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#IF2016: Videogioco in un Libro

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“A cosa serve la letteratura?”. Se si ponesse questa domanda ad una persona qualunque la risposta sarebbe scontata: “a perfezionare la proprietà del linguaggio e alla creazione di cittadini consapevoli e istruiti.” Se invece si provasse a chiedere: “a cosa servono i videogiochi?”.

In tutto il mondo i lettori sono divisi in ‘forti’ e ‘deboli’. I primi in un anno leggono più di 12 libri; i secondi almeno 3. In Italia il 42,7% ne legge solo uno, con percentuali che variano da Nord a Sud. Si cerca continuamente di proporre iniziative per aumentare questi dati, come la campagna di promozione della lettura #ioleggoperché, cercando di riportare i libri nella quotidianità di ragazzi e lavoratori, ma spesso i risultati Sono deludenti.
Francesco Toniolo, dottorato di ricerca alla Cattolica di Milano, intervenuto all’Internet Festival con l’evento “Videogioco in un Libro”, ha sottolineato come stia emergendo una nuova gamma di lettori: gli appassionati di videogiochi. I videogiocatori, secondo dati AESVI 2015, nella nostra penisola sono circa il 29,3%. Nelle librerie mondiali sono sempre più presenti romanzi legati a saghe videoludiche di successo, con a conseguente creazione di connessioni sotterranee tra i due media.

img_1918“Un caso lampante di connessione è rappresentato dal videogioco Dante’s Inferno”-ha spiegato Francesco-”il quale, pur allontanandosi dall’opera originale, ha avvicinato utenti di tutto il mondo alla Commedia dantesca.” Esempi meno famosi sono quelli di videogiochi come Spec Ops, dove vengono ripresi, in chiave moderna, i sentimenti tenebrosi del Generale Kurtz, del romanzo Joseph Conrad “Cuore di Tenebra”.”Sempre più frequenti sono gli esperimenti di crossmedialitá, ovvero la pubblicazione di romanzi che riprende la narrazione del videogioco senza che questo venga realizzato” ha continuato Francesco. Il riferimento è ovviamente al celebre DOOM, videogioco degli anni novanta, al quale sono succeduti ben 4 romanzi, che ripercorrevano esattamente le stesse dinamiche del gioco. Mentre in altri paesi il binomio letteratura/ludicità virtuale riscuote sempre più successo, in Italia è ancora molto raro. Colpa anche di una ottusità che considera i videogiocatori “stupidi e sbadati”, come scriveva nel 2009 lo scrittore d’Andrea in “Una lucida moneta d’Argento”. Per concludere, Francesco ha insistito nel sottolineare il bisogno di una educazione ai videogiochi perché “tra questi alcuni riprendono, in maniera molto più leggera, temi difficili del quotidiano, i quali non hanno nulla da invidiare ad alcuni libri ‘d’ingrosso’ che inondano le librerie per puro marketing. In alcuni, vi sono anche lunghe parti scritte, che rendono meno noioso l’esercizio alla lettura. Cosi come tra i romanzi troviamo quelli di alto o basso livello, così tra i videogiochi.”
A cosa servono i videogiochi? “A perfezionare la proprietà del linguaggio e alla creazione di cittadini consapevoli e istruiti.”

Costantino De Luca per RadioEco

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