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Guardare ancora al cielo

“Osare sognare”, questa la frase con la quale Paolo Nespoli, uno dei cinque astronauti italiani ad essere andati nello spazio, ha chiuso la conferenza tenuta al Polo F di Ingegneria dell’Università di Pisa oggi, 29 Novembre.

In un’epoca storica nella quale l’esplorazione in quanto tale ha smesso di essere appetibile e prioritaria, il non convenzionale “extraterrestre” (come si definisce) si è dimostrato molto più con i piedi per terra di tante altre figure di spicco.
Corporatura imponente e viso non più giovane, Paolo Nespoli, milanese d’origine, è tornato da soli sei mesi dalla Stazione Spaziale Internazionale. Vi ha trascorso altrettanto tempo, chiuso in un abitacolo stretto e privo di gravità in nome di tre fattori: scienza, tecnologia ed educazione.
Sono questi, infatti, gli elementi portanti di Magisstra, la missione europea che vede la partecipazione di sei Paesi comunitari, tra cui l’Italia.

“Un astronauta ricerca in condizioni che non sarebbero possibili sul nostro pianeta; fa esperimenti, ma da ultimo e non meno importante, esplora”.
Ha ricordato a giovani studenti e scienziati che è la curiosità la caratteristica primaria di distinzione tra l’uomo e gli altri animali: “oggi voi imparate semplici equazioni, ma quelle stesse formule sono state studiate per anni e decenni, sono frutto degli errori di altri”.
Si è proiettato al futuro parlando del prossimo obiettivo spaziale: la conquista di Marte. Le navicelle viaggiano ad una velocità di 28.500 km/h e “il pianeta rosso” dista all’incirca 500.000 km. Ci vorrebbe troppo tempo per raggiungerlo; così tanto da rappresentare una sfida per tutte le Nazioni leader del settore: Stati Uniti e Russia in testa.

Ma perchè guardare ancora allo spazio? Perchè cercarne la conquista in un momento in cui è solo la Terra ed i suoi problemi a rappresentare il nucleo dei pensieri di tutti?
Non è solo per un fattore romantico e poetico, bensì per un modo per rendere migliore la vita sulla superficie del nostro pianeta. A parte la ricerca fondamentale di cui ha ampiamente parlato Nespoli, che conduce a risultati impressionanti per la vita quotidiana e non, vi è la componente di fiducia nel progresso riposta nelle Missioni. Anni di addestramento formano individui coraggiosi, studiosi e determinati, per un unico scopo: la ricerca continua, l’analisi di fenomeni esistenti.

Ha raccontato della sua vita sulla Stazione Spaziale e ha definito “un elemento poco probabile” lo sventolio della bandiera italiana alla vigilia del lancio. Ha parlato delle differenze culturali che permeano russi e americani con qualche battuta, ma anche ricordato a tutti di come solo “osare sognare” sia alla base della vera conoscenza.

Oggi i Governi si pongono obiettivi sempre più ambiziosi. Mostrando delle semplici foto scattate durante la notte, Paolo Nespoli ci ha mostrato lo spreco luminoso che, in teoria, indicherebbe “Paesi a più alto grado di industrializzazione”. La nostra penisola è molto più visibile della grande Germania: un esempio di come spesso l’inutile sia lampante e dannoso.

Paolo Nespoli invita a guardare al cielo con occhio di speranza. La stessa che aveva lui durante il lancio della sua navicella, la stessa di Gagarin e molti altri. La stessa che, nel profondo, permea ognuno di noi.

Se sei curioso, guarda le foto della missione su: http://www.flickr.com/photos/magisstra/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nespoli firma gli autografi

 

Francesca Larosa

Redazione News

 

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