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The Dillinger Escape Plan, Giraffe Tongue Orchestra – BringTheEco#16

Ad Halloween ci vuole la colonna sonora giusta, e chi meglio di due gruppi folli come quegli scalmanati dei The Dillinger Escape Plan e i Giraffe Tongue Orchestra potrebbero accompagnarvi per le strade armati di pesanti mazze da baseball e ghigno lunatico da serial killer? I loro ultimi album sapranno accendere il piccolo Michael Myers che è in ognuno di voi!

The Dillinger Escape Plan

The Dillinger Escape PlanDissociation (Party Smasher Inc., 2016)
Non si smentiscono mai quei folli ed esauriti dei The Dillinger Escape Plan. Qualche mese fa sono riusciti a far gioire e a disperare i loro numerosi fan in un colpo solo: erano pronti a pubblicare un nuovo album, ma aggiungendo anche che sarebbe stato il loro testamento d’addio. Come un fulmine a ciel sereno, la notizia dello scioglimento ha fatto ammutolire l’intera scena hardcore, metal e affini, che saluta un gruppo al culmine della visibilità, rispettato da tutti e indicato come un vero e proprio innovatore. Alla base della dipartita, come dichiarato dalla stessa band, ci sarebbe semplicemente la voglia di mettere fine a questa avventura, che il prossimo anno compirebbe vent’anni (chi se lo ricorda il primo ep omonimo?), prima che loro stessi, per noia o per età, non avrebbero potuto più farcela. Tanto semplice quanto onesta, questa dichiarazione d’integrità artistica si riflette anche in “Dissociation”, sesto album del quintetto, un ultimo regalo ai fan sotto forma di pacco bomba pronto a deflagare con la consueta chirurgica furia cieca. Chi conosce i DEP da tempo può tranquillamente immaginare cosa possano contenere le undici tracce: chitarre dissonanti e melodiche, ritmiche ipercinetiche e l’ugola di Greg Puciato sempre più pattoniana e arrivata a maturazione. L’insieme degli elementi non stupisce ormai più da un paio di dischi a questa parte (almeno da “Option Paralysis” in poi) visto che i DEP hanno fortemente formalizzato il loro stile, rendendolo alquanto prevedibile ma capace ancora di tirare fuori buone canzoni che soprattutto dal vivo sanno dare il massimo. Non fa eccezione “Dissociation”: superata la prima parte, dove la forma canzone a volte sembra andare troppo stretta alle possibili intuizioni che la loro musica potrebbe partorire, la seconda metà da Surrogate in poi coinvolge per energia e soprattutto una maggiore varietà nel songwriting, culminando nella conclusiva title track, un esperimento fra archi ed elettronica molto interessante che, se maggiormente sfruttato, avrebbe di certo dato diversa profondità a tutto il disco. Ciò che manca, alla fine dei conti, è l’ispirazione, quella vena surreale e folle che ormai si è prosciugata lasciando il posto al mestiere che, proprio per lo stile adottato dal gruppo, non può bastare da solo; in quest’ottica la decisione dello scioglimento è stata molto saggia e coraggiosa. I fan comunque non possono chiedere di meglio e potranno ampiamente consolarsi: il loro posto nella storia i The Dillinger Escape Plan l’hanno conquistato, e già da tempo.

The Dillinger Escape Plan

Giraffe Tongue Orchestra – Broken Lines (Party Smasher Inc., Cooking Vynil, 2016)
Un gruppo va, un gruppo viene. E guarda caso si ritrovano le stesse persone, in particolare Benjamin Weinman dei succitati The Dillinger Escape Plan, il quale insieme a Brent Hinds, chitarra dei Mastodon, ha messo su i Giraffe Tongue Orchestra, ovvero quello che si potrebbe chiamare, secondo un’etichetta orrenda e spesso fuorviante, un “supergruppo”. A completare il quadro, alla voce c’è William DuVall degli Alice In Chains mentre per la sezione ritmica troviamo Pete Griffin, bassista dei Dethklok (gruppo metal protagonista della serie cartoon Metalocaplypse, una cosa strafiga!) e dei Zappa plays Zappa, e Thomas Pridgen, fenomeno alla batteria dei (ormai defunti) The Mars Volta. Visti i nomi coinvolti, è facile farsi prendere dall’entusiasmo e dall’hype isterico a cui neanche i metallari sono immuni, facendo oscurare ciò che più conta, ovvero capire se “Broken Lines”, l’album di debutto, valga un giro sulla sua giostra messa su da tutti questi grossi nomi oppure no. Dipende di che partito siete: se cercate qualcosa di nuovo, particolare, con una sua ben precisa personalità, allora non troverete molto che possa soddisfarvi. Ma se invece volete ascoltare un buon disco senza grosse pretese, furioso ma melodico, che mette la tecnica al servizio dei pezzi e suonato da dio, allora “Broken Lines” farà indubbiamente per voi. I Giraffe Tongue Orchestra triturano insieme un po’ tutte le influenze dei gruppi di cui i membri fanno parte, in particolare Mastodon e The Dillinger Escape Plan: dai primi prendono la “robustezza” heavy e hard rock dei loro ultimi dischi, mentre dai secondi la sottile e schizzata vena punk-hardcore che ogni tanto salta fuori quando meno ce lo si aspetterebbe. Il disco scorre compatto dall’inizio alla fine, senza particolari guizzi ma senza neanche cali considerevoli: Back To The Light (con Juliette Lewis come ospite, chiamata inizialmente a ricoprire il ruolo di cantante principale) e No-One Is Innocent si elevano un pelo sopra al resto per l’urgenza comunicativa e il tono più oscuro e ossessivo che dona loro un fascino maggiore, ma anche quando il gruppo decide di essere più scanzonato riesce ad essere convincente, come in Blood MoonEveryone Gets Everything They Really Want, che fra tempi in levare, chitarrini funky e qualche accenno di fiati, fanno smuovere un po’ il culo e l’intera scaletta. Da sottolineare la performance di Pridgen, solido e fantasioso nelle sue ritmiche; ma in generale tutto “Broken Lines” è la prova di una band che sa perfettamente quello che vuole e come ottenerlo. Provate a dargli un ascolto.

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