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Gorillaz – “Humanz” | Demography #199

Se ne parla da mesi, tra anticipazioni e storie su Instagram, ma finalmente eccoli, i Gorillaz sono tornati con una bomba di album! Potevamo perdere l’occasione di dirvi qualcosa in merito? Assolutamente no. Oggi su Demography si parla di Humanz.

Partiamo subito da un dogma: Damon Albarn è dio o, se non lo è, ci si avvicina parecchio. Oltre ad essere uno dei nomi migliori del Britpop con i Blur, e oltre a una carriera da solista che ha portato recenti gioielli come Everyday Robots, Damon Albarn ha realizzato una delle realtà più interessanti della scena musicale dei nostri anni, i Gorillaz. Nell’ormai lontano 1998 il musicista e il fumettista Jamie Hewlett, decidono di creare una cartoon band, e danno vita ai personaggi Noodle, 2D, Russel HobbsMurdoc Nicalls. Sappiamo tutti com’è andata: da questo sodalizio hanno preso vita singoli come Clint Eastwood e Feel Good Inc. I Gorillaz esplodono con l’omonimo album del 2001, che li consacra agli occhi degli innumerevoli fan che da subito restano affascinati dall’unione tra musica e grafica. Dopo un inizio col botto, nel 2010 esce The Fall, album realizzato tramite le app dell’iPad (Damon davanti a tutti!), e che però tiene meno conto della parte virtuale e cartoon del progetto, cosa che non fa tanto piacere a Hewlett, e che non entusiasma tantissimo neanche il pubblico. I Gorillaz vengono messi in stand-by, e Albarn si dedica ad altre mille cose.

Dopo un annuncio su Instagram riguardo a un ritorno della band virtuale, a gennaio viene rilasciato il primo featuring che sarà contenuto in Humanz. I Gorillaz escono con Hallelujah Money, brano al quale partecipa la voce di Benjamin Clementine. È un tipico brano dei Gorillaz, nessuna sbavatura e tutti ci entusiasmiamo per quello che deve accora arrivare. Bisogna subito dire che Humanz è un album molto, molto pieno: ci sono 20 canzoni, che nella versione Deluxe arrivano fino a 26. Damon Albarn chiama a raccolta tantissimi artisti per partecipare a questo disco, e il risultato è buono. Non me la sento di dire ottimo, perché ci sono dei pezzi che abbassano un po’ la media, ma nel complesso quella che viene realizzata è un monumentale featuring con la black music, molto furbo da parte di Albarn e Hewlett che riempiono l’album dei Gorillaz di nomi che fanno gola, e che fanno presa sul pubblico. Mavis Staples, la statuaria Grace Jones, Popcaan, il ritorno della collaborazione con De La Soul, Vince Staples, un Anthony Hamilton in stato di grazia, sono solo alcuni dei nomi che sono chiamati a contribuire con le loro voci a Humanz.

Nel frattempo Albarn e Hewlett ci rilasciano ben quattro singoli, tra cui Saturn Barz feat. Popcaan, e We Got The Power che è probabilmente il brano che un po’ tutti  aspettavamo con curiosità. Perché? Ebbene, We Got The Power è il trattato di pace tra i Blur e gli Oasis (90s never end, ricordatevelo), dal momento che Noel Gallagher  partecipa alla sua realizzazione, con probabile disappunto di quel simpaticone di Liam. Le attese sono state deluse? Forse un po’ si, mi aspettavo qualcosa di superlativo dal brano, che per carità non è male, ma neanche eccellente. Poteva essere una punta di diamante del nuovo lavoro firmato Gorillaz, e invece non è niente di che ma se non altro carica parecchio. Dopo mille anticipazioni ascoltiamo finalmente Humanz, uscito lo scorso 28 aprile. Che dire? Nonostante ci siano un po’ di pezzi che lasciano un po’ il tempo che trovano, ad esempio She’s My Collar che non riesco proprio a farmelo piacere, d’altra parte ce ne sono alcuni che sono delle bombe, e uno di questi per la sottoscritta è Charger che unisce la schitarrata elettrica alla voci di Grace Jones e 2D. Uno spettacolo! Tutto l’album è stato influenzato dal lavoro precedente di Damon Albarn, dalla sua attenzione alla scena rap e hip hop e di saperla rielaborare con classe, ma una parte importante del nuovo lavoro dei Gorillaz arriva dagli eventi politici accaduti in questo periodo. Innanzitutto la Brexit: Damon si è apertamente schierato contro la scissione dell’Inghilterra dall’Unione Europea, parlandone fino al giorno dell’esito contrario alla sua posizione. L’altro evento è l’elezione di Trump. Eppure Damon ha dichiarato di aver tolto dall’album ogni riferimento esplicito a questi due fatti, specie tutto quello che riguarda Trump perché non vuole fargli più pubblicità di quella che ha già. Però le atmosfere un po’ cupe di alcuni pezzi potrebbero essere riferite proprio a tutto questo. D’altronde Humanz è la celebrazione gioiosa di un’apocalisse che sta arrivando! Una commistione tra elettronica e black music che forse non raggiunge il livello dei primi lavori, ma che per quanto mi riguarda, conferma quanto il Gorillaz siano una band eclettica e interessante, e quanto Damon Albarn sia aperto dal punto di vista musicale, riuscendo a regalarci un album che non è un capolavoro, ma che è comunque uno degli album più geniali, originali e si, belli, usciti in questo periodo. Humanz ha tanto dentro sé, ma i Gorillaz sono tornati, anche graficamente con tutto il lavoro di grafica realizzato per questo nuovo album, e che ci sta facendo restare incollati ai loro videoclip e ai canali social. Grazie Damon, ti si vuole bene!

Grazia Pacileo

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