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Federico Buffa e Elena Catozzi presentano il loro libro su Muhammad Ali

In occasione del neonato festival Utopia Italy, che si sta svolgendo tra Pisa, Firenze, Lucca e Livorno per commemorare i 50 anni dall’assassinio di Martin Luther King, Federico Buffa ed Elena Catozzi hanno fatto visita al cinema Arsenale di Pisa per presentare il loro libro “Muhammad Ali. Un uomo decisivo per uomini decisivi”

Credits: Cinema Arsenale

Credits: Cinema Arsenale

Sin da quando era telecronista Federico Buffa è stato adorato per il tocco da narratore e la vividezza con la quale riusciva a restituire le storie e i personaggi che raccontava. Non c’è dunque da stupirsi se nella sua seconda vita da narratore puro stia riscuotendo un successo ancora maggiore: in televisione col ciclo Federico Buffa racconta e Storie mondiali, e poi a teatro con Le Olimpiadi del 1936 e ora A Night in Kinshasa, che parla proprio di Muhammad Ali e di The rumble in the jungle, il celeberrimo incontro contro George Foreman alla presenza di Mobutu. Il libro “Muhammad Ali. Un uomo decisivo per uomini decisivi”, scritto a quattro mani dopo il fortunato incontro con Elena Catozzi e avvenuto al termine di un precedente spettacolo, in cui lei ha l’occasione di parlargli della sua tesi su Vittorio De Sica e Ladri di Biciclette; e proprio il furto di una bicicletta subìto da un bambino a Louisville, in Kentucky, nel 1954, sarà l’evento scatenante che renderà possibile la carriera del più grande mito sportivo del XX secolo.

Ali libroLa giornata del 3 aprile al Cinema Arsenale è stata dedicata alla presentazione del libro in due sessioni, pomeridiana e serale, inframezzate dalla proiezione dei documentari Quando Eravamo Re, per la regia di Leon Gast e premio Oscar 1997, e I Am Ali, di Clare Lewins, ricchi di contributi d’epoca e fonte di ispirazione per il libro stesso. La presentazione è stata moderata da Antonio Capellupo, che ha spinto i due autori a confrontarsi su diversi aspetti di Ali come sportivo e come uomo. Sulla scia del successo planetario del film Black Panther, il primo grande supereroe di colore, argomento di discussione è diventato l’aspetto quasi supereroistico del pugile, dalla “genesi” col furto subito che gli fa incontrare un poliziotto, bianco, di nome Joe Martin che gli consiglierà di incanalare la sua rabbia nella nobile arte della boxe, e diventerà il suo primo allenatore, alla presenza di un alter ego: Cassius Clay e Muhammad Ali, con la forza dirompente che ebbe la scelta di quel nome negli Stati Uniti in piena lotta per i diritti civili, lotta alla quale partecipavano seppur su posizioni distinte lo stesso Martin Luther King e Malcolm X. Un aspetto fondamentale dell’evento non poteva che essere proprio l’impatto delle figure sportive afroamericane sulla società, in un periodo di recrudescenza delle tensioni razziali, che hanno portato molti atleti a spendersi in prima persona, come Lebron James, star planetaria della NBA, che ha risposto allo sprezzante “Shut up and dribble” -taci e palleggia- rivoltogli sul canale FOX, replicando che lui significa qualcosa per la comunità e i ragazzi che si sentono discriminati e non al sicuro, rappresentando più di un semplice atleta, muovendosi in questo nel solco tracciato da Ali.

La discussione non poteva inoltre non vertere su una capacità unica dell’atleta, ossia quella invidiabile combinazione tra la sfrontatezza del personaggio pubblico e sul ring con la timidezza nel privato, sottolineando inoltre quanto il rito pugilistico della pesa non abbia alcun risvolto pratico nella categoria dei Pesi Massimi, dove rappresenta la mera occasione per un ultimo confronto tra gli atleti prima dell’incontro. Ali era un maestro nello sfruttare momenti come quello per darsi un vantaggio sul piano psicologico, a seconda dell’avversario mostrandosi superiore fisicamente, facendosi prendere per pazzo all’inizio della carriera, o provocando il suo rivale sul ring come fece con  Joe Frazier. Elena Catozzi ha rimarcato come proprio rivolgendosi in un’altra occasione a Frazier, le sue dichiarazioni varcarono il segno andando a colpire il suo avversario sul piano familiare, una ferita che i due impiegheranno anni a rimarginare, mentre Buffa sottolineava come quella spavalderia e quel trashtalking pungente traessero origine da usanze importate dalle popolazioni del delta del Niger, le stesse che hanno poi portato alla nascita del Rap. Nella presentazione è venuto fuori il ritratto di un uomo fragile sul piano privato ben prima che lo diventasse su quello fisico; un buon padre ma un cattivo marito, che si sposò quattro volte e non si perdonò soprattutto il primo divorzio, deciso perché sua moglie non aveva un abbigliamento in linea con i dettami della controversa Nation of Islam, di cui Ali era membro e dalla quale ricevette protezione e sostegno durante le sue battaglie, ma appunto anche grandi rimpianti, l’altro dei quali fu la perdita dell’amicizia con Malcolm X quando questi decise di abbandonare la setta. Non un supereroe quindi, ma un uomo che voleva lasciare un segno e che per farlo mise – spesso a ragione, a volte meno – le proprie battaglie davanti al proprio interesse, e forse proprio per questo è divenuto un’icona, non solo sportiva, del Novecento.

Federico Erittu per Radioeco

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