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IF2017: Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google

Per tutti arriva un momento in cui ci si trova nella condizione di non essere in grado di giudicare in maniera oggettiva le proprie abilità. Tante volte ci siamo interrogati sul paradosso di come spesso le persone particolarmente incompetenti sono le meno consapevoli della loro ignoranza.

Il problema dell’ignoranza inconsapevole è duplice e spesso innesca il meccanismo di difesa nell’ignoranza consapevole. Tutti noi, alla luce di un errore, possiamo riconoscerci come inconsapevolmente ignoranti. Questo ci permetterebbe di non considerare noi stessi come responsabili di un errore. Ma se da una parte allentiamo la morsa della responsabilità, dall’altra non capiamo il perché abbiamo agito in quella maniera, finendo per perdere i giudizi cognitivi che ci spiegano il perché è un errore fare quella determinata cosa.
Ciascuno di noi ha a che fare con la propria bolla, costituita dalle proprie preferenze. Chiusi all’interno di questa troviamo solo conferme, le quali ci spingono a ripudiare tutto ciò che possa attaccare la nostra sicurezza.
L’inconsapevolezza dell’ignoranza altro non è che non sapere quanto non si sa.

Trumpismo: evento imprevisto di un politico che fa dell’ignoranza e del non sapere una rivendicazione, un programma politico.
Trump dichiara di essere ignorante e si mette a capo di ignoranti che si riconoscono in lui.
Ma questo non è il primo caso.
Sempre negli USA nella seconda metà del 19esimo secolo si fa strada il movimento dei Know Nothing, il cui slogan era “noi non sappiamo niente“.
In realtà dietro questo moto un po’ bizzarro c’erano delle spinte di idee xenofobe e razziste, in risposta ai grossi flussi migratori europei, specialmente quelli Italiani e Irlandesi.
I Know Nothing vedevano dietro queste ondate un complotto, una trama ordita da lontano dal papa, affinché con una grossa invasione di massa da parte di cattolici, potesse assoggettare il grande spirito statunitense.
Trump ci ha sorpreso ma in realtà, guardandoci indietro, non ci avrebbe dovuto far rimanere di stucco.

IF2017: Il paradosso dell'ignoranza da Socrate a Google

IF2017: Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google

A questo punto ci si potrebbe chiedere, senza scomodare Bacone, se sia il sapere o il non sapere a coincidere col potere.
Tuttavia la storia ci insegna che dividere il campo in cattivi da una parte e buoni dall’altra in corrispondenza di ignoranza e sapienza, altro non è che una distorta semplificazione.
Spesso i buoni, caratterizzati come sapienti, vengono identificati come elite, il che scaturisce la risposta rabbiosa degli esclusi, degli ignoranti che si sentono osservati dall’alto al basso in una sorta di razzismo dell’intelligenza.

Proprio ai fini di non cadere in questa banalizzazione è nata in Antonio Sgobba- giornalista che dal 2011 cura la sezione cultura di IL, mensile de “Il sole 24 ore”- l’idea :” di mescolare le carte. Il rischio è che l’ignoranza venga demonizzata e il sapere santificato o viceversa. Ho indagato col fine di ottenere un’idea laica dell’ignoranza”.
Così Sgobba ha spiegato alla presentazione del suo libro “Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google”, svoltasi all’interno dell’Internet Festival 2017, aggiungendo inoltre un altro dato sconcertante: “Noi ci troviamo in una forte asimmetria di sapere. Non parlo solo dalle disuguaglianze tra uomini, ma di quelle tra uomini e internet”.
Il riferimento è alla comparazione comune secondo la quale si fa di Google una visione onnisciente di sapienza. Noi tendiamo a regalare i dati e informazioni personali a questi grandi soggetti che hanno in possesso tutta l’informazione del mondo. Si delinea così un quadro tipico del totalitarismo, seppur morbido al quale noi ci assoggettiamo volentieri. A poco a poco, in maniera indolore, ci viene sottratta la libertà.
“Dall’analisi più efficace di questa situazione- ha concluso Sgobba- vengono in mente romanzi come Il cerchio di Dave Eggers, considerato il degno erede di 1984 di George Orwell, in cui si vedono le conseguenze di un mondo totalmente improntato alla condivisione continua, assenza di privacy, annullamento di se stessi, completa trasparenza, il tutto tenuto tenuto sotto scacco dall’onniscienza di pochi.”

Costantino De Luca per Radioeco

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