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IF2017: Internet e la “geometria delle passioni” – Bodei

Il filosofo Remo Bodei interviene al Teatro Sant’Andrea nell’ambito dell’Internet Festival, prendendo spunto da uno dei suoi lavori più importanti, “Geometria delle passioni”.

L’uso degli emoticon, delle faccine, un po’ mi infastidisce. Cosa è successo alle nostre emozioni, c’è un impoverimento apportato dalla rete nel nostro modo di rapportarci agli altri?” domanda il professore. Le passioni sono sempre relazionali, prosegue Bodei, ma in rete c’è una grande quantità di passioni che vengono modulate sotto la copertura dell’anonimato: si odia, si minaccia, si lanciano insulti “come nella parodia Napalm51 di Crozza”. Ma ci sono anche l’invidia, la gelosia, o l’ammirazione: le nostre vite, le nostre personalità e le nostre passioni sono cambiate per effetto della rete. Secondo il filosofo “siamo continuamente connessi: pur essendo individui indivisibili, siamo diventati un crocevia di messaggi, punto d’incontro di un’inflazione di relazioni che hanno il compito di tenerci continuamente in contatto con gli altri”. Come diceva Montaigne, è difficile ritirarsi nel retrobottega del nostro io, “ed è un lusso restare disconnessi”.

L’aspetto positivo sta nelle banche dati, o in Wikipedia, “ma con un po’ di cautela”. Oggi, infatti, il pericolo della falsificazione dei dati e delle idee è più ampio, con una platea enorme: “Le fake news mobilitano le persone sin dai tempi dei totalitarismi, abituati a diffondere il contrario della verità. In ’1984′ il Ministero della verità è un Ministero della falsità”. “Berlusconi ha vinto con la tv, Obama con internet, ovvero le mail, Trump attraverso i big data: ha pescato tra gusti e inclinazioni politiche dei suoi potenziali elettori, registrati minuto per minuto su internet” sostiene il filosofo pisano d’adozione.

if2017: Internet e la “geometria delle passioni” - Bodei

if2017: Internet e la “geometria delle passioni” – Bodei

“Noi stessi siamo un’interfaccia col mondo, immagazziniamo nel nostro cervello una quantità immensa di informazioni, grazie a 95 miliardi di neuroni, una rete individuale come le impronte digitali che nasce dalla nostra esperienza, rendendo indistinguibile l’elemento fisico da quello culturale” spiega Bodei, secondo il quale ogni centinaia di anni è avvenuta una rivoluzione nella nostra mente: con la nascita del linguaggio astratto e dei concetti, l’invenzione della scrittura e della stampa, la nascita del cinema, della radio e della televisione. “Con la radio i regimi totalitari avevano una platea più grande di persone cui rivolgersi, ed erano in grado di modificare le idee e i modi di sentire, colonizzando le coscienze. Con la televisione, vedere e ascoltare insieme hanno un valore più decisivo” sottolinea il filosofo, che conclude: “Oltre al muro del Berlino, sono cadute le pareti domestiche e la politica è entrata in casa, capovolgendo la tradizione millenaria della separazione tra oikos e polis. La casa è il luogo dove il consenso si forza, in una serra dove crescere più velocemente. La casa è la serra in cui si è forzato il senso politico”.

E infine internet. Per Bodei “diversamente dalla tv, un mezzo passivo e non interattivo, su internet tutto avviene all’istante; il tempo è compresso, annullato, bastano pochi decimi di secondo. E si è contratto lo spazio, con un annullamento virtuale delle distanze”. Le informazioni che continuamente riceviamo “senza filtri adeguati” ci stanno trasformando, “ci posizionano nel mondo in maniera diversa”. Qualsiasi evento a livello globale ci sottopone a una serie di scosse – e ci condiziona: “Essere sempre connessi è un bene sino a un certo punto, le notizie che riceviamo sono povere e siamo abituati a giudicare su cose che non sappiamo, Soltanto la decenza ci separa dagli haters, perché non pretendiamo di avere in tasca la verità e non attacchiamo gli altri insultandoli per avere ragione. Non siamo tutti Napalm51.”

Valentino Liberto per RadioEco

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