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Forse abbiamo salvato (per il momento) il rovescio ad una mano

TENNIS - ATP, Erste Bank Open 2013Quando si è un bulimico tennistico sicuramente la parte più noiosa della stagione è rappresentato da quel prolungamento di stagione su terra rossa che va dalla fine di Wimbledon ad inizio agosto, quando si comincia la stagione sul cemento nord-americano con il Master 1000 in Canada. In questo intermezzo si susseguono tornei che tra il modesto e il decaduto (come nel caso del vecchio glorioso torneo di Amburgo, una volta 1000 ed adesso declassato a 500) di affascinante hanno poco ma che possono dare, di tanto in tanto, spazio a spicchi di futuro del tennis che verrà. Un anno fa toccò al classe 1997 Alexander Zverev raggiungere le semifinali ad Amburgo. Quest’anno tra Umago e Gstaad (entrambe 250) la mia voglia di tennis mi ha condotto ad ammirare la crescita di un destro con rovescio ad una mano (di per sè una rarità quindi fonte di profondo interesse) classe 1993, proveniente dall’Austria che di nome fa Dominic Thiem. Due tornei consecutivi non si vincono per caso (anche se di modestissimo livello). Infine la semifinale nel torneo di casa di Kitzbuhel. Risultati che l’hanno portato finalmente a vedere la top 20 per la prima volta, issandosi fino alla posizione n. 18. Posizione che potrebbe anche salire ulteriormente considerando l’arrivo dei due 1000 di Montreal e Cincinnati.

USA GOLDEN GLOBES 2014Per gli appassionati non è un nome nuovo. In verità è già più di un anno che il nome di questo austriaco, cresciuto tra il mito di Thomas Muster e la follia di Gulbis (i due avevano lo stesso allenatore), circola negli ambienti tennistici. Dalle vittorie Futures a quella Atp nel giro di poco più di un anno. Con nel mezzo i quarti a Miami e lo scalpo eccellente di Wawrinka a Madrid. Quel “Svizzera 2″ che ormai viene considerato come l’incubo di Novak Djokovic dopo la Waterloo dell’ultimo Roland Garros. Insomma mica male. Sotto lo sguardo severo e vigile del suo allenatore Gunter Bresnik (uno che di campioni se ne intende essendo stato l’allenatore di tal Boris Becker) questo ragazzotto dal rovescio classico ed elegante sta scalando la classifica a suon di servizi pesanti, dritti potenti, e rovesci lungo linea musicali. Dove potrebbe arrivare non è dato sapere. L’ultima volta che ci siamo posti questi quesiti, un bulgaro si è perso tra le sue pressioni dovute a paragoni ingombranti e la sua tenuta mentale. Ancora stiamo aspettando che batta un colpo per dirci cosa vuole essere da grande. Sicuramente la tempra del vincitore della centesima edizione del torneo di Gstaad è profondamente diversa ma per scaramanzia, non facciamo certe domande. Almeno non ancora.

Ciò che accomuna Dimitrov e Thiem è quel rovescio ad una mano tanto affascinante ed elegante quanto ormai sempre più in disuso in un tennis sempre più invaso dai bimani. Sicuramente è così nel tennis di elitè, considerando che nella top 10 attuale solo due tennisti (Federer e Wawrinka) su dieci giocano ancora questo colpo da tennis delle origini. E guardando alle nuove generazioni non sembra esserci aria di cambiamento. Anzi sembra piuttosto che si vada sempre più verso un’estinzione del gesto per quanto riguarda i piani alti della classifica. Relegandolo sempre più nei Challenger e sempre meno nelle finali Slam. Da Coric a Kokkinakis, a Kyrgios fino al giovanissimo 14enne prodigio canadese Aliassime. Tutti i nuovi talenti giocano il rovescio a due mani. Quindi è per questo i successi e l’ascesa di Thiem ha ancora più valore e significato. Perchè potrebbe rappresentare la tradizione che continua. Le origini del gioco che ancora sanno resistere alle altitudini del tennis mondiale. Il tennis d’altronde è uno sport fatto di gesti. E non me ne vogliano i sostenitori del bimane, ma vedere un rovescio ad una mano riesce sempre a donare maggior fascino, sorpresa e bellezza a questo nobilissimo sport.

Giacomo Corsetti

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