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Pasolini: che delusione!

cast pasolini film abel ferrara

Pasolini è stato uno che al cinema ha dato tanto; pensare alla sua morte, avvolta ancora nel mistero, fa ricordare se vogliamo uno di quei film thriller alla Fincher dal finale terribile e inaspettato: il protagonista,  un ribelle e dannato regista, trovato senza vita all’alba all’idroscalo di Ostia. Sembrava che la sua morte fosse stata progettata in vista di un film.

Pertanto, Non sorprese più di tanto se, in un momento in cui a Hollywood ad andare tanto di moda sono i biopic su personaggi dalla vita al limite e/o sempre sotto i riflettori, cominciò a girare la voce su un probabile film sulle ultime ore di vita di Pierpaolo.
Successe poi che le voci divennero fatti ed ecco pronto per il festival di Venezia “Pasolini”, racconto un po’ immaginato, un po’ reale firmato Abel Ferrara, di quello che potrebbe essere successo al regista italiano nelle 24 ore che precedettero l’esalazione del suo ultimo respiro.

Pasolini era uno dei film più attesi di questa edizione della mostra del cinema di Venezia e si sa, quando l’attesa, ma soprattutto l’aspettativa, è così alta, difficilmente il film è in grado di soddisfarla.Il problema però non è neanche questo: il problema è che Pasolini è veramente un film scarso, al limite del brutto e dell’imbarazzante. “Sai che novità” uno potrebbe dire visti i film presentati in concorso quest’anno; però una cosa del genere da un regista come Abel Ferrara, il quale disponeva pure di un attore come Willem Dafoe nei somiglianti panni di Pasolini, proprio non ce lo si aspettava.

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Il fatto è che Ferrara si è concentrato troppo sul lato scabroso e sessuale di Pierpaolo, tralasciando da parte quello che era il suo lato più personale, ma soprattutto artistico; vengono meno nel film quelli che sono stati i motivi per cui la sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile sia nel mondo della cinematografia, che in quello della letteratura.
Altra cosa che ha fatto innervosire non pochi spettatori: la lingua. Per una volta possiamo dire “meno male che questo film verrà doppiato” dato che ogni attore recitava con la lingua che più gli aggradava; si parte con un’intervista in francese, per poi passare ad una scena domestica che poteva essere anche molto carina perché vedeva Pierpaolo alle prese con la mamma, rovinata da passaggi immotivati dall’inglese all’italiano. Ho capito che Dafoe è madrelingua inglese e probabilmente se avesse recitato in italiano non avrebbe reso al meglio; ma allora che si faccia un film tutto in inglese! Perfino la recitazione non si salva: per quanto Dafoe sia molto somigliante al vero Pasolini, e nonostante in alcune scene sia stato molto intenso e magnetico, per il resto non ha bucato lo schermo come ha fatto un Elio Germano. Dafoe ha fatto la sua bella interpretazione, ma nulla di più.

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Per non parlare poi di Riccardo Scamarcio nei panni di Ninetto Davoli; possibile che dai tempi di Step e 3 metri sopra al cielo Riccardo non sia migliorato nella recitazione espressiva? Sempre la stessa faccia, sempre lo stesso sguardo, il che al cinema vuol dire essere poco capaci a trasmettere e arrivare al pubblico. Insomma, Pasolini si è rivelato forse il film più brutto in concorso a Venezia, perfino più brutto di Good a Kill, film con protagonista Ethan Hawke sui droidi americani attraverso i quali l’aereonautica poteva attaccare a distanza cellule terroristiche a Tel Aviv pilotandole direttamente da Las Vegas. Good Kill è la solita americanata; film senza infamia e senza gloria che sa di già visto; misto tra Top Gun e Black Hawk Down, con l’immancabile finale moralista e perbenista, a differenza di Pasolini ha alle spalle una buona scrittura e una regia ordinata, mentre Ferrara – forse anche per scelta dello stesso regista- porta sullo schermo il caos, con livelli narrativi e metacinematografici che si accavallano di continuo portando lo spettatore ad alzarsi e scappare via dalla sala.

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Insomma questo film da acqua da tutte le parti, il che va ad avvalorare ancor più la mia tesi secondo la quale – come già era successo l’anno scorso con Gravity e Locke- film presentati fuori concorso, superano qualitativamente e visivamente quelli che concorrono al leone d’oro. Prima è stata la volta di She’s funny that way, poi The Humbling; infine Burying the ex, ultima fatica dell’indimenticabile regista de I Gremlins, Joe Dante. Il film è la tipica pellicola fatta per far ridere utilizzando come temi portanti un triangolo amoroso e una ex divenuta zombie. Qua e là si scorgono molti omaggi ai zombie movies, senza dimenticare qualche strizzatina d’occhio a Tim Burton e la sua Sposa Cadavere. Gli attori -Anton Yelchin, Alexandra Daddario e Ashley Greene- erano molto ben compatti e ben calati nei loro personaggi; i tempi comici erano azzeccati e ben calibrati, mentre la colonna sonora tra rock e metal dava quella giusta carica in più al film.
Però ripeto: era un film fuori concorso, il che vuol dire che l’aver fatto ridere non gli gioverà comunque nessun tipo di premio.

Già, i premi. Su questo argomento anche quest’anno ci sarebbe da dirne di ogni. Comincio a pensare che oltre a noi poveri accreditati, anche i membri della giuria si sono fatte delle belle pennichelle durante le proiezioni dei film in concorso visto le scelte dei vincitori. Sarà meglio però chiudere per ora qui e rimandare lo scottante tema delle premiazioni a domani. Sempre che l’acqua alta di Venezia ci permetta di tornare a casa.

Elisa Torsiello per RadioEco.

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