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RECENSIONE: Dj Fresh – Nextlevelism

A due anni di distanza dal precedente Kryptonite, Daniel Stein, l’uomo dei record, meglio conosciuto col nome d’arte di DJ Fresh, torna con un nuovo album, Nextlevelism, pieno di canzoni pop che, sempre in bilico tra la sua inconfondibile drum and bass e la dubstep di ultima generazione, strizzano l’occhio alla classifica, alle tendenze contemporanee e alla moda dilagante del featuring selvaggio, chiamando a cantare un artista diverso per ogni pezzo e sempre di assoluto prestigio, senza mai superare, nelle versioni incluse nell’album, i tre minuti e mezzo.

Subito si parte, per mettere le cose in chiaro nel caso ce ne fosse bisogno, con i successi di LouderHot Right Now, rispettivamente la prima dubstep e la prima drum and bass a raggiungere la vetta della classifica inglese.
Louder, dubstep dalle vibrazioni estive di assolati pomeriggi, dopo i furori dell’anno passato, rimane una meraviglia, con i suoi versi gioiosi di speranza e fiducia, il favoloso middle-eight e la conclusione perfetta di un breakdown di impazzita drum and bass, in cui solo si sente incitare: «Faster / Louder / Stronger / Better». Invece, Hot Right Now, successo invernale che vede l’emergente popstar di origini albanesi Rita Ora, considerata la Rihanna inglese e come lei legata alla Roc Nation di Jay-Z, forse alla prova migliore della sua ancora breve carriera, è drum and bass demente e spensierata, e per questo irresistibile. Così come accattivante e fresca è la leggera The Feeling, dalle mille trovate pop e dal ritornello semplice e quindi riuscito (Such a good feeling / This feeling / I can’t stop myself  feeling) che, ultimo singolo in ordine di tempo, dipingerebbe, stando alle dichiarazioni, l’emozione di darsi alla propria musica preferita, durante un festival all’aperto, nonostante le mille avversità. Proseguendo, Skyhighatrist, cantata dai Rizzle Kicks, è drumstep, dai bassi portentosi tanto di moda, che è puro e colpevole godimento. Continua la linea The Edge, mentre la confusa e caciarona The Power vede un divertito Dizzee Rascal in vacanza cantare «I wanna party till my last breath / Till there ain’t no air in my lungs left», su impetuosi club beats e linea di basso pesante.
È la degna conclusione alla prima parte, quasi perfetta nella sua sequenza di canzoni senza tante pretese ma pronte, pompate a tutto volume, a caricare la giornata e partire, senza troppa attenzione, tanto che importa.

Al contrario, dopo l’inizio incerto di Turn It Up, che prova la carta electro, riuscendo solo ad irritare, la seconda parte non tiene lo stesso ritmo e, se Don’t Tell Me tutto sommato non è niente male, in Fire Over Water Juliette Lewis prima parte ammaliante come una sensuale Lana Del Rey, poi nel ritornello diviene un’Adele stinta nei bassi e ammaccata dal beat.

Discorso a parte merita la spumeggiante gemma pop Gold Dust, che per prima, due anni fa, portò al successo il nostro, che qui la ripropone cantata da Ms. Dynamite al posto della Ce’Cile della versione precedente, dopo che già nel 2008 ne era uscita una strumentale. Ora, premettendo che la regina del garage fa sempre la sua figura («Dynamite in a gold dust vibe», mica spiccioli), lascia quantomeno perplessi quest’operazione di riciclo, soprattutto in un album che, con poca modestia, si intitola Nextlevelism.

In ogni caso, quando ormai si è giunti quasi alla fine e si sta per tirare un sospiro di sollievo al pensiero che tutto è  andato liscio, senza infamie, ecco a smentirci l’accoppiata finale, in cui il dj inglese inavvertitamente lascia la linea tutto sommato vincente dell’intero album per tentare la strada della ballata pop-rock-dubstep con tanto di chitarre al seguito di See You Again e Forever More, semplicemente orrende. La prima, cantata da Adam F, è il tipo di canzone che in Inghilterra riservano ai fuoriusciti di X-Factor – e questo basta a chiudere il discorso; la seconda, ammorbata, come prevedibile, dai Fray, viene, anziché salvata, definitivamente affondata dal rap di Professor Green.

E pensare che all’inizio dell’anno, Charlie xcx, nel suo gradito regalo di San Valentino,
ripeteva: «I’m starting to worry that I’m sounding like The Fray / Cause I hate the way they talk
about sadness and life decay / But they must talk some sense if they knew how to save a life / But I
never talk sense, no, I haven’t done this right». Sarebbe bastato prestare ascolto.

La versione deluxe dell’album presenta anche un secondo disco fatto di canzoni registrate live o
remixate da Shy FX, Camo & Krooked, Andy C, Doctor P e Flux Pavilion.

Luca Amicone

Redazione Musicale

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