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I dieci migliori album del 2013













A tutti i membri della redazione musicale e ad altri ancora è stato chiesto nelle scorse settimane di compilare una classifica contenente dieci nomi, quelli degli album, pubblicati nell’anno che si conclude, per loro più significativi. Partendo da quelle scelte è stata poi messa insieme una classifica generale. Dopo titubanze, ripensamenti e svanimenti di persone, ora ce l’abbiamo pure noi. A voi la classifica dei nostri dieci migliori album del 2013.
 
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10. Arcade FireReflektor

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Gli Arcade Fire sono tra quei pochi gruppi che riescono ancora a tramutare l’uscita di un disco in un evento imperdibile. Sanno vendersi come necessari in un mondo dove tutto è superfluo. Ma si sa, niente è più necessario del superfluo. Iacopo Galli

 

 

9. David BowieThe Next Day

David Bowie – The Next Day

Probabilmente l’album più atteso dell’anno. Personalmente, non il capolavoro annunciato. Innegabilmente, un ottimo disco. Il 2013 ci ha regalato il ritorno di un Duca ispirato e dinamico, come ormai da anni non ne godevamo. The Next Day si inserisce a pennello nel puzzle della carriera mezzo secolare di Bowie. Classe, stile e originalità lo hanno sempre contraddistinto. Forse un pelo di ruffianeria. Gliela perdoniamo. Maggiore è la gioia di ritrovare l’artista camaleontico e avanguardista (The Next Day, non a caso) per definizione. Un artista che negli anni ha saputo inventarsi e re-inventarsi. Morire e resuscitare. Artisticamente, s’intende. Nicola Doni

→ recensione

 

 

8. Mount KimbieCold Spring Fault Less Youth

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Cold Spring Fault Less Youth è un disco che avvolge e allo stesso tempo fa sognare anche nei momenti più techno e ritmati. Il feat con King Krule (You Took Your Time) è da scorrimento di lacrime, mentre il singolo Made to Stray è una scala che porta dritti nel cielo, accarezzati da lame di synth caldi e da pelle d’oca. Il resto è il disco della sacrosanta consacrazione. Francesco Cito

→ intervista

 

 

7. The NationalTrouble Will Find Me

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Tredici “fun songs about death” (come le ha definite lo stesso cantante Matt Berninger) costruiscono l’ossatura di Trouble Will Find Me, il sesto album in studio che rappresenta l’ennesima conferma della classe innata dei National. L’attesa è stata molta, e non è stata ripagata con un disco scontato o poco sincero. Le atmosfere malinconiche, linee melodiche avvolgenti e la grande carica emotiva rappresentano sempre l’elemento riconoscibile della band dell’Ohio, ma c’è maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Il grande pregio di questo lavoro è di trasmettere genuinità ad ogni nota, e per questo vale la pena di ascoltarlo e riascoltarlo. Giuseppe F. Pagano

 

 

6. M.I.A. – Matangi

M.I.A. – Matangi

L’Arulpragasam nomata a guisa di una dea hindu dai tre occhi e dalle quattro braccia come le vite che conduce perché ella non vive mai una volta sola, col volto imperturbabile di superiore fissità, demolisce e abbatte gli idoli falsi che hanno bocche che non parlano e occhi che non vedono; piaga e devasta le genti infedeli che hanno distolto lo sguardo e voltate le spalle; dal cielo piove e nutrisce, inalata quasi Vicks, i devoti esausti perduti in un ditirambo martellante di ritmi universali. Semplicemente essendo, emana il rap migliore di sempre (Bring the Noize), il pop migliore di sempre (Bad Girls), l’album migliore di sempre. Pistole esplodono quando si rivela. Estasi e ardore di guerra. Gangsters bangers in trance. Luca Amicone

→ recensione

 

 

5. Queens of the Stone Age…Like Clockwork

Multiforme, complesso, instabile e anticonvenzionale. In una parola: contemporaneo. Questo è …Like Clockwork. Sono stati necessari sei anni di stand-by a Josh Homme e soci per ritrovare una direzione che sembrava ormai essere smarrita con il precedente Era Vulgaris. Si tratta di un album oscuro e non immediato, che sguazza nei cari e famigliari territori stoner, dove spiccano ancora una volta le sorprendenti qualità di scrittura di Homme. Sommateci le comparsate qua e là di nomi quali Dave Grohl, Trent Reznor, Mark Lanegan, Elton John (!!!) e Nick Oliveri. Il risultato è eccellente e conferma i QOTSA nelle primissime posizioni dell’olimpo rock 2013. Nicola Doni

→ recensione

 

 

4. Daft PunkRandom Access Memories

Daft Punk – Random Access Memories

I franceschi robot di luccicanti lustrini abbigliati hanno esercitato l’incanto di ravvolgere il tempo, quasi non fosse 2013, restituendo al primo bagliore l’oro scurito di un’epoca antica, con l’aiuto di coloro, come Giorgio Moroder o Nile Rodgers, che quell’epoca avevano fatto grande, e di altri pure, abbacinando occhi e mente di non poco vaste folle danzanti sulle note trionfanti di Get Lucky di fama immensa, suonata in ogni tempo e luogo. RAM si erge come pietra miliare delle strategie novelle di commercializzazione mirate a rendere l’avvento di un disco un evento nuovo, anche oggi come allora. Lodato o ripugnato, in molti l’hanno tanto odiato e in molti ancora l’hanno amato tanto. Luca Amicone

→ recensione

 

 

3. Nine Inch NailsHesitation Marks

Nine Inch Nails - Hesitation Marks

I Nine Inch Nails sono l’alter ego di un geniale musicista depresso. Sono sempre stati una necessità, una valvola di sfogo, un auto-esorcismo del padre-padrone Trent Reznor. Non a caso, venuta meno questa esigenza, i NIN si sono assopiti in un silenzio lungo 5 anni. L’ispirazione che sta alla base di Hesitation Marks è diversa dalle precedenti: è più cosciente e consapevole. Per questo non fa sfoggio di cicatrici e istinti violenti, ma ambisce a circuire l’ascoltatore. Poche chitarre scorticanti, sezione ritmica programmata e programmatica come non mai. Molto attento a non cadere in un pericoloso autocompiacimento, svela l’artista per ciò che è: un sapiente alchimista. Iacopo Galli

→ recensione

 

 

2. Jon HopkinsImmunity

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Immunity è il disco che ascolti per la prima volta sotto la doccia e non ti fa accorgere dell’acqua bollente che ti sta ustionando la pelle. I suoni e le armonie, le progressioni i drop e break mozzafiato compongono un disco capace di prenderti a pugni e passarti la spugna in faccia quando sei quasi al tappeto. Live lascia senza fiato e con la strana voglia di volerne ancora illimitatamente. Francesco Cito

 

 

1. DarksidePsychic

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La voce alla Ian Curtis di Nicolas Jaar, le atmosfere cupe accompagnate dalle chitarre del compagno di merende Dave Harrington impreziosiscono questo lavoro che rimane uno dei dischi col suono più innovativo del 2013. Una caverna ricca di sorprese che nasconde ad ogni angolo molti colpi di scena. Francesco Cito

Il progetto Darkside risponde alla domanda se ci può essere un incontro prolifico tra l’elettronica con la “slow hand” in stile Clapton. E la risposta è sì, e si chiama Psychic, il loro primo LP. Una collaborazione tra Nicolas Jaar e il chitarrista Dave Harrington, che intreccia blues, riff a sei corde che evoca band come i Dire Straits e Pink Floyd, vagiti di afro-jazz e kraut-ambient. I due si sono divisi bene i compiti, ma è Jaar a fare la parte del leone. La collana di Psychic si compone di otto perle, in cui brillano la polverosa Paper Trails e il lungo mantra analogico-elettronico di Golden Arrow. Da scoprire! Giuseppe F. Pagano

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