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“Dopo la Tempesta”, Punzo e la Compagnia della Fortezza

Pisa accoglie il maestro Armando Punzo e la sua Compagnia della Fortezza con tutti gli onori del caso. L’ultimo weekend di ottobre, esattamente una settimana fa, al Teatro Verdi è andato in scena “ Dopo la Tempesta ”.

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Dopo la Tempesta

Lungo tutto il mese si sono susseguiti in città molti incontri in vista del debutto teatrale di quest’opera nata all’interno del Carcere di Volterra. Appuntamenti anche all’Università di Pisa con gli studenti del corso di “Drammaturgia e spettacolo” della professoressa Anna Barsotti e alla Scuola Normale di Pisa con una Lectio magistralis dello stesso Punzo.

Per chi non lo sapesse Armando Punzo è direttore, regista, attore ma, soprattutto, promotore della Compagnia della Fortezza, esperienza nata nel 1988 dentro la Casa di Reclusione di Volterra (PI). Gli attori reclusi insieme a Punzo lavorano assiduamente riuscendo a mettere in scena uno spettacolo ogni anno. Ciò che stupisce di questa bella storia non è il fatto di trasformare, de facto, una casa di reclusione in una casa di cultura ma la qualità artistica alta e ricercata che Punzo riesce da sempre a mettere nelle sue opere.

Armando Punzo

Armando Punzo

E proprio uno dei lavori più emblematici e visionari di questo maestro è andato in scena al Teatro Verdi di Pisa domenica 30 ottobre alle 17,00. Si tratta dell’opera “ Dopo la Tempesta ” (regia e drammaturgia di Armando Punzo). Già dal titolo è chiaro il riferimento alla fonte letteraria su cui è costruito tutto lo spettacolo: Shakespeare.

«Io e i detenuti attivi nel mio percorso teatrale abbiamo letto per due anni tutte le trentasei opere del poeta inglese – racconta Armando Punzo –. Ogni giorno leggevamo i pezzi che più ci avevano colpito, selezionando e cucendo, prelevando e innestando, in un continuo lavoro di scrittura. Molte volte ci riconoscevamo in alcuni passaggi shakespeariani, altri ci interessava solamente il suono delle parole. Alla fine il risultato è questo spettacolo».

 

E proprio sulla base di questa affermazione il testo teatrale di “Dopo la tempesta” trova un suo perché: un insieme di frasi sconnesse, recitate ora dagli attori sul palco, ora da una voce registrata fuori campo. Apparentemente il testo non ha un proprio filo logico se non quello che uno spettatore vuole dargli.

Quello che colpisce, come in gran parte degli spettacoli del maestro, è l’apparato scenografico: giganti croci di legno appese al soffitto penzolano sul palco, un letto king-size troneggia al centro, di lato tante piccole scene con tavoli, scale, suppellettili, ognuno con un chiaro riferimento a un personaggio o a un’opera shakespeariana. La scenografia è collegata alla platea da delle scale e l’apparato scenografico a sua volta invade lo spazio fino alle prime file, volendo sfondare volontariamente la quarta parete. Ciò è sottolineato anche dal movimento degli attori che in scena, sin dall’entrata in sala delle persone, si muovono tra le poltrone, vanno e vengono attraversando in corteo la fila centrale della platea.

Si susseguono lungo tutta l’ora e mezza di durata dello spettacolo entrate e uscite di uomini aitanti a torso nudo, una Desdemona con il suo fazzoletto che nevroticamente passeggia, altre figure shakespeariane non meglio identificate che si muovono tra palco, platea o spariscono dietro le quinte, due figure di donna e infine un bambino.

Tutto questo con Punzo, unico attore in abiti contemporanei che si muove e interagisce con questa scena onirica. Il ritmo è volutamente lento, lo scorrere dei gesti dei personaggi e la musica d’atmosfera distrae e stordisce lo spettatore. Lo dimostrano le continue epidemie di colpi di tosse che sembrano quasi presagire un flop colossale. Nessuna narrazione, nessuna logica, solo frammenti sconnessi lungo un’ora e mezza di spettacolo. Ma ecco il finale, il vero deus ex machina: il bambino prende per mano il maestro e con lui si dirige in platea mentre tutti i personaggi si ritrovano accozzati sul palco. Punzo e il bambino, mano nella mano, si dirigono verso l’uscita del teatro, girandosi tre volte a guardare sul palco. Cosa vedono? Vedono gli attori che hanno recitato fino a quel momento. Vedono il mondo di questo drammaturgo. E inaspettatamente i nodi in gola della tosse degli spettatori si sciolgono e l’attenzione è tutta catalizzata su questa situazione finale. Gli spettatori vedono il maestro Punzo che guarda a sua volta gli attori della Compagnia della Fortezza, i suoi attori, il suo lavoro. Il bambino tiene teneramente per mano questo uomo, questo regista. Una sorta di eroe contemporaneo. E inaspettato ma fragrante scatta un grossissimo applauso.

Luca Goerg per RadioEco

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