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[Live Report] Elton John @ Lucca Summer Festival 2015

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L’altra faccia degli anni ’80 in Inghilterra, quella seria, un’atmosfera da veri Lord: Piazza Napoleone si veste elegante, tira fuori le sedie, stipa la plebe in un corridoio sotto le gradinate e abbassa i volumi per accogliere Sir Elton John.

Il Baronetto fa il suo ingresso in scena quasi senza far rumore, in completo blu (ovviamente di strass, con le sue iniziali che splendono sulla schiena e con occhialoni in tinta). Anche la Band è all’inglese, tutti ordinati e in abito elegante: Kim Bullard alle tastiere, John Mahon alle percussioni, al basso Matt Bissonette e infine i suoi compagni da una vita Davey Johnstone alla chitarra e Nigel Olsson alla batteria (suonata con i guanti bianchi!).

Parte un quattro dalle retrovie dell’Ensemble, attacca The Bitch is Back e la Band prosegue con una scaletta a base dei più grandi successi dell’artista (da cui il titolo del tour “All the Hits”), mozzandoci il fiato per la perfezione, la pulizia e la rapidità della successione.

Seguono tre brani tratti da Goodbye Yellow Brick Road: Bennie and the Jets, Candle in the Wind, che ci commuove come l’inno nazionale, e All the Girls Love Alice, ma invasato dallo spirito di Mozart in una cornice da pianobar, Elton dà il meglio di sé con Levon, seguita da un’altrettanto sentita Tiny Dancer.

Il pubblico è solennemente silenzioso, quasi in adorazione del Grande Mito, esplode solo in rispettosi applausi a fine brano. Elton ringrazia senza mai alzarsi dal piano, solo facendo grandi inchini e grandi sorrisi.

Un momento di fiato sospeso per un altro lungo solo di piano, introduttivo di chissà quale canzone: si sentono gli accordi di mezzo repertorio, a metà anche un cenno di Nel blu dipinto di blu, ma decolla alla fine nel cielo di Lucca Rocket Man e la folla finalmente si scalda e inizia a cantare.

Tutti gli innamorati e le poche ragazzine presenti si abbracciano su Your Song (manca solo una kiss cam), suonata solo al piano e cantata con voce da artista maturo, senza falsetti e senza orpelli, ma con tante lacrime.

Dopo Sorry Seems to Be the Hardest Word finalmente Elton John si sbilancia in un discorso celebrativo dei suoi 47 anni di carriera: è contento di essere di nuovo in Italia, paese che lo ha ospitato decine di volte e gli ha regalato sempre belle emozioni, ringrazia dal profondo del cuore il suo pubblico che non lo ha mai abbandonato e con un velo di tristezza, quasi ad augurarsi un “Lunga Vita al Re”, attacca Don’t Let the Sun Go Down On Me (le fan quasi sognano l’arrivo a sorpresa di George Michael tanta è la magia del momento) e I’m Still Standing.

C’è tutta l’energia degli anni che furono, di un Elton folle, prorompente e coloratissimo. Tutti ballano e si scatenano, spensierati, sulle note di Your Sister Can’t Twist e Saturday Night’s Alright For Fighting, pervasi di gioia. Finchè la band non lascia il palco e noi, disillusi.

Due brani altamente simbolici per la ribalta finale: un messaggio quasi disneyano, universale, che riassume bene la sua filosofia, narrata a tutto tondo nei suoi brani, ma anche la sua intera carriera. Sir Elton John sa bene che la vita mette tutti quanti noi a dura prova ogni giorno (The One), ma ci insegna che vale la pena tenere duro, godersela e accoglierla a braccia aperte con un sorriso e le anche in movimento: trionfa Crocodile Rock e il Baronetto ci lascia, soddisfatti.

Nicolò Caltabellotta & Alessandra Princi 

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