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Gazebo e il gonzo journalism: la possibile evoluzione del talk

Gazebo e il gonzo journalism: la possibile evoluzione del talk. La nostra sul programma di Rai 3.

Durante l’International Journalism Festival di Perugia noi di RadioEco abbiamo potuto assistere a una puntata live di Gazebo, la trasmissione che va in onda la domenica e il lunedì in seconda serata su Rai 3.

Il cast era al completo: Diego Bianchi aka Zoro, Marco Damilano dell’Espresso, il tassista-sondaggista Miss0uri4, il vignettista Makkox e Antonio Sofi, giornalista e autore televisivo.

Lo studio che ospita Gazebo è  il retro del teatro delle Vittorie dove va in onda il programma Affari tuoi. Già questo ci dà un’idea dello stile informale su cui si fonda la trasmissione.

Foto di Diletta Parlangeli

Foto di Diletta Parlangeli

Bianchi e la sua squadra hanno messo insieme una trasmissione che accoglie contenuti di vario genere offerti al pubblico tramite strumenti diversi e persone diverse, alcune addirittura sui generis.

Innanzitutto la lingua del programma sembra essere il romanesco, parlato naturalmente e senza filtro alcuno da conduttore, vignettista e sondaggista. Miss0uri4 è, in realtà, un improvvisato sondaggista che raccoglie le opinioni della gente durante le corse in taxi, da qui il nome di “taxi poll” per le sue statistiche. A fare da traghettatore tra la notizia, il pubblico e l’obiettività giornalistica troviamo Marco Damilano.

Gazebo viene definito giornalismo gonzo, poiché non si cura dell’oggettività ma tende alla verità passando per esperienze e sensazioni personali.

Sempre cari sono i video a Zoro, che continua a inserirli – e con successo – nella sua trasmissione. Gente comune, vip e colleghi vengono coinvolti “davanti” la telecamerina portatile in qualsiasi occasione.

Gli ospiti, mai banali e talvolta troppo di nicchia per sorprendere l’indomani mattina con l’auditel. Ciò che appare evidente è che non è soltanto lo share a interessare gli autori. Gazebo è uno dei rari casi in cui si guarda alla qualità dei contenuti, alla sostanza dentro una forma che può funzionare solo se c’è la stessa sintonia di intenti tra conduttore e ospiti fissi. Lo scopo non è catturare quanti più telespettatori possibili, ma arrivare al proprio pubblico.

Su rai3 la domenica e il lunedì in seconda serata non capiti mentre fai zapping; ti ci sintonizzi perché vuoi seguire proprio quella trasmissione, perché non aspetti altro che la top ten dei tweet commentati ironicamente e scanzonatamente come se fossimo al bar tra amici. Persino l’account Twitter @welikechopin ironizza sulla celebre canzone anni ’80 di Gazebo. Siamo quotidianamente assaliti dai talk a qualsiasi ora del giorno. Nella maggior parte dei casi ci propinano le stesse pietanze variando qualche salsa. Il giornalismo gonzo, se saputo gestire bene e con sagacia, potrebbe essere un’evoluzione del talk da prendere in considerazione e ampliare.

Trattare argomenti di una certa rilevanza con leggerezza e offrendo al pubblico un’angolazione meno privilegiata e più da “strada” non vuol dire abbandonare il principio di verità o la superiorità dei fatti rispetto alle opinioni.

Concludo l’articolo offrendo un esempio di buon giornalismo: provate a confrontare qualsiasi servizio giornalistico sugli sbarchi girato a Lampedusa con quello di Gazebo e dite quale vi è arrivato veramente al cuore…

 

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