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Demography Speciale: Intervista Etruschi From Lakota

EtruschiFromLakota

Sabato 31 al Cinema Lumiere ci sarà una festa speciale, quella degli Etruski From Lakota che cominciano il loro tour proprio da Pisa presentando il nuovo album “Non ci resta che ridere”.
Non abbiamo saputo resistere, per cui gli abbiamo rivolto qualche domanda prima della grande serata, ed ecco il risultato

Avete dichiarato che il vostro nome nasce da un grande attaccamento alla vostra terra che ricordiamolo è la toscana, quanto ha influito e come nella creazione del prodotto musicale?

La possibilità di aprire una finestra e vedere fuori un bosco o una collina in fiore dà un senso notevole alla nostra esistenza, quindi anche alla nostra musica.
Abbiamo la possibilità di creare un mondo nuovo e musica nuova nel senso che siamo incontaminati e possiamo scegliere cosa più ci piace.

Rispetto al panorama indipendente italiano il vostro sound è relativamente molto tradizionale, aggressivo e molto legato alle radici del rock anni 60/70, secondo voi è l’unica risposta a questo contesto che sembra aver perso mordente?

Facciamo sempre cose che ci piacciono e ci mettono a confronto con i nostri idoli musicali, preferiamo prendere ispirazione dai grandi per creare musica. In più aggiungiamo tematiche sociali legate alla nostra terra ma non lontane dalla vita di tutti, quindi in parte siamo una voce in più, un punto di vista in più e questo è più che una risposta.

Da dove viene il titolo del vostro ultimo album “Non ci resta che ridere?

L’idea è nata dal nostro produttore Nicola Baronti che cercava di accomunare i pezzi del nuovo lavoro in un contesto sociale più chiaro per tutti. Essendo un cinefilo appassionato ha visto nella toscanità e nel messaggio politico del film “Non ci resta che piangere” una chiave tematica per il disco.

L’impronta folk rock è stata leggermente più accantonata rispetto al primo Lp, è una scelta legata alle vostre radici o preferite considerarvi una band versatile?

La musica per noi è una crescita, un divertimento. Gli ascolti che facciamo li facciamo perché ci piacciono, quindi: perché non provare anche a suonarli?

La creazione dei pezzi nasce prevalentemente in studio di registrazione o durante il tour?

I pezzi nascono principalmente da un’idea generale, tipo un titolo o una tematica. Poi crescono ovunque , quando hai un’idea e ci credi, l’ispirazione può venire in qualunque caso. In questo disco la maggior parte dei brani è stata scritta per caso, o in casa, o in giro, o in fabbrica.

Cosa preferite fra le due, uno studio attento e mirato della scelta musicale oppure l’esibizione live?

Il live è sicuramente il nostro punto forte, ci divertiamo, conosciamo gente e tutto poi ha più senso. Ma siamo professionisti, la cura e lo studio sulla musica che facciamo è importante, sempre. E’ una quotidianità per noi.
Il tour per “i nuovi mostri” in giro per l’italia cosa vi ha lasciato?
La possibilità di fare meglio. Ma sorrisi, applausi e incoraggiamenti ci hanno fatto andare a dormire ancora più convinti in quello che facciamo.

Sentite un distacco fra voi, le vostre radici e il panorama indipendente italiano? c’è un gruppo che secondo voi merita particolare considerazione?

Come già detto, siamo una voce in più, un punto di vista nuovo che prende esempio da chi ci ha insegnato a fare la nostra musica, partendo da New Orleans fino all’Italia.
Ci sono tanti gruppi che stanno iniziando a muoversi bene, che puntano più sull’analogico che sul digitale nel senso che c’è della buona carne al fuoco. Il nostro amico Lucio Corsi ha la possibilità di crescere molto bene e fare la differenza nel cantautorato attuale.

Ai tempi dei social network, in un 2015 in cui cresce sempre più il crowd journalism, il giornalismo delle persone comuni, pensate che esista ancora una vera, utile e genuina critica musicale?

Beh se tutti lo facessero veramente per lavoro, avrebbero una cura maggiore e una formazione nel fare il lavoro di “critico musicale” ma il più delle volte finisce che chiunque fa il lavoro dell’altro creando confusione e scarsa qualità. Come tra i professionisti, c’è chi fa il musicista, chi fa l’autore, chi fa il produttore e chi fa il critico musicale.

Il vostro rapporto coi Social network?

Dalle nostre parti la linea non prende bene, quindi scusateci se certe comunicazioni sono più tardive o semplicemente meno intense. Il Social network è utile ma non indispensabile, meglio consegnare un volantino a mano che fare un evento su Facebook e su questo non abbiamo dubbi.

Presentare il nuovo album a Pisa al Lumiere ha un significato particolare per voi?

Possiamo fare la differenza, possiamo far vedere che ci siamo e che siamo veramente convinti di quello che facciamo. Abbiamo lavorato sodo e il nuovo disco fa la differenza su altra musica, quindi è una novità, quindi è cambiamento.

Sabato 31 gennaio al Cinema Lumiere, perchè mancare?

Chiara Manera

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