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Storytelling – doc capitolo #1

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1. Non C’Era Pongo a Sufficienza

I piselli non vanno con i pomodori.
I piselli vanno disposti in modo che formino un quadrato. O al massimo un rettangolo.
Se i piselli sono di numero dispari l’individuo che avanza va allontanato dalla comunità. Posizionato da solo al centro del piatto bisognerà aspettare che la mamma se ne accorga e lo prenda con sé.
La mamma si prende sempre cura di chi non sa vivere con la moltitudine.
I piselli non vanno col mais.
Il colore conta più della forma.
Il mais va con il pomodoro. Il pomodoro va tagliato in fette pari.
Il mondo è predisposto al caos e ha bisogno di noi “guardiani dell’ordine”.

Quando tutto è cominciato stavo sistemando i giocattoli nella mia stanza.
Da sinistra a destra, ovviamente. In ordine di antropomorfizzazione, ovviamente.
Faccio un esempio per spiegarvi meglio il concetto: all’estrema sinistra avevo posizionato l’orsacchiotto di pezza, un po’ dopo il peluche a forma di topo che mi aveva portato la nonna in ritorno dal viaggio a Lourdes e all’estrema destra un soldatino. Ovviamente il topo era più vicino poiché dei 731 geni che compongono il suo cromosoma solo 14 non trovano riscontro in quello umano.
Mia nonna diceva di aver trovato Dio laggiù. “Diceva” perché ormai è scomparsa, come quasi tutti quelli che conoscevo.
Comunque anche se non ne ho mai avuto conferma, credo che Dio lo avesse portato a mio cugino Gioacchino. Era il suo preferito.
Perché lui non aveva il “tocco” come me.

Il primo ad andarsene è stato il mio papà. Poi piano piano sono spariti tutti quanti.
È rimasta solo la mia mamma.
Il mio papà ci ha salvato la vita. Lavorava in una fabbrica di cibo in scatola. Grazie a lui avremo piselli e mais da mangiare finché non escogiteremo un metodo per salvarci
E fino a quel momento mi assicurerò che il mais non vada con i piselli.
Che i piselli non vadano coi pomodori.

Il mio papà è scomparso perché è uscito di casa.
Per questo la mia mamma non esce mai.
Io invece sono piccolo, e sembra che i piccoli corrano meno rischi di essere contagiati.
Però a me non è che piaccia tanto uscire.
Fuori ci sono “Loro”. “Loro” sono quelli che non spariti del tutto ma non esistono.
Non possono toccarmi, non possono farsi né sentire né vedere da me. Ma possono ancora interagire con le cose materiali.
E siccome non esiste niente di peggio di chi non ci rende conto della nostra esistenza, mi fanno i dispetti.
E mettono tutto in disordine.
E io sono troppo piccolo per sistemare tutto.

Il giorno che il mio papà ha smesso di esistere avevo preso l’ennesimo buon voto a scuola.
Succedeva spesso, quando ancora andavo a scuola.
Ho sempre avuto un’ottima memoria. Era tutto merito di come mettevo le dita mentre tenevo le pagine del libro.
I miei compagni di scuola lo sapevano e per questo mi chiamavano “Il Tocco”.
Uno di loro però non mi apprezzava.
Mentre camminavo verso casa, di ritorno da scuola, mi si era piazzato davanti sbarrandomi la strada.
La mamma mi diceva sempre “A parlar con le persone, si risolve ogni situazione”.
Così avevo iniziato un dialogo con lui, che sono capace di riportare fedelmente grazie alle mie doti mnemoniche:
- Se ti sposti, continuo il mio percorso
- E se non lo faccio?
- Dovrò girarti attorno
- Vediamo, fallo
- Ma così allungo il percorso di 7 passi, e diventano 577. È un numero dispari!!
- Io veramente non ti capisco
- Dispari implica che un numero non è multiplo di due e, intrinsecamente, che lo stesso non è divisibile per il numero succitato
- Oh, grazie per il doposcuola non richiesto “tocco”
- Prego

La discussione stava andando bene, avevo fatto la cosa giusta nel seguire il consiglio della mia mamma.
Poi lui aveva attaccato – Le cose sono due: o mi dai tutti i soldi che hai in tasca, o ti pesto-.
Al che mi ero sentito in dovere di precisare che – In realtà, se ci pensi bene, le cose sono molto più di due. Se prendiamo le cose che esistono nell’universo nella sua complessità, e accettiamo la teoria che l’universo sia infinito, le cose tendono evidentemente a essere infinite.
Se prendiamo le cose della terra, invece, sono finite perché sappiamo che tutto si trasforma.
Ma anche se sono finite non sono di certo due.
Supponendo l’esistenza di Dio, che io mi sono però permesso di confutare, possiamo dire che disponeva di materiale malleabile limitato-.

L’espressione del mio interlocutore non era quella di entusiasta persuasione come avevo sperato.
Ma era stata colpa mia. Ché mi ero espresso in modo troppo complicato.
- Faccio un esempio per spiegarti meglio il concetto: supponi di essere Dio. Supponi di avere del pongo che ti hanno regalato per Natale. “Supponi” vuol dire immagina come se fosse reale.
Bene, probabilmente i tuoi genitori te ne hanno comprato troppo oppure troppo poco. Il che non mi stupirebbe, infatti gli studi infatti dimostrano che sono gli eccessi a creare personalità aggressive come la tua.
In entrambi i casi, troppo o troppo poco, non ne disponi di quantità infinita. Per questo le cose terrene si chiamano finite.
Hai un lapis e un foglio?
Dovresti prendere appunti-.
Chissà perchè questo consiglio cadeva sempre nel vuoto.

Io lo guardavo  nella speranza di scorgere un piccolo scintillio negli occhi che dimostrasse che stesse capendo almeno un minimo.
Lui mi guardava con la bocca semichiusa nella speranza che un’entità superiore accorresse per aiutarlo nella comprensione.
Sapevo che era inutile continuare la spiegazione, poiché una sua epifania era un’ipotesi alquanto improbabile.
Ma una storia iniziata è una storia da finire. Io sono un guardiano dell’ordine.

- Beh, vedo che fai completamente affidamento sulla tua memoria. Non comprendo bene su quali basi visto che sei nato tre anni prima di me, ma frequenti ancora la mia classe. Avrai le tue buone ragioni comunque.
Riprendiamo l’esempio: prendi il pongo e plasmi un numero di figure a tua scelta. Preferibilmente, un numero pari.
Col pongo che rimane crei dei luoghi dove queste figure possano ambientare le loro mirabolanti avventure.
Crei un po’ quello che ti pare e finisci il pongo. A questo punto ti annoi e vai fuori a giocare o ad infastidire qualche altro bambino.
Così ti dimentichi della tua creazione. Probabilmente se le tue figure avessero la capacità di dare i nomi, a questo perido d’assenza del creatore darebbero il nome di medioevo.
Tempo dopo gli ricapiti davanti, probabilmente per errore, e vedi che il pongo in diversi punti si è sgretolato.
Avevi creato una montagna, e quella è diventata una collina. La parte mancante è diventata simile alla sabbia.
Avevi creato degli alberelli che ora non stanno più in piedi, e allora li rimodelli in forma di case.
Alcuni dei tuoi personaggi non erano stati creati bene e gli si è staccata la testa.
Provi a riattaccarla ma non funziona. E allora usi questo pongo per creare nuovi alberi da sostituire a quelli di prima.
Ecco, vedi, nella natura è più o meno uguale.
A Dio non è stato regalato abbastanza pongo per Natale.
Il che è paradossale perché Natale, secondo le nostre convenzioni, è il compleanno di suo figlio e lui i regali dovrebbe farli

Invece se per “cose” intendi “possibilità” devo ragguagliarti che quelle sono davvero imprevedibili, e devo rimproverarti l’arroganza di pensare di poterle calcolare tutte.
Mi permetto anche di consigliarti di migliorare il tuo lessico perché io non tutto questo tempo da perdere nel cercare di interpretare il tuo carente….-

Fu in quel preciso istante che un pugno mi colpì in pieno viso.
Seguito da tre calci.
Picchiava via la sua ignoranza.
E lo faceva in sequenza dispari!

fine primo capitolo

leggi il secondo capitolo qui

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