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Ex Otago – Intervista-Speciale Demography

Ex Otago
Demography esce con un’intervista che aspettava da tempo, siamo riusciti a fare due chiacchiere con gli Ex- Otago il gruppo di Genova impegnato attualmente nel “Burrasca Acustico Tour”, abbiamo parlato del loro ultimo album “In capo al mondo” e del loro libro “Burrasca” ed ecco il risultato.

“In capo al mondo” è l’ultimo album degli Ex Otago, racconta di una sorta di epifania con la natura, il viaggio, forse la fuga, Genova (la vita caotica di una grande città) comincia a starvi un po’ stretta?

In realtà ci consideriamo continuamente in viaggio e le nostre parole e la nostra musica vivono del rapporto di incontro, e a volte scontro., tra la dimensione urbana e quella rurale. L’epifania è un’evento che si manifesta improvvisamente; nel nostro caso, invece, si tratta di un lento percorso di continua ricerca.

Avete pubblicato un libro, “Burrasca”, nella descrizione lo definite come “Ciò che hai tra le mani è un tentativo, una burrasca. Materiale cresciuto intorno alle nostre vite e alle nostre visioni.” come e perchè è nato questo progetto?

Abbiamo sempre avuto un rapporto estremamente stretto con le persone che ascoltano la nostra musica e questo libro è un tentativo di costruire un nuovo ponte tra noi e loro. “Burrasca” è una un baule in cui ognuno di noi ha infilato qualcosa di sé per raccontarsi.

Il titolo è molto Montaliano volendo, a cosa vi siete ispirati?

Non tanto a un riferimento letterario, quanto più a una sensazione che tutti noi stavamo provando. La parola è stata una tra le tante che abbiamo proposto per il titolo del libro, ma ci sembrava semplicemente che fosse quella che meglio descriveva le nostre vite in quel momento.

C’è un collegamento semantico forte fra “In capo al mondo” e “Burrasca”? Per capire l’uno bisogna necessariamente collegarlo all’altro, per questo nel vostro nuovo tour acustico alternate canzoni a letture?

La “Burrasca” ci ha portati “In capo al mondo”; libro e disco sono figli dello stesso progetto artistico, composto dalle stesse persone. Dopo un anno di tour elettrico abbiamo considerato necessario confrontarci con una dimensione più intima, dando più importanza alle parole e inserendo le letture nel nostro live.

L’addio di Pernazza al gruppo è stata una scelta artistica come rivelerete in molte interviste, la vostra direzione verso un sound più morbido e corale a cosa è dovuto? Quali sono le differenze musicali ma anche testuali rispetto a Mezze stagioni? Per voi cos’è veramente cambiato?

Abbiamo scritto parte del disco in una baita in Valle D’Aosta a più di duemila metri. Abbiamo portato con noi molti strumenti che non avevano bisogno di essere attaccati alla corrente: ovviamente la chitarra acustica, ma anche il charango, l’harmonium indiano, il flauto traverso o il sax e li abbiamo suonati ogni giorno intorno alla stufa; dopo mesi abbiamo portato con noi parte di quell’atmosfera in studio di registrazione.

Il vostro sound attuale si avvicina molto a quello tipico del cantautorato ligure, la tradizione è importante per voi?

Sicuramente non si può prescindere da una tale eredità, ma tra i nostri riferimenti contiamo davvero qualunque cosa: da band contemporanee alla musica latino americana, passando per tutto il cantautorato italiano.

In capo al mondo è stato pubblicato tramite crowdfunding sul sito di MusicRaiser come mai questa scelta?

“Mezze Stagioni” fu prodotto con il primo esempio di crowd funding in Italia, con il progetto “Anch’io produco gli Ex-Otago” che ebbe un grandissimo successo.
Con “In capo al mondo” volevamo continuare a rendere le persone che ci seguono parte attiva del progetto e avere massima libertà in qualunque scelta che ha riguardato la produzione del disco.

I vostri testi sono abilmente scritti, parlano di tematiche non troppo leggere ma con una grande serenità, come comincia il processo creativo? Scrivete di quello che vedete, di quello che sentite o di quello che immaginate? E, curiosità nostra, chi è Mentino?

Maurizio scrive sia quello che vede, che quello che sente, che quello che immagina; del resto non sono cose che si possono fare del tutto indipendentemente l’una dall’altra. Cerchiamo di evocare delle immagini, che siano luoghi, persone o situazioni in cui chi ascolta possa vedere anche solo una piccola parte di sé.
Mentino era un contadino che amava suonare il violino. Aveva una trattoria, due vacche bianche e una cane nero. Era un uomo buono, ma non è riuscito a trovare il suo posto e si è tolto la vita.

La canzone più difficile che avete mai scritto?

È quasi impossibile rispondere, però, per citare un esempio recente, per scrivere “Nuovo mondo” abbiamo impiegato davvero un’infinità di tempo; ascoltando il primo provino non la riconosciamo neanche più.

Chiara Manera

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