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I Kill Giants: la doppia recensione – Nerdeco #37

I Kill Giants: la recensione del fumetto e del film

Sono qui perché le persone hanno paura di quello che non capiscono, dice Barbara alla psicologa durante uno dei loro numerosi colloqui. Basta solo questa frase, da sola, per sintetizzare la storia raccontata in I kill giants, fumetto di Joe Kelly e JM Ken Nimura nato come miniserie negli Stati Uniti e approdato nel nostro Paese nel 2010 grazie a Bao Publishing.

I Kill Giants, foto dell'autrice

I Kill Giants, foto dell’autrice

Barbara è la protagonista, frequenta la quinta elementare e ha un lavoro insolito. Trova i giganti, dà la caccia ai giganti, uccide i giganti. Non si separa mai dal suo fedele compagno, un martello di nome Coveleski. Trascorre le mattinate nell’ufficio del preside e i pomeriggi rinchiusa in cantina a giocare a Doungeons & Dragons. È problematica, strana, diversa, fuori posto in una scuola che sembra lo stereotipo americano per eccellenza, popolato da bulli e da ragazzine che pensano solo alle acconciature delle star. Barbara, però, ha anche un segreto.

Non bisogna lasciarsi ingannare da quello che sembra un classico racconto pre-adolescenziale con risvolti fantasy, perché difficilmente il lettore (anche il più scettico) sfoglierà l’ultima pagina senza lasciarci dietro un pezzo di cuore. Questo perché la scrittura di Joe Kelly (già autore per Marvel e DC comics) non è mai banale o ridondante, scorre con i giusti tempi e non molla la protagonista neanche un secondo, creando un’empatia quasi immediata. Il tutto, poi, viene accompagnato da uno stile di disegno dal forte retrogusto orientale (JM Ken Nimura risulta nato a Madrid, ma è di chiara origine giapponese), che contribuisce a evidenziare la magia di ciò che viene descritto.

I giganti, insieme alle altre creature che popolano la mente di Barbara, hanno (ovviamente) uno spazio predominante all’interno della narrazione. “Un gigante” – spiega la stessa ragazzina – “arriva in un posto e si prende tutto ciò che hai… e quando ha finito è come se le cose belle della tua vita non ci fossero mai state”. Trattasi di creature mitologiche e terribili (anche se mai quanto i temibili titani) che possono solo essere distrutte.

I Kill Giants, foto dell' autrice

I Kill Giants, foto dell’autrice

Se ci si aspettano sceniche battaglie e combattimenti all’ultimo sangue, I kill giants può deludere. Lo scontro, caotico ed epico, arriva solo verso il finale. Quello che conta, in questo caso, è il percorso di Barbara, che verrà affiancata, nel corso della storia, da Sophia, una compagna di scuola che ha scelto di guardare oltre la sua fortezza di stranezze. La loro amicizia, in un mondo patinato che sembra uscito da un teen-drama, appare spontanea e reale. Si tratta, a tutti gli effetti, di un racconto di formazione, in cui ogni elemento, dalla caratterizzazione impeccabile dei personaggi alla scelta di seguirli oltre gli eventi che fanno da sfondo alla storia, permette di annoverarlo tra i migliori del genere.

I Kill Giants, locandina

I Kill Giants, locandina

Dal fumetto è stato tratto un film nel 2017, disponibile su Netflix da agosto 2018. Spiccano, qui, la fedeltà all’opera originaria (salvo qualche scivolone che comunque non disturba eccessivamente la fruizione) e l’ottima recitazione degli attori, in particolare della piccola Madison Wolfe nel ruolo di Barbara e di Zoe Saldana (la Gamora di Guardiani della Galassia) in quello della psicologa. La resa grafica delle creature (che in questo caso comprendono solo quelle di grandi dimensioni, togliendo un po’ di colore all’atmosfera) è notevole e punta a dare un tono più horror alla vicenda. Mentre si guarda il film di Anders Walter – qui al suo esordio alla regia – è quasi automatico il richiamo a pellicole come Un ponte per Terabithia, in cui la fantasia si fonde con la realtà e permette di affrontarla dando un senso nuovo a quello che ci circonda. I kill giants, però, fa un passo ulteriore e riporta il pubblico coi piedi per terra, lasciandolo commosso ma rincuorato, accendendo una speranza che, per quanto condivisibile, resta intrinsecamente privata. È un viaggio che parla a ognuno in modo diverso, perché ciascuno ha le proprie tempeste e i propri giganti con cui fare i conti. E se sia davvero il caso di distruggerli è questione su cui sia il fumetto che il film si interrogano egregiamente.

Voto fumetto: 9

Voto film: 7 e 1/2

Gaia Barillà per Radioeco

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