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Un Dostoevskij underground in scena al Teatro Era

DSCN0069Domenica 15 febbraio è andata in scena al Teatro Era di Pontedera l’ultima replica di 2 x 2 = 5  L’uomo dal sottosuolo, drammaturgia di Stefano Geraci tratta dall’opera Memorie dal sottosuolo di Dostoevskij, per la regia di Roberto Bacci.

Lo spettacolo si muove in una piccola sala corredata da un’ottima scenografia. La stanza cupa e polverosa coinvolge immediatamente lo spettatore, che si sente insignito di un ruolo attivo nell’azione scenica. Questa dimensione del presente è confermata dal testo che vede il pubblico unico vero interlocutore del protagonista. La scelta stessa di non usare  memorie nel titolo dello spettacolo, evidenzia la volontà del qui e ora, dell’esigenza di affermare l’unicità del momento.

Lo spettacolo e l’evoluzione del personaggio si dividono in due parti. La prima racconta l’uomo del sottosuolo ormai stanco e arrabbiato, avvolto in una sporcizia stantia che lo fa risultare sgradevole, che gode nel provocare danno all’altro, si beffa di uomini attivi e stupidi,  delle loro convinzioni. Mette in guardia,  insinua dubbi nelle certezze di chi lo ascolta. Siete proprio sicuri che 2 x 2 risulti 4?
Nella seconda parte, invece, il protagonista ci mostra la sua vita all’esterno, nella realtà quotidiana: la partecipazione ad una cena con vecchi amici, in cui si sente escluso e deriso, e l’incontro con una prostituta che fraintende le intenzioni e la sua natura. Entrambi gli episodi e il modo in cui ci vengono presentati , con un’alternanza magistrale tra discorso diretto e stream of consciousness, diventano l’emblema del sentimento del sottosuolo:  “Ci sono cose che raccontiamo agli amici più intimi, cose che raccontiamo solo a noi stessi… e poi ci sono cose che non riusciamo a raccontare neppure a noi stessi”.

DSCN0111Fiore all’occhiello di un ottimo testo è la magistrale interpretazione di Cacà Carvalho, unico attore in scena. Il suo lento muoversi, prendere forma e l’uscire di una voce masticata danno immediatamente il senso di una profonda inerzia. Il gesto e la parola perfettamente costruiti, l’attenzione al reale sentire rendono il personaggio sempre credibile, dando allo spettatore l’idea di un racconto intimo, di una rivelazione tra amici. Carvalho si muove nella stanza come un danzatore che con un rito macabro costruisce i fili triviali in cui lui stesso rimane impigliato. Così si è guidati dentro le immagini del testo che, seppur non sempre di facile ascolto, non perde mai la potenza espositiva di Dostoevskij. Geraci ha avuto il merito di non cedere alla rivelazione di una soluzione, di andare oltre il testo letterario senza mai voler esporre un giudizio e ha saputo lasciare al pubblico il gusto della scelta.
La regia di Bacci risulta l’elemento più debole dell’intero lavoro. La maestria di Carvalho maschera bene la carenza di un vero impianto registico e di una costruzione pensata del movimento scenico. Viene voglia di immaginare la potenzialità di questo lavoro  se sostenuto da un progetto registico strutturato.

Ciò che distingue un buon lavoro teatrale da uno mediocre sta in quel che rimane in testa e addosso allo spettatore mentre torna a casa. Per questo dico che L’uomo del Sottosuolo è un ottimo spettacolo. Durante il racconto insegna ad ascoltare, commuoversi e ri-vedere il mondo, ma soprattutto, una volta finito, lascia in ciascuno di noi la voglia di scoprire il proprio sottosuolo. Ci chiede, per una volta, di non essere clementi, di non autoassolversi e di cedere alla nostra più intima verità, magari per scoprire che 2 x 2, per una volta, risulti 5.


Flaminia Vannozzi

Foto: Giuseppe F. Pagano

 

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