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Henri de Toulouse Lautrec – il brutto anatroccolo

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“Siamo brutti, ma la vita è bella” – Toulouse Lautrec

Da bambina mi capitò tra le mani un libro: “Henri de Toulouse Lautrec – il brutto anatroccolo“.
Era in pratica, un libro per bambini che raccontava, per immagini e brevi excursus, la vita assurda di questo personaggio, tale Lautrec, ritratto come il più celebre (e sfortunato) degli anatroccoli fiabeschi.
E in effetti, il binomio era molto azzeccato.

Henri Marie Raymon Toulouse Lautrec Montfa nasce nel 1864 nella Francia Meridionale. Di famiglia aristocratica e composta, Lautrec comincia a coltivare fin da subito il sogno della pittura, la quale diventa il modo per lui più semplice e profondo di rappresentare la realtà che lo circonda. I suoi primi lavori sono molto realistici e ancorati a un concetto molto classico della pittura con soggetti ritratti in battute di caccia o in tipiche scenette familiari.
A 14 anni, a seguito di due cadute e due rotture del femore, non supererà mai l’altezza di 1,52 m, essendo affetto da una rara malattia che impediva alle sue ossa di risanarsi e crescere.

Ben presto l’ambiente familiare comincia a stargli stretto. C’è molto altro da vedere, da scoprire.
Mosso da questo irrefrenabile slancio alla scoperta, si lancia nella dimensione che verrà ricordata poi come la sua perfetta: Parigi. Una Parigi che in questo periodo si avvicina molto al concetto spiccatamente romantico e passionale che tutti abbiamo idealmente di questa città. Un luogo travolto dall’onda bohemien: sfrenato, sfacciato, sguaiato, sbagliato.
Era la nuova Mecca degli esclusi e Toulouse ci si trovò a casa.

lautrec

Il centro propulsore della sua attività è rappresentato dal quartiere parigino di Montmartre. Frequenta durante tutta la sua vita in maniera assidua cabaret, circhi, cafè: il mondo degli eccessi e della perdizione.
Divorato dalla sifilide e tormentato nell’anima, si rifugia nel mondo sfrenato della notte parigina, dove cerca di sfuggire ai suoi tormenti affogando nell’alcool.

Assorbito dal vortice di una vita fatta di eccessi e dissolutezza, comincia a dare sfogo alla sua passione per la pittura e comincia a rappresentare il mondo della notte, concentrandosi su particolari situazioni spesso considerate “scabrose” dalla critica ufficiale (si pensi ad esempio a “Au Salon de la Rue des Moulins” dove delle prostitute sono rappresentate nel salone d’attesa di una casa chiusa) come su particolari tipi umani che animano i locali notturni.

A primo impatto si direbbe che i locali di Montmatre siano briosi e vivaci, che qui insomma si annidi la vita, ma i lustrini dei cabaret e le luci delle ribalta nascondono in realtà un’umanità dolente. E’ proprio su questo gioco di contrasti tra apparenza e intimo dolore che Lautrec pone l’attenzione, illuminando le figure con le fioche luci di delle lampade a gas. Insomma, ciò che Lautrec cerca di rappresentare realmente mediante l’uso di colori opachi e di un taglio fotografico, è la realtà di soprusi, malattie, emarginazione e sofferenza che caratterizza i soggetti che animano i postriboli parigini: alcolizzati, prostitute, saltimbanco, uomini soli al mondo… “i dimenticati dal mondo” che restano immobili in mezzo alle danze vorticose che li circondano.

Henri_de_Toulouse-Lautrec,_French_-_At_the_Moulin_Rouge-_The_Dance_-_Google_Art_Project

Ma è anche e soprattutto un modo per restituirgli dignità. I dimenticati saranno dimenticati se lo potranno essere. E Lautrec non lo permette.
Lui li incide nella storia, regalandogli l’eternità. Poco importa che si tratti delle ballerine/attrici più famose e corteggiate del Moulin Rouge (Jane Avril, Yvette Guilbert, Louise “La Goulue” Weber) o delle ultime prostitute del bordello dai capelli rossi e lo sguardo affranto.
I suoi quadri sono il regalo più onesto e sincero che molti dei suoi soggetti potranno mai ricevere. E a noi, spettatori, regala un mito, un luogo fantastico, dei personaggi che diventano leggende.

È grazie alla pittura che il brutto anatroccolo si trasforma nel bellissimo cigno dell’arte.
I difetti, le imperfezioni, i tormenti dell’animo e del corpo si dissolvono nel processo creativo. Rimane sulla tela la firma di Lautrec, una linea nervosa, spezzata, rapida e poco precisa che rappresenta con coraggio e senza filtri la realtà con tutto il suo carico emotivo.
Senza paura, senza dolore.
Come a dire: “forse era sbagliato, ma mi sono divertito un casino“.

Lautrec

 

La mostra a Palazzo Blu dedicata a Lautrec è aperta al pubblico da ieri (16 ottobre) fino al 14 febbraio 2016.

 

 

Noi di Radioeco abbiamo partecipato alla conferenza di inaugurazione.
Ecco l’intervista a cura di Alice Gennari e Francesco Truscia (Unipi News) alla curatrice della mostra, la professoressa Maria Teresa Benedetti:

 

 

Articolo a cura di:
Francesca Giannaccini
Elena Alei

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