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The Hateful Eight OST, The Dead Weather, Ronin – BringTheEco#4

Ci siamo. Manca ormai pochissimo per quel giorno in cui persone amiche o lontane, quasi da essere sconosciute, si ritrovano tutte insieme in un unico posto, magari in una tranquilla casa in mezzo al verde, lontana dai centri abitati, mentre fuori imperversa il freddo e la neve. No, non ci riferiamo al Natale…

…bensì all’ultimo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, in uscita proprio il 25 dicembre negli Stati Uniti. A chi non è importato nulla dell’ultimo Star Wars, l’ottava pellicola del regista americano sarà un vero evento visto la caratura del cineasta, il continuo battage pubblicitario a episodi, il formidabile cast che include fra gli altri Kurt Russell, Samuel L. Jackson, Tim Roth, Jennifer Jason Leigh e, come (grossa) ciliegina sulla torta, il coinvolgimento di Ennio Morricone per la colonna sonora, pubblicata il 18 dicembre. Babbo Quentin le ha pensate proprio tutte. Oltre al Maestro, nella OST di The Hateful Eight sono presenti anche i White Stripes con un brano: da qui ad andarsi ad ascoltare l’ultimo Dodge & Burns dei Dead Weather di Jack White e soci il passo è breve. A completare il terzetto di questa rubrica, uno dei gruppi più attivi in Italia, molto vicino come sonorità alle colonne sonore: i Ronin di Bruno Dorella, appena usciti con l’EP Stalingrad.

A voi gli odiosi tre.

The Hateful Eight
The Hateful Eight (Original Motion Picture Soundtrack) (Decca Records, 2015)
La trama del prossimo film di Tarantino la conosciamo tutti ormai e, insieme a qualche altra pellicola (qualcuno ha detto Iñárritu?), questo sarà una delle più attese per l’inizio del 2016. Ma degna di The Hateful Eight è stata anche la sua travagliata gestazione, a cominciare dal furto della prima sceneggiatura, al falso trailer online, al boicotaggio da parte della polizia statunitense, sino alle recenti accuse del regista verso la Disney. In tutto questo marasma fra verità e pubblicità, l’unica nota interessante per l’odiato film è stato il coinvolgimento di sua maestà Ennio Morricone per la colonna sonora. Anche qui le polemiche non sono mancate, visto il poco tempo a disposizione per il compositore a un mese dalla data di uscita del film. Come compromesso, il maestro ha allora deciso di scrivere sia brani completamente originali sia di riutilizzare buona parte della sua colonna sonora della Cosa di Carpenter, fino a quel momento mai inserita in nessun film. E il risultato, naturalmente, è eccellente. Superfluo sarebbe stare a disquisire sulla qualità della musica della OST di The Hateful Eight vista la caratura del compositore. Da più di quarant’anni che non mette mano su un western, Morricone fa qui delle scelte inusuali per il genere di pellicola: il tema principale in L’ultima diligenza di Red Rock sembra ispirarsi più alle atmosfere tese di un thriller o a film come Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto; si sentono addirittura echi horror come in “Sangue e Neve” e “Narratore Letterario” in puro stile carpenteriano. Ma soprattutto è lo stile di Bernard Herrmann e di Jerry Goldsmith quello che dà forma e sostanza alle composizioni di Morricone per questo film, fra dissonanze, note lunghe degli archi, bassi profondi e una generale disturbante atmosfera sempre sul punto di esplodere. In scaletta anche “Apple Blossom” dei White Stripes, “Now You’re All Alone” di David Hess (dall’Ultima casa a sinistra di Wes Craven) e un brano di Roy Orbison. Non resta che aspettare la data di uscita italiana del 6 febbraio per vedere a cosa immagine e suono daranno vita.

The Hateful Eight
The Dead Weather – Dodge & Burn (Third Man Records, 2015)
Jack White fa da trait d’union fra le atmosfere sospese e ricercate di Morricone per The Hateful Eight e quelle dell’ultimo disco dei Dead Weather. Gli elementi in comune però finiscono qui, visto che Dodge & Burn è l’ennesimo calcio alle parti basse a suon di garage, blues e rock ‘n’ roll.

Senza discostarsi più di tanto dal precedente Sea of Cowards, la band dell’ex White Stripes è riuscita a mettere insieme dodici brani in puro stile The Dead Weather, scritti superbamente e con la giusta dose di aggressività, edulcorata dalla voce sensuale della Mosshart, da sempre vero valore aggiunto della band. Il disco si apre con “I Feel Love (Every Million Miles)”, che sembra uscita da qualche outtake perduta dei Led Zeppelin, per poi continuare con la doppietta successiva di “Buzzkill(er)” e “Let Me Through” straripanti groove a gogo ed elettricità statica ad ogni nota. Il resto del disco si muove attraverso questi due poli, dimostrando tutta la maturità e l’esperienza di alcuni dei musicisti che, nel bene e nel male, hanno segnato la scena rock degli ultimi anni. Si avverte un’atmosfera generale più casinara e maggiormente finalizzata a pestare rispetto al passato, che sfocia in suoni più sbilenchi alla Primus, come in “Three Dollar Hat” o “Too Bad” o in intermezzi di solo voce e chitarra, come in “Open Up”, che spezzano e variano l’andamento dei brani che alla lunga rischierebbero di risultare monotoni. Il pezzo migliore però si trova alla fine di Dodge & Burn, ovvero “Impossible Winner”: gli archi e un piano molto western (ancora…) accompagnano i Dead Weather e l’interpretazione della Mosshart, qui al massimo dell’espressività. Polvere, terra, scintille, groove e una sana attitudine r’n’r anni ’60: tanta classe.

The Hateful Eight
Ronin – Stalingrad (Tannen Records, 2015)
Si ritorna su atmosfere più cinematografiche, chiudendo il cerchio con l’ultima uscita di casa Ronin, l’EP Stalingrad. Dieci minuti e rotti per soli tre pezzi: tanto basta a Bruno Dorella e soci per ampliare un po’ di più il discorso intrapreso con il precedente Adagio furioso di solo un anno fa, visto che l’EP è composto da materiale originariamente previsto per quell’ultimo album ma poi scartato.

“Altromondo” e la title track sono due pezzi completamente inediti, mentre il secondo brano, “Catfish”, è il riarrangiamento dell’omonima canzone presente sul disco dell’anno scorso. Com’è lecito aspettarsi, le composizioni si pongono sullo stesso stile del disco precedente: l’EP si apre con l’andatura lenta e in punta di piedi di un leggero arpeggio di chitarra su “Altromondo”, per poi crescere man mano sino alla parte centrale più dilatata; il suono è assai teso e nello stesso tempo controllato e contenuto, senza arrivare ad una vera e propria esplosione finale liberatoria, concludendosi in sordina e in maniera rarefatta. La riproposizione di “Catfish” è più lenta e con un andamento più ballabile rispetto all’originale, che non aggiunge né toglie nulla all’EP e, di rimando, al brano su Adagio furioso. Sono invece i tre minuti di “Stalingrad” quelli ad essere i più originali e convincenti del trio: il brano sembra quasi l’unione di due pezzi diversi, con una prima parte bossanova, dai suoni dolci e jazzati, che sfocia direttamente nella seconda, più veloce e dal tiro punk. Un esperimento riuscito, che in altre mani forse non avrebbe funzionato ugualmente. Non stupitevi se durante l’ascolto vi verrano in mente le scene di qualche western, magari alla Dead Man o alla El Topo: i Ronin hanno da sempre flirtato col cinema, curando le colonne sonore di almeno un paio di film (come questo) e coverizzando pezzi storici come il tema di Twin Peaks; Dorella ha inoltre riscritto la musica di Deserto Rosso di Antonioni.

Tarantino ha detto che farà due altri film prima di chiudere definitivamente: c’è ancora tempo…

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