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Desaparecidos: Note a margine di tre processi

desaparecidos

Raccontare il Pisa Book Festival è un evento che mi ha sempre affascinato. Sarà per la sua dedica ad un’editoria rigorosamente indipendente. Sarà per quella sua atmosfera intima che conferisce a tutto un carattere confidenziale, quasi familiare. Una rassegna che tra tutte le conferenze che propone riesce anche a trovare il modo di commuovere e far riflettere con il tema dei desaparecidos.

Come nel caso dell’incontro tenuto presso la sala Pacinotti che aveva per oggetto la tragedia dei Desaparecidos argentini. Desaparecidos che sono i protagonisti del libro del procuratore aggiunto Francesco Caporale, Desaparecidos: Note a margine di tre processi, che narra le vicende dei processi celebrati in Italia dal 1999 al 2010 e che cerca di addentrarsi nei crimini commessi dalla giunta militare guidata da Jorge Videla, Emilio Massera e compagni, che tra il 1976 al 1983 terrorizzò l’Argentina. Ai fatti si aggiungono le sensazione dell’autore scaturite dal suo viaggio in Sud America. Oltre al procuratore aggiunto hanno partecipato alla conferenza Marilù Chiofalo, assessore alla legalità del Comune di Pisa, e Hugo Chuhan dell’associazione “24 Marzo Onlus”. 

Trentamila sono i dissidenti scomparsi o presunti tali, soprattutto giovani, che in quegli anni furono soggetti a torture, internamenti nei campi di concentramento allestiti dalla giunta militare, oppure ai conosciuti “voli della morte”, metodo che consisteva nel gettare in mare da appositi aerei militari dissidenti vivi o sotto l’effetto di droghe. Dentro questo numero ci sono anche i bambini dei dissidenti internati che furono sottratti e che non conoscono, o non hanno conosciuto per molto tempo, la loro reale identità e storia. Grazie alle attività investigative in Argentina così come in altri paesi, come l’Italia, e grazie al lavoro di varie associazioni, sono stati “ritrovati” molti dei cosiddetti “bambini rubati” che hanno potuto riappropriarsi, non senza difficoltà psicologiche, di una identità precisa.

Crimini che hanno prodotto dei processi anche in territorio italiano secondo l’articolo 8 del Codice Penale che punisce il «delitto politico commesso all’estero». Considerando che l’Argentina ha, più o meno, il 50% della popolazione in possesso anche del passaporto italiano o proprio di nazionalità italiana, non è difficile capire il motivo che portò il procuratore caporale nel 1999 ad aprire delle indagine sotto il mandato dell’allora ministro della Giustizia Oliviero Diliberto, autore anche della prefazione al libro. Molti infatti furono i casi di persone originarie della nostra penisola che furono internati o subirono gli orrori di cui si macchiarono i capi militari della “Guerra sporca”.

Un incontro che è servito per ripercorrere tutto l’andamento giudiziaria argentino tra condanne all’ergastolo, indulti ricevuti (come quello del 1989 concesso dal presidente Menem) e le riapertura processuali del 2005, sotto la presidenza Kirchner, con l’abolizione delle vergognose leggi del «punto finale» e «dell’obbedienza dovuta». Un’ora per dare maggiore visibilità ad una tragedia che rimane sempre un po’ sotto traccia nella storia recente. Di cui si sa ancora troppo poco. Ed è forse per questa ragione che risultano importanti libri del genere così come constatare la risposta della gente, e dei giovani in particolare, che sono accorsi al dibattito con entusiasmo e curiosità. Un libro che vuole e deve essere un grido per tutti ed un invito a sorvegliare affinché ciò non capiti di nuovo.

Giacomo Corsetti

@giacomocorsetti

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