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Esotismi nostrani. Vivaldi al Verdi

DSCN9698Chi vi scrive non è un esperto di Vivaldi né ha competenze particolari di musica barocca: è un amatore che la sera del 18 ottobre si è recato all’apertura della 48° stagione dei Concerti della Normale al Teatro Verdi di Pisa, inaugurata da una serie di concerti del Veneziano su esecuzione dell’Accademia Bizantina (Giuliano Carmignola violino solo).

Tema della stagione, come annunciato dal Maestro Jeffrey Swann, direttore artistico, in occasione della conferenza precedente la serata, sono “le seduzioni dell’esotico”: ma lo stesso Maestro ha voluto confessare che, se gli avessero chiesto cosa in questo primo concerto ci fosse di esotico, non avrebbe saputo dare risposta. Anzi, in un breve discorso avanti l’esecuzione, ha sottolineato che la serata era un omaggio alla grande arte strumentale italiana. Dove l’esotico, allora?

Dovrei ammettere di averne invece avvertito la presenza dai primi colpi di archetto. Immagino che le antiche sonorità barocche abbiano creato, anche negli intenditori di classica e negli habitués del Verdi – teatro di solito rivolto a un repertorio classico e post-classico –, un senso che, se disagio non si può definire, è almeno comparabile ad uno straniamento.  Questa musica non sa offrire i generosi sentimenti o le melodie trascinanti alle quali si può essere abituati quando si parla di classica; e non si imprime nella memoria con prepotenza. Come esempio valga lo sconcerto di alcuni spettatori all’uscita, le cui chiacchiere mi è capitato di origliare, che si chiedevano quale mai fosse il secondo brano extra eseguito alla fine del concerto: era in realtà un bis.

DSCN9785L’impressione di uniformità della melodia e del timbro non è dovuta, credo, a orecchie profane: è l’effetto proprio della musica barocca. All’inizio del concerto è stato comunicato un cambio nell’ordine dei pezzi eseguiti: e il Maestro Swann ha suscitato risatine divertite, incespicando lui stesso nella distinzione tra la sfilza di anonimi “Concerto per archi” distinti solo dal numero d’opera (non apposto, com’è ovvio per rendere ancora più complicata la differenziazione, da Vivaldi stesso).

L’arte barocca parla con la voce della nobiltà del Settecento nelle forme di aristocratici divertimenti: e alle nostre orecchie può risultare distaccata, sensuale e, vorrei dire, tanto superiore da sembrare noiosa. Alla fine della serata non rimane il ricordo di singoli concerti, tra i quali spiccasse uno di genio portentoso, ma l’impressione di un unico grande concerto, che dispiega un’unica melodia variata infinitamente. Se si riesce a sintonizzare il cuore su queste frequenze, una musica così lontana può rapire.

???????????????????????????????Non c’è esotismo nello spazio, quindi, ma se si vuole un esotismo nel tempo: nel punto della storia nobiliare dell’Europa che ci è forse più indigesta. Non saprei allora sottolineare un “pezzo” per un invito all’ascolto, se il Concerto per violino e archi RV 187 o la Sinfonia dall’Incoronazione di Dario, ma sì numerosi momenti. Se non si è mai ascoltato il violino solista volteggiare sul tappeto degli archi, o i tocchi del liuto guidare nascostamente le note basse dei violoncelli, allora dovreste correre indietro nel tempo per chiedere alla biglietteria del Verdi se ci sono ancora biglietti per ieri sera.

Non mi azzarderei a descrivere la musica con le parole, se non sapessi che proprio il contrario di tale procedimento è stato un vezzo dei barocchi (le Quattro Stagioni vivaldiane prendono spunto da un ciclo di sonetti). Dicendo che la musica di Vivaldi possiede lo sguardo del serpente e la morbidezza della ninfe arcadiche, spero di aver trovato espressioni abbastanza barocche per attirarvi all’ascolto di queste musiche. L’esecuzione dell’Accademia Bizantina è stata vigorosa; vorrei dire: purezza del suono unita a potenza nel ritmo. Il solista, Giuliano Carmignola, aveva poi la presenza scenica opportunamente spavalda per dare un’idea del virtuoso di tre secoli fa, con vasto assortimento di archettate, battiti del piede e mosse fulminee. Anche se orecchi più affinati hanno notato, a quanto mi si riferisce, alcune sbavature nel suono, ciò non pregiudica l’incanto che la voce del violino ha saputo donare a chi ha voluto lasciarsi guidare per qualche ora nelle sale principesche della Venezia serenissima e artistica, che forse si può ritrovare non solo in cartolina.

Alessandro Giardini
Redazione musicale

Foto a cura di Giuseppe F. Pagano

Tutte le foto del concerto le trovi qui

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