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Heretico, dopo questo appartente nulla – @TeatroEra

“Il contrario di fede è ragione, ma il contrario di ragione è torto”. Heretico, dopo questo apparente nulla, ultimo lavoro presentato da Leviedelfool è un’opera sincera, generosa e necessaria. Chi se non il folle può salire sul palco per sfatare i dogmi della religione? Chi se non il coraggioso può ridere con noi e di noi, per come lasciamo che la nostra vita sia guidata dalla fede, dalla credenza?

Heretico - Foto di Andrea Spinelli

Heretico – Foto di Andrea Spinelli

Tutto lo spettacolo è incentrato sul tema della religione, delle religioni. Sette capitoli, sette come i peccati capitali, per raccontare come la fede contrasti con la ragione. Così le sacre scritture diventano stimolo alle risa o alla narrazione del dolore, il crocifisso simbolo pubblico di morte e sofferenza. Vengono scardinati i punti saldi della religione come processo culturale, ogni situazione  si fa beffa dell’ipocrisia e delle contraddizioni di cui è intrisa la nostra vita e la fede che l’accompagna.

Tutto il testo è un appello al senso logico, alla Ragione, al buon senso, al bisogno di realtà. Alla consapevolezza che rimuove quell’ancestrale senso di colpa che ci fa vivere nella paura: “ … vi ci voglio vedere, poi, col cancro, a pregare Darwin.”

Heretico - Foto di Andrea Spinelli

Heretico – Foto di Andrea Spinelli

E così, a narrare come la nostra vita sia intrisa di fede, Cristo e bestemmie arrivano i molti personaggi che si rincorrono sul palco. Dalla ballerina mancata, con troppi grilli per la testa che finirà per sposarsi e comprare il giusto divano a Giordano Bruno, che arde a testa bassa in Campo de’ Fiori. Danza, simboli, musulmani, papaboys si avvicendano sulla scena creando un vortice quasi disomogeneo che lascia però un senso unico e denso di inettitudine.

Heretico - Foto di Andrea Spinelli

Heretico – Foto di Andrea Spinelli

È tutto molto coraggioso. Tutto ciò che viene mostrato o detto non è facile, deducibile, intuitivo. I linguaggi usati sono molteplici. La parola spesso cede  al movimento, ai suoni, ai simbolismi. Ogni immagine che si crea sul palco richiama un passato comune; sembra quasi sentire l’odore d’incenso delle processioni, con la madonna portata in trionfo che pare quasi guardarci dall’alto del suo baldacchino. Mi ha fatto l’occhiolino o mi è solo sembrato? Pare di essere veramente in piazza San Pietro, in attesa che Papa Francesco ci parli, circondati dalla folla gretta e sessista che Marsicano, magistralmente, riesce da sola a portare sul palco.

Heretico - Foto di Andrea Spinelli

Heretico – Foto di Andrea Spinelli

Il testo e la messa in scena (rito laico) sono l’ennesimo passo avanti di questa compagnia teatrale che, puntualmente, regala al pubblico picchi di generosità teatrale. In un patto audace con le persone in sala, Levidelfool crea un rapporto di fiducia e credibilità, abbandona i dogmi del teatro tradizionale per lanciarsi in voli pindarici, che girano intorno a voci e impressioni, immagini e colori saturi.

La scelta delle collaborazioni, poi, va solo ad amplificare le potenzialità del duo Perinelli-Rotolo. La padronanza scenica della Marsicano (fresca fresca di UBU) e l’espressività di Elisa Capecchi portano in scena la varietà completa del senso teatrale, fornendo ottimi esempi di cosa può (e di cosa dovrebbe essere) il teatro. L’apporto diligente e chiaro di Turconi chiude il cerchio magico che Perinelli si è costruito intorno, cogliendo con intelligenza l’esigenza di varietà narrativa oltre al suo personaggio.

Heretico - Foto di Andrea Spinelli

Heretico – Foto di Andrea Spinelli

Da Requiem for Pinocchio, Leviedelfool hanno insegnato a lasciarsi andare, hanno guardato il loro pubblico dritto negli occhi e col loro modo schizofrenico e romantico di immaginare hanno costruito mondi contemporanei, dai quali, con nuove lenti, leggere le nostre vite. E come il teatro dovrebbe sempre fare, quando la scena si chiude, la nevicata è ormai scesa, quando il finale (momento sempre estremamente curato e potente) ha smosso il cuore, la luce si accende e l’applauso non basta. Non basta perché ormai il tarlo, la domanda, il dubbio, sono entrati nel nostro cervello. E ciò che era scena diventa realtà. “E tu quando ti sposi? A maggio.. che bello..”

Heretico - Foto di Andrea Spinelli

Heretico – Foto di Andrea Spinelli

Flaminia Vannozzi per RadioEco
Foto di Andrea Spinelli

 

 

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