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dimmiditasse – conversazione con uno studente (non) meritevole

Lunedì 16 Febbraio è scaduto il termine ultimo per il pagamento della seconda rata delle tasse del presente anno accademico. Al proposito, una studentessa dell’Università di Pisa mi ha raccontato la sua storia.

unipi[D] – C’è un articolo del nuovo regolamento in materia di tasse che ti sta dando dei problemi. Di che si tratta?

[R] – L’articolo è questo: “Sono esclusi dalla riduzione della contribuzione per merito gli studenti ƒche non beneficiano di alcuna riduzione per condizione economica”. Il problema consiste nel fatto che io, sebbene abbia un’ottima media, non posso vedere il mio merito riconosciuto dall’Unipi perché il mio reddito supera la soglia al di sotto della quale si può godere della riduzione per reddito.

È giusto aiutare persone in difficoltà, ma il riconoscimento del merito cos’ha a che vedere con l’agevolazione stabilita in base al reddito? La cosa aberrante è che questa novità del regolamento stabilisce che il tuo merito è riconosciuto solo se rientri in una certa fascia contributiva.

[D] – Stai dicendo che le agevolazioni economiche per merito dovrebbero essere la proiezione del solo merito, non si dovrebbe tenere conto anche del reddito?

[R] – Non sono io che lo dico: le altre due università della Toscana, Siena e Firenze, fanno così. Lì, a parità di produttività, il riconoscimento per merito del figlio di un super-ricco è identico a quello del figlio di un nullatenente.

[D] – Scusa se insisto: ma credi che in un momento di crisi come questo che l’Italia vive oggi ci debbano essere agevolazioni economiche anche per i super-ricchi? Non credi invece che questi dovrebbero contribuire di più rispetto agli altri, così da aiutare chi è meno fortunato di loro?

[R] – Ti dico due cose. Innanzi tutto chi supera la soglia entro la quale si ha diritto alla riduzione per reddito non è necessariamente un “super-ricco”. Io non sono una “super-ricca”: entrambi i miei genitori lavorano, io sono figlia unica e abbiamo due case perché i miei nonni ce le hanno lasciate in eredità. La soglia di cui parlo è 75.000euro, superabile tanto dall’uomo più ricco del mondo secondo Forbes quanto da una comune cittadina come me. Credo che dovrebbero esserci fasce contributive che rispecchino la realtà delle diverse condizioni economiche.

E poi un’altra cosa: qui non si tratta di “fortuna”. Non si è studenti meritevoli perché si è fortunati. Il punto è che in Italia oggi prevale una mentalità che vede il merito con grande sospetto: riconoscere il merito significa creare rivalità e accettare la possibilità di disparità tra studenti, come tra lavoratori, quindi in Italia si fa di tutto per avvilire chi è meritevole e per appiattire i talenti.

[D] – Tu dici che uno studente dell’Unipi con reddito superiore ai 75.000euro non riceve nessuna riduzione. Non credi che, ripeto, una persona bisognosa non dovrebbe godere di un’agevolazione?

main[R] – Sul fatto che una persona come me non abbia bisogno di riduzioni fiscali da parte dell’Unipi sono d’accordo, e infatti per me il riconoscimento del merito potrebbe consistere anche in qualcos’altro. Ma questo qualcos’altro non c’è, quindi, se l’Unipi non mi applica una riduzione calcolata sulla mia produttività, di fatto non riconosce il mio merito: io, studentessa con un’ottima media, sono uguale alla peggiore studentessa del mondo.

[D] – Ma i tuoi voti restano e dimostrano che non sei la peggiore studentessa del mondo. Cosa vorresti in più? Cerchi nel riconoscimento del tuo merito una forma di gratificazione?

[R] – La mia media parla per me, quindi io e i professori con cui sostengo gli esami sanno che non sono la peggiore studentessa del mondo. Ma non sto affatto parlando del riconoscimento del merito come forma di gratificazione: il compito di un’università è formare persone competenti, quindi il merito dovrebbe essere riconosciuto a livello istituzionale, non solo didattico.

L’università dovrebbe offrire agli studenti meritevoli la possibilità di partecipare a programmi extra-curricolari che ne valorizzino le capacità e le mettano in atto. Questo progetto sarebbe utile non solo agli studenti, ma anche all’università stessa, che sarebbe rappresentata, al di fuori delle proprie strutture, dagli studenti meritevoli. Gli stessi professori potrebbero così riconoscere gli sviluppi delle competenze negli studenti e chiamarli per collaborare nelle loro attività di ricerca.

Questa forma di riconoscimento del merito sarebbe molto più sensata di una riduzione economica di cui io non ho gran ché bisogno, e probabilmente anche meno costosa per l’università.

Ma la cosa più grave è un’altra: l’articolo di cui ti sto parlando discrimina alcuni studenti, non riconoscendo il loro merito per motivi che con il merito non hanno nulla a che fare.

[D] – Tu dici che l’università in qualche modo deve riconoscere il merito perché è un centro in cui si formano i lavoratori di domani. L’Unipi riconosce il merito con una riduzione delle tasse, ma solo a chi ha un reddito inferiore ai 75.000euro. Quindi di fatto non riconosce il merito di tutti gli studenti.

[R] – Esattamente. Io credo che il merito vada riconosciuto di per sé. Che senso ha vincolare il suo riconoscimento a fattori che con il merito non c’entrano niente?

8126010177_c34d88cff4[D] – Ti sei rivolta a qualcuno per segnalare il tuo problema?

[R] – Sì: prima al Servizio tasse, quindi a “Direzione didattica e servizi per gli studenti”, ma si sono limitati a citarmi l’articolo in questione, perciò ho capito che la persona giusta alla quale rivolgermi era il Rettore.
Ho ricevuto una convocazione da parte di due Prorettori, i quali mi hanno informata che l’approvazione dell’articolo è stata voluta dalla componente studentesca del Consiglio d’Amministrazione.

Allora ho contattato “Sinistra per…”, che detiene le maggiori cariche all’interno del Consiglio degli studenti dell’Unipi. La loro risposta è stata che la modifica è stata promossa non dagli studenti, che anzi nei confronti di essa hanno espresso forti perplessità, ma dall’amministrazione dell’ateneo nella persona del Prorettore vicario.

Ho scritto a quest’ultimo e gli ho fatto notare quello che ti sto dicendo: le riduzioni per merito non rispondono a una esigenza economica, non sono un piccolo aiuto per persone bisognose, bensì un riconoscimento di impegno e produttività da parte dello studente; inoltre, se le riduzioni per merito hanno alti costi per l’ateneo, la soluzione raggiunta, cioè l’applicazione della riduzione per merito solo a chi ha già diritto a una riduzione, per reddito, non è certo la più logica. Non avrebbe forse più senso rendere alternative le riduzioni: nel caso in cui uno studente abbia diritto a entrambe applicargli l’agevolazione più favorevole?

[D] – Piuttosto che applicare due riduzioni a chi è bravo e non ricco, e nessuna a chi è bravo e non povero, tu dici che sarebbe meglio applicare la riduzione più alta al primo e riconoscere il merito del secondo.

[R] – Mi sembra una soluzione intelligente. Dal 4 Marzo però il Prorettore non mi ha ancora risposto.

[D] – Adesso che cosa intendi fare?

[R] – Naturalmente pagherò le tasse fino all’ultimo centesimo.

Un’ultima cosa: vorrei approfittare di questo microfono per dire a ciascuno studente dell’Unipi che, anche se il problema di cui ho parlato non lo riguarda, lo riguarda comunque perché è dovuto a una norma della sua università.

 

Gabriele Flamigni per Radioeco

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