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Flavia, Roberta e lo Slam di famiglia – Us Open 2015

Pennetta of Italy celebrates after defeating compatriot Vinci in their women's singles final match at the U.S. Open Championships tennis tournament in New YorkSinceramente non ho mai visto due giocatrici che alla fine di uno Slam si siedono una accanto all’altra dopo il match ridendo e scherzando. Analizzando con stupore una situazione che soltanto due settimane prima sembrava impossibile, anzi, oltre l’impossibile, questa è l’immagine che più mi rimarrà impressa nella mente. Sembrava quasi che la partita appena conclusa non fosse la finale di uno dei tornei più importanti del mondo ma l’ennesima partita in famiglia di un club. È stata – oltre che una finale tutta italiana (mai successo nel tennis) e la prima vittoria italica in quel di New York - un tributo ad una vita tennistica ed un’amicizia che per Pennetta e Vinci ha avuto inizio nei campi terrosi dell’italia del Sud all’età di nove anni. Una finale che avevamo cominciato a cercare da almeno tre edizioni. Con Errani e Pennetta semifinali 2012 e 2013 e Vinci ai quarti negli stessi anni, battuta in due derby. Come questa volta.

Gli Us Open 2015 hanno lasciato tantissimo al tennis italiano. Quello femminile chiaro. Su quello maschile meglio non soffermarci troppo. Potremmo sprofondare nella depressione sportiva nonostante l’exploit di Fabio Fognini contro un Nadal, che oggettivamente, fatica quasi a stare in piedi su un campo da tennis. Figuriamoci a giocarci.

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Divise da un solo anno di età e da appena 60 km (la distanza che separa Taranto da Brindisi), Pennetta classe ’82 e Vinci classe ’83, chissà quante volte, da ragazzine, si sono ritrovate a giocare e a fantasticare, sognando di giocarsi una finale Slam una di fronte all’altra. Chissà quante volte si saranno viste di vincere uno di quei trofei che vedevano alzare all’epoca a Steffi Graf, Monica Seles o Martina Navratilova. Ovviamente non pensavano che quasi 20 anni dopo quel momento si sarebbe verificato realmente nella maniera più clamorosa e gloriosa possibile. Per giunta su una superficie dove, tradizionalmente, non ci vede grandi protagonisti. Noi vecchi terraioli incalliti.

Ed è proprio per questo dettaglio (che nel tennis è quasi tutto) che questa impresa di coppia assume i contorni del miracolo. La data epocale da cui qualcosa potrebbe cambiare. Molto di più di quella meravigliosa prima volta, ormai cinque anni fa, con Francesca Schiavone, l’apripista che ha fatto capire a tutti che non era più utopico uno Slam italiano. Si poteva fare.

dt.common.streams.StreamServerUna generazione di tenniste capace negli anni di portare quattro Fed Cup nella bacheca italiana, oltre che vittorie nel circuito doppista a ripetizione, con la fantastica coppia Errani – Vinci capace di vincere cinque Slam e portare a compimento il Career Grand Slam (la vittoria di tutti i titoli dello Slam almeno una volta in carriera). Ma si sa, il doppio non è il singolare.

Ci saremmo aspettati un replay a Parigi al limite, ma non certo un trionfo in America nell’anno del Grande Slam di Serena Williams ormai certo, quasi per decreto divino. Invece mentre da una parte cadevano la Stosur (campionessa 2011), Kvitova (bicampionessa a Wimbledon) e veniva polverizzata la Halep (n. 2 Wta) per mano della Pennetta, dall’altra Roberta raggiungeva con fortuna e talento, le semifinali come vittima sacrificale per la dominatrice del tennis femminile.

Eppure la storia ci ha narrato un finale diverso. E la Vinci, giocando una partita da “fuori di testa”, come ha detto la Williams, ha scritto una delle imprese più grandi della storia di questo sport, al pari di altre come quella Majoli del 1997 sulla Hingis al Roland Garros. Quello che non erano riuscite a fare Sharapova, Halep, Ivanovic e nemmeno la new generation – mi viene in mente Muguruza a Wimbledon - lo fa una Tarantino capace di giocare come una Navratilova tra uno slice, un back di rovescio ed una volée. Tutte cose totalmente scomparse nel circuito rosa. Oltreoceano si devono ancora riprendere ed ho la sensazione che ne avranno per un po’.

Il match vinto dalla Pennetta porta con sé pure il ritiro della brindisina perché “chiunque sogna di ritirarsi cosi” e probabilmente decreta la fine del sogno Slam della carriera di Roberta Vinci. La meraviglia di una partita così non risiede tanto nell’aspetto tecnico (non eccelso per l’occasione) o materialistico ma nei suoi significati, che rendono il rammarico assente e la gioia uguale per vincente e perdente. Come già successe nel 1999 in un doppio juniores al Roland Garros, Flavia e Roberta hanno vinto lo Slam entrambe dando un grande esempio a tutti. Camila Giorgi, che continuiamo ad attendere con sempre meno fiducia, osservi ed impari.

Giacomo Corsetti

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