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Fonterossa Day: cosa gira intorno a Silvia Bolognesi

DSCN1284La rassegna PisaJazz è sicuramente un’occasione per gustarsi concerti di altissimo livello, ma è anche un momento per incontrare musicisti e realtà singolari del panorama italiano. La giornata dedicata all’etichetta Fonterossa Records ci ha dato un ottimo pretesto per conoscere meglio la musica e gli artisti che gravitano intorno alla singolare figura di Silvia Bolognesi, nota contrabbassista e fondatrice dell’etichetta.

Durante il pomeriggio, abbiamo incontrato Silvia insieme ai suoi collaboratori Paolo Carradori (ufficio stampa) e Antonio Castiello (fonico e collaboratore con Jambona Lab). Hanno raccontato delle porte chiuse che trovarono nel 2009 alla richiesta di produzione del disco del supergruppo OpenCombo, decidendo così di saltare ogni intermediazione e di autoprodursi. Da questo episodio nasceva la Fonterossa, entrando ben presto a far parte della variegata costellazione delle etichette jazz italiane. Come Silvia ha ben spiegato nell’incontro, non si trattava solo di un pretesto per autoprodursi, ma anche della nascita di una casa per tutti coloro che condividevano con Silvia un certo percorso musicale, una determinata estetica. Sono stati prodotti altri progetti, con e senza Silvia al contrabbasso: Desmadre, Tony Cattano Ottetto e Almond Tree. Queste sono solo le prime quattro produzioni, ma l’etichetta è praticamente neonata e per il futuro attendiamo scommesse di grande livello. Durante l’incontro, il pubblico del Fonterossa Day ha potuto toccare con mano le prospettive dell’etichetta attraverso il documentario del viaggio di Silvia a Chicago, nel quale ha stretto rapporti con musicisti e tecnici di peso internazionale, come Tomeka Reid e Griffin Alan Rodriguez.

DSCN1277Passando alla musica, siamo stati partecipi di quattro importanti concerti: JOJO Sound, Marco Colonna in solo, Almond Tree e Tony Cattano Ottetto.
La formazione JOJO Sound, che vede Silvia Bolognesi al contrabbasso, Andrea Melani alla batteria, Achille Succi al sax alto e Paolo Botti al banjo e alla viola, ci ha trasportato nel Deep South degli Stati Uniti. Un blues, un demone della magia bianca, si aggirava per il Teatro Sant’Andrea e, attraverso mantra ipnotici, avvolgeva i musicisti con il pubblico, portando l’interplay ad un livello altissimo, in cui l’improvvisazione era una discussione con il pubblico e con i musicisti.
Quello che ha entusiasmato è stata la versatilità tecnica ed interpretativa di Paolo Botti che si portava dentro la sensibilità terragna di un contadino della Louisiana.

Alle 19.30 il pubblico del Fonterossa Day si è spostato al Sottobosco Caffè per il concerto in solo di Marco Colonna. Da segnalare l’inadeguatezza del luogo in termini di dimensioni, troppo piccole per ospitare tutto il pubblico. Però ne ha giovato la vicinanza e l’intimità con il fiatista, che però prima dell’incipit ha dovuto richiedere una certa dose di attenzione al pubblico, notoriamente rumoroso in contesti non prettamente musicali.
Marco Colonna è un clarinettista dalle indubbie doti improvvisative e compositive, si è mosso tra ritmi swing, composizioni d’avanguardia e musica etnica. Piacevoli e funzionali le introduzioni ai brani, che hanno sempre espresso alta tecnica e controllo della situazione. Muovendosi tra clarinetti turchi che suonano brani tradizionali curdi (i turchi sarebbero stati d’accordo?) e mezzi clarinetti, e adottando anche la respirazione circolare in un paio di pezzi, ha saputo offrire un certo gradiente di variabilità, affare non facile per un concerto in solitaria. Colpisce senz’altro la sua affinità con tutta la corrente del minimalismo, a tal punto che lo vedremmo bene in situazioni alla John Surman.

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Dopo cena è stata la volta del quartetto Almond Tree, in cui fanno presenza Tony Cattano al trombone, Pasquale Mirra al vibrafono, Silvia Bolognesi al contrabbasso e Daniele Paoletti alla batteria. Quattro musicisti che nel loro interplay creano una firma sonora riconoscibile: Tony al trombone è fantasioso ed intelligente, Pasquale è caldo e deciso nel vibrafono, Daniele è un batterista versatile e creativo, Silvia ha un suono del contrabbasso pieno e pulito. Una miscela che ha creato nel pubblico una sensazione di leggerezza, benessere e compattezza. Altro esempio di un modo di scrivere la musica per quello che è, senza stilemi di sorta, ma con il puro scopo di arrivare dritti al punto.

Dopo un’oretta il quartetto è stato abbandonato da Silvia Bolognesi per lasciare spazio a Roberto Raciti e agli altri musicisti del Tony Cattano Ottetto. Sono quindi entrati sul palco Carlo Cattano ai flauti, Beppe Scardino al sax baritono e Giacomo Ancillotto alla chitarra. Non descriverò il suond di quest’ultima formazione, perché già è uscita una recensione del recente disco “L’uomo poco distante” sulle pagine di Radioeco.it. Da segnalare la poca intraprendenza espressiva della chitarra, quasi estraniata dal concerto, mentre abbiamo apprezzato l’alta partecipazione di Tony, che ha dialogato molto con il pubblico, e infine la piacevole rivelazione di Carlo Cattano ai flauti. Dopo aver gustato questo live, il disco è solo un assaggio della dolcezza e dell’umanità che Tony Cattano e il suo ottetto sono stati in grado di trasmettere. Dopo gli applausi di fine concerto il Tony Cattano Ottetto ci regala una versione unica di Black and Tan Fantasy di Duke Ellington, brano che conferma la cinefilia di Tony.

Finita la giornata resta solo che passare dal banchetto e comprare i dischi della Fonterossa, ottime produzioni di un singolare personaggio della musica jazz italiana, che promuove musica altrettanto singolare. Lunga vita, dunque, alla Fonterossa Records!

report e foto di Andrea Spinelli & Giuseppe F. Pagano

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