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Don’t Panic Rock Festival – Report

Chiara è stata al Don’t Panic Rock Festival di Tereglio (LU), giornata all’insegna della beneficenza e della musica ammodo. Sul palco: Reverb Room, Infinite Oort, Jerusalem, Miriam Mellerin, Watzlawick, Godwatt Redemption, Stoner Kebab, Zippo. Ecco il suo report.

 

Sabato 6 Agosto 2011: a Pisa fa caldo. Degli amici organizzano un festival in Mediavalle, sopra Lucca, dove ci sono i monti, il fresco e il campeggio libero, oltre a tante band locali e meno che fanno bella musica per disgraziati. Il festival si chiama Don’t Panic Rock Festival, che per una fissatona con Douglas Adams come me rappresenta un evento solo per il nome. Il Don’t Panic è una giornata organizzata da un gruppo di ragazzi, Non solo per noi, impegnati nella raccolta di fondi per il villaggio brasiliano di Rio Branco. Quest’anno si sono avvalsi della collaborazione di Watchtower bookin’, un’agenzia pisana di booking e organizzazione eventi giovane e iperattiva, per farne un festival musicale di un certo spessore. Carichi di buone speranze (nello zaino da montagna ci son pure due felpe e il sacco a pelo invernale), partiamo alla volta di Tereglio, frazione della più nota e popolosa Coreglia Antelminelli. Superata Lucca, le strade si fanno più suggestive e tortuose. Mi chiedo come facciano gli amici garfagnini a tornare a casa dopo i sabato sera pisani. Superiamo anche il celebre Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano e tra un “oooh” e un “seee”, penso che gli ingegneri medievali ne sapevano a pacchi. Dopo innumerevoli curve cieche e litigi col navigatore che ci considera persi nei boschi, troviamo le prime indicazioni “casalinghe” degli organizzatori e arriviamo a destinazione.

Tereglio è un bel borgo abbarbicato sui monti (sì, stile Annette), poche case, pochissimi abitanti. Può però vantare un impianto sportivo che da queste parti non ce l’ha nessuno, ed è questa la location scelta per il festival. C’è un campo da calcio in erba n-a-t-u-r-a-l-e e un campo da basket che ora ospita varie bancarelle (tra le quali riconosceremo la bella gente di Ganzo!, Italian Poster Rock Art e i Briganti, oltre a qualche artigiano-gioiellaro), il mixer e un gran bel palco, ornato di fiori colorati. I fiori sono l’eredità di una festa precedente (Tereglio è molto attiva da questo punto di vista), ma il direttore artistico e organizzatore, l’ impavido Gabriele Motroni, ha insistito perché rimanessero lì. Accanto al palco ci sono dei ragazzi armati di bombolette. Pochi istanti prima di gridare al vandalismo, vengo informata del fatto che questi giovanotti non sono una minaccia al decoro urbano, bensì delle belle persone che hanno creato un’associazione (Let Colours Rule) per il recupero di aree degradate tramite la street art e il writing. Chiaramente non manca lo stand per bere e per mangiare e un bel po’ di tavoloni al coperto. Ehi, qui sono ultra organizzati. Nel frattempo iniziano anche i concerti. La line up della giornata vedrà alternarsi sul palco un sacco di band ganze (cit.) dai generi più vari: si va dalle cover del vecchio jimi al doom e alla psichedelia, passando per il rock alternativo, il post-qualcosa, lo stoner. Non si tratta di incoerenza, bensì di acuto eclettismo: tutti cantano Purple haze, anche quello con la maglietta di Burzum, e tutti scuotono il capino con gli Zippo, gli headliner. Perché alla fine siamo tutti e carne e pesce e ce lo meritiamo tantissimo Alberto Sordi.

In tutto questo, ottimo cibo (ottenuto con prodotti locali e tonnellate d’amore) e ottima birra, che spiega in parte il tono un po’ “mivienefortissimodaridere” delle mie interviste. Ma in realtà si tratta più che altro di Emozione. Come dolcino, l’ottimo Pan Brigante: piatto reso ormai leggendario dai Briganti dell’Apuania, si tratta di una semplice e innocua Fiesta® bucherellata, inondata di “Leone 70”, liquore garfagnino a 70°, e flambizzata. E poi non ci vedi più davvero.

Mancano solo 11 mesi alla prossima edizione. Non azzardatevi a perdervela.

Ecco tutte le chiacchierate fatte con la brava gente conosciuta al Don’t Panic. Sembrano interviste ma, fidatevi, non lo sono.

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