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Dustin Brown: il lato romanticamente “folle” del tennis

dor121-696141-01-02-20140612-170644_mediagallery-pageWimbledon da sempre è il torneo più bello e prestigioso del pianeta sportivo mondiale. Sarà per quell’aria di nobiltà e di tradizione che si respira. Sarà per quella superficie che rende il tennis un gioco migliore. Sarà perché è il torneo nel quale si mettono in mostra tutti quei giocatori che durante l’anno vengono sottovalutati e che rimangono nelle retrovie della classifica e nei primi turni dei tornei in terra battuta o cemento. Virtuosi che si esaltano con l’erba tra Inghilterra, Olanda e Germania, dove possono sfoggiare tutto il loro repertorio tecnico. Piccoli Davide che aspettano l’occasione giusta per far sprofondare i Golia di turno dei piani alti del ranking. Vittima preferita degli ultimi anni? Rafael Nadal. Lo spagnolo due volte vincitore in quel di Church Road non raggiunge i quarti di finale da quattro anni e dopo Rosol nel 2012, Darcis nel 2013 e Kyrgios nel 2014, quest’anno è stato battuto da quel fantastico “folle” tennistico di nome Dustin Brown per 7-5 3-6 6-4 6-4. È in questa occasione appunto che il giamaicano naturalizzato tedesco è entrato definitivamente nella mente del grande pubblico. Ma gli appassionati hanno imparato a conoscerlo dal almeno un paio di anni risultando imperdibile in ogni sua partita per la sua acconciatura dreadlocks, il piercing al labbro e uno stile di gioco romantico pregno di follia tennistica affinata durante tutta una carriera passata tra i Challenger d’Europa che raggiungeva con il suo camper (per molto tempo la sua unica dimora).

Wimbledon 2013 day threeSempre all’attacco. Sempre cercando la rete. Quella parte di campo che adesso viene sempre più dimenticata dai tennisti moderni (a parte qualche eccezione). Una tattica entusiasmante che può diventare suicida allo stesso tempo. Dove nascono palle corte anche per il solo gusto di farle (e pazienza se spesso si perde il punto). Demi-voleè, Voleè di diritto e rovescio come piovessero. Attacchi in chop così quasi senza senso. Puro spettacolo insomma. Proprio come lui. Lo vedi entrare in campo e subito hai la sensazione che sia li per caso. Spensierato e genuino come il suo angolo, composto da assistenti e dal suo allenatore part-time che danno la sensazione di essere più una combriccola di amici che un team di tennis. Potere della semplicità.

Contro Nadal è riuscito a fare quello che molti altri non erano riusciti a fare. Ha letteralmente mandato in tilt l’ingranaggio (molto debole di questi tempi) del maiorchino con una tattica ultra-offensiva che lo ha portato 99 volte a rete giocando palle sempre diverse mandando in visibilio il centrale di Wimbledon, un tempio che non si lascia sedurre facilmente. Quell’ace che ha decretato la fine del match contro lo spagnolo rappresenta tutta la carriera di questo meraviglioso tennista che è Dustin Brown. Una carriera interamente dedicata al padre che si è fatto tatuare sul fianco. E poco importa se al turno successivo è arrivata la sconfitta contro Troicki. Poco importa se alla fine della carriera non avrà vinto Slam. Certi giocatori sono meravigliosi così. Vivono tra la top 100 e la top 70, fanno sognare e poi escono di scena come se non volessero concedersi troppo. Ricordandoci che il tennis prima di tutto è un sport di fantasia.

Giacomo Corsetti

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