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[Live Report] Venezia71: o come ti faccio addormentare gli spettatori!

Nelle puntate precedenti di Venezia71: è ancora da scorgere, al di la dell’orizzonte veneziano, un qualche tipo di filo conduttore tra i film; la disorganizzazione quest’anno regna sovrana; gli attori sono sempre di fretta.

Signori, giunti ai primi di settembre, abbiamo degli aggiornamenti sul fronte tema portante di questa edizione della mostra; lasciate da parte però, cari spettatori, temi filosofici e profondi come potevano  essere quelli della solitudine e del bastarsi per sè stessi che hanno dominato i film presentati l’anno scorso; e mettete pure da una parte il tema del problema comunicativo intergenerazionale che si potrebbe scorgere qua e là in alcuni film di quest’anno; perché in questa 71.esima edizione del festival del cinema di Venezia il vero fil rouge è il presentare film mediocri, se non proprio al limite dell’imbarazzante, i quali si salvano dal naufragio totale solo grazie a interpretazioni eccelse di attori più o meno noti.

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Si prenda ad esempio un film come “Senza nessuna pietà” in concorso nella sezione “Orizzonti”: la storia è confusionaria; i dialoghi campano in aria e non hanno senso di esistere; i cliché regnano sovrani (il malavitoso che parla siciliano; il protagonista grosso e burbero, ma dal cuore d’oro; la ragazzina difficile che viene salvata dal protagonista). Insomma il film di Michele Alhaique sarebbe stato tranquillamente etichettato come un disastro se non fosse per le prove attoriali di Pierfrancesco Favino, ma soprattutto di Claudio Gioè (attore noto al grande pubblico per avere interpretato Totò Riina ne Il capo dei capi). Entrambi i personaggi sono calati perfettamente nel ruolo, e sembrano donare un qualche tratto di serietà a un film che al posto di lasciare lo spettatore costantemente in ansia, lo lascia costantemente appisolato.

 

La Stessa cosa detta per Senza nessuna pietà si potrebbe tranquillamente ripetere per la maggior parte dei film presentati a Venezia, e in primis per “Jackie e Ryan”, commediola musicale smielata dove i protagonisti al posto di intavolare delle normali conversazioni, tirano fuori chitarre dal nulla e cominciano a cantare classici folk senza apparente motivo, col solo risultato di far innervosire lo spettatore soprattutto se, come nel mio caso, la musica folk proprio non la tollera. Eppure, anche in questo caso, l’unica nota di merito è l’interpretazione degli attori protagonisti: Ben Barnes (che non avrà il talento del suo quasi coetaneo Andrew Garfield, ma ha delle doti musicali veramente sorprendenti) e Katherine Heigl.


Chi si sapeva non avrebbe avuto bisogno di dimostrare il proprio talento è Al Pacino, protagonista sia del film di David Gordon Greeb Manglehorn (in concorso) che di The Humbling (fuori concorso). Lasciamo da parte il primo, che poteva essere sviluppato molto meglio visto il soggetto di partenza (storia di un fabbricante di chiavi che colleziona lettere inviate, ma mai ricevute, dal suo perduto amore Clara e che preferisce vivere nel suo guscio che provare a vivere una nuova storia d’amore) e spendiamo due parole per il secondo: tratto da un romanzo erotico di Philip Roth, ruota intorno alla vita in declino di un attore teatrale che proprio non vuole accettare di essere giunto al tramonto della sua carriera, e, spinto anche dall’inizio della sua relazione sentimentale con la giovane (e lesbica!!) Pegeen, cerca di tirare su i cocci della sua fragile vita e riprendere le redini della sua carriera teatrale a Broadway. Tra gag, citazioni shakespeariani squisitamente azzeccate e momenti in cui la realtà si confonde alla fantasia del protagonista Simon Axler, il film, offrendo quasi ogni genere possibile, dal drammatico, al romanticismo passando per il psicologico, regala quasi due ore di buon cinema, un buon cinema che a quasi una settimana dall’inizio del festival del cinema di Venezia sembra venire meno.
E no, nemmeno Loin des Hommes con protagonista Viggo Mortensen si salva da questo mortorio generale. Ma guardiamo il lato positivo: pochi film carini = pochi consigli cinematografici = tanti soldi che si risparmiano al cinema. Chissà che con questi risparmi non si metta su noi un film decente da presentare il prossimo anno a Venezia72.

Elisa Torsiello per RadioEco

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