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FACCIAMO LE SERIE #1: 13 REASONS WHY

13 REASONS WHY La prima regola del cosiddetto “serializzato”, parafrasando una celebre pagina Facebook, è quella di non spoilerare. A questa regola cercheremo di attenerci nell’analisi di alcune delle più famose serie televisive, partendo da 13 Reasons Why, non a caso nel tredicesimo giorno del mese.

“A rumour started a reputation that other people believed in and reacted to. And sometimes a rumor has a snowball effect. A rumor is just the beginning.”
(Trad. “Una chiacchiera fa partire una reputazione alla quale la gente ha creduto e ha reagito. E a volte una chiacchiera ha l’effetto di una valanga. Una chiacchiera è solo l’inizio.”)

Questa è una delle frasi più esplicative di 13 Reasons Why, e cioè l’adattamento televisivo da parte di Brian Yorkey del romanzo best-seller “13” di Jay Asher del 2007.

Solo 10 anni dopo su Netflix è stata rilasciata la prima stagione (e una seconda è in lavorazione per l’uscita prevista per l’anno prossimo). Perché proprio questo titolo? 13 sono le ragioni per cui la protagonista -una ragazza di nome Hannah- è stata spinta al suicidio, ragioni che lei narra in una serie di videoregistrazioni.

13 Reasons Why ha riscontrato un feedback sostanzialmente positivo, perlomeno in Italia (è stata perfino commentata su siti come la rubrica “La Lettura” de “Il Corriere della sera”, “Il Libraio” e “Cosmopolitan”), nel senso che è riuscita a narrare in maniera esplicativa un tema che nella vita “reale” fa comunque discutere, e cioè il bullismo, specialmente a livello scolastico. Non sono rari, infatti, i casi di ragazzi che si suicidano a causa di “voci” malevole sparse sul loro conto.

13 REASONS WHY

Da notare comunque l’impegno, perlomeno di alcune scuole italiane, nell’affrontare suddetto tema durante le lezioni, ad esempio tramite la lettura di brani inerenti; al termine dei medesimi, si capisce, generalmente, che sono i “bulli” a ricercare le attenzioni del pubblico che di volta in volta hanno davanti a loro.

Gli psicologi (ad esempio Helen Hsu) sono favorevoli alla visione e all’analisi di 13 Reasons Why, perché comunque può essere un modo per evitare di minimizzare i fattori di stress nei giovanissimi.

Maria Sofia Rebessi per RadioEco

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