovare un nuovo mood che non sia sempre sintonizzato sul “non va bene nulla, funziona tutto male, può solo andare peggio” non si può dire che pezzi come Almeno in Francia e lo stesso Nero siano in grado di cambiarci il destino.
Buono stilisticamente parlando, niente di esaltante musicalmente.

 

 

unnamedContinuiamo ma questa volta emigriamo verso luoghi sconosciuti, siamo in Islanda, eppure il nome del compositore in questione è tutt’altro che inedito.
Jóhann Jóhannsson è un alliterazione vivente, il suo nome è contenuto nel cognome, questo però contribuisce solo ad alimentare la geniale musicalità che ruota intorno alla sua persona.
E’ capitato per caso spulciando fra i demo che arrivano in redazione di inciampare in Delicate e exuberant, colonna sonora del film La teoria del tutto, film biografico su Stephen Hawking, e non c’è che dire è stato un bell’incontro.
Una magia fuori dal comune si insinua nell’ascolto delicatamente, con cura dei particolari possiamo avvertirne la fragilità anche senza sentire un accenno di parola, dolcezza e la determinazione al tempo stesso.
Insomma, non sono un’esperta di colonne sonore però so capire quando me ne piace una.

Chiara Manera

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