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“Dora Bruder” di Patrik Modiano

“Dora Bruder” di Patrik Modiano. La nostra recensione in occasione della Giornata della Memoria.

Da una famiglia ebrea-francese di origini italiane, quella di Patrick Modiano – vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2014 – è una voce universale e delicata, che riesce a toccare le corde più profonde dell’animo umano. In Francia è un autore già studiato a scuola, in Italia era semi-sconosciuto prima della vittoria del prestigioso riconoscimento letterario. Il libro di cui vi parlerò oggi è  molto particolare, a tratti estremamente singolare, oserei dire il libro ideale da leggere in questa Giornata della Memoria, per poter esser presenti nonostante il tempo e lo spazio, a ricordare e capire.

patrick-modiano-par-renc3a9-burri-pour-magnum-photos-2007Il romanzo breve – 141 pagine – è incentrato e parte da una notizia di cronaca che l’autore in prima persona legge su una rubrica di un vecchio quotidiano: la scomparsa di una quindicenne ebrea chiamata Dora Bruder. È da questo ritaglio di giornale trovato molti anni dopo che partono le divagazioni dell’autore alla ricerca di una verità che sfugge al tempo: dove sarà scappata Dora? Perché questa fuga? Che fine avrà fatto Dora? Sono questi gli interrogativi costanti che si pone Modiano in una dialettica fra il suo io e l’ombra di questa ragazzina, in una Parigi straziata dalla guerra e dalla dominazione tedesca, in cui i toni ricorrenti sono il grigio e l’assenza di colori. Modiano cerca di ricostruire il perché della fuga, interrogandosi lui stesso: “La fuga è una richiesta d’aiuto e una forma di suicidio. Ciò non toglie che per qualche istante si provi una breve sensazione di eternità. Oltre ai legami con il mondo avete rotto anche quelli con il tempo”.

Il libro diviene così una vera e propria ossessione della memoria che cerca di ricongiungere il passato al presente: “…stento a credere di essere nella stessa città in cui si trovavano Dora Bruder e i suoi genitori, e anche mio padre quando aveva vent’anni meno di me. Ho la sensazione di essere il solo a reggere il filo che collega la Parigi di quell’epoca alla Parigi di oggi, il solo che si ricordi di tutti questi particolari. A volte il filo si assottiglia e rischia di rompersi, altre sere la città di ieri mi appare con riflessi furtivi dietro quella di oggi”.

downloadLa condizione degli ebrei è vissuta anche attraverso la figura del padre dell’autore, internato in vari campi di concentramento, e infine deportato ad Auschwitz. Ma numerose sono le ricerche che Modiano incorpora nel testo: i frammenti e gli atti ufficiali di persone, la cui identità è stata cancellata e la cui vita privata di ogni valore e dignità. È quasi un percorso a ritroso – minuzioso nei luoghi della capitale francese, di cui l’autore ricorda i cambiamenti e ha minuzia nel precisare tutti i nomi delle strade e delle vie – alla ricerca di un tempo perduto, un tempo cui lui è fortunatamente scampato, ma che non riesce a capire, e gli sfugge, in un andirivieni di sensazioni che restano appese sulla carta, come parole nel vuoto, rievocando silenzio. Il silenzio che fa riflettere, il silenzio di quell’orribile lembo di storia.

La scrittura di questo libro diviene per Modiano la possibilità di far rivivere una persona cancellata dal tempo, che alla fine si scoprirà esser deportata sul convoglio per Auschwitz. Una scrittura cruda e poetica al contempo, lieve, delicata come la neve della Parigi del 1941. Una scrittura che si trasforma in una difesa all’insensatezza del male e in una ricerca di risposte anche dopo moltissimi anni. Ricordando Dora, e molti altri, Mondiano ci invita a una riflessione universale sul potere dell’uomo, la sua follia e le connotazioni del tempo in cui ci si trova a vivere, rammentandoci che “le précieux secret” della vita di Dora non potrà esser rubato ne dalla storia, ne dal tempo, ne dallo strazio dei campi.

Per leggere un altro nostro articolo sulla Giornata della Memoria clicca QUI

Alessio Foderi per Radioeco

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