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#IF2016: la primavera araba è finita?

internet-festival-2016Primavera. Nell’aria c’è un nuovo profumo, tutto si risveglia, gli alberi si riempiono di gemme, i gelsomini producono cascate di fiori.
Tunisia 17 dicembre 2010, non è primavera, ma inverno. Mohamed Bouazizi, giovane venditore ambulante, per protesta contro le continue vessazioni della polizia di Sidi Bouzid, si dà fuoco.

Improvvisamente come un gelsomino, tale gesto produce una cascata di proteste in tutta la Tunisia contro il dispotismo di Ben ‘Alì: è iniziata La Primavera Araba. Sami Ben Gharbia- direttore di Global Voice; co-fondatore di nawaat.org, un blog collettivo tunisino di news e politica- e la ricercatrice italiana Donatella della Ratta hanno provato a rispondere alla domanda “la primavera araba è veramente finita?”, in occasione di (E)migranti, evento targato Internet Festival 2016.

“Chi nel 2010 aveva 10 anni ora ne ha 60. Sei anni di libertà hanno innescato un’accelerazione della crescita intellettuale; l’arte e la cultura stanno prendendo piede anche nei villaggi e nelle piccole realtà.” Risponde Sami Gharbia, sottolineando un processo irreversibile che noi occidentali non abbiamo percepito fino in fondo. Colpa di una informazione propagandistica che allontana media alternativi come nawaat.org e favorisce quelli più forti economicamente. Colpa anche di una posizione geopolitica non favorevole per un paese che non coltiva interessi petroliferi al pari della Libia o altri paesi del Nord Africa, che nel 2011 si sono fatti coinvolgere dalla stessa brezza primaverile.

image“Si fa presto a dire che il tentativo di democratizzazione è fallito. Tutti si aspettavano una rivoluzione pari a quella di Facebook per velocità e impatto- prosegue Gharbia- ma quello che si deve capire è che il processo di decolonizzazione ha creato un orgoglio nazionalista, dove la popolazione ha preferito la sicurezza alla libertà. Abituarsi alla Libertà non è facile come mettere un like”. Questo “esercizio alla democrazia” porta a lotte interne tra fazioni politiche, religiose e etniche che vengono tradotte come la necessità di riportare ordine in quei paesi. “Spesso si parla di tradimento verso Le Rivoluzioni del Gelsomino e si sostiene, con idee antimperialiste e cospiratrici distorte, che sarebbe meglio lasciare questi paesi sotto diritture locali.” ribatte Donatella della Ratta, rimarcando come in Europa e in occidente in generale non ci si è accorti del cambiamento culturale che La Primavera Araba ha innescato nelle nuove generazioni.

 

Costantino De Luca per Radioeco

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