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IF2017: Le immagini nell’era della post-verità: Joan Fontcuberta

IF2017Diceva Jean-Luc Godard che “La fotografia è verità, e il cinema è verità ventiquattro volte al secondo”. Quale migliore cornice del cineclub Arsenale, allora, per affrontare l’argomento della post-verità delle immaginie di come si è sviluppata grazie alla rivoluzione digitale in atto da diversi anni. Ospite d’eccezione di questa edizione dell’Internet Festival, il fotografo Joan Fontcuberta ha mostrato al pubblico come i cambiamenti recenti nel campo della tecnologia hanno cambiato radicalmente il nostro modo di percepire la verità.

L’incontro si è basato quasi esclusivamente sulle immagini. Immagini di guerra, immagini che distorcono gli eventi, immagini che ogni giorno ci si scambia sui social. Immagini che danno l’illusione di poter controllare tutto, ma che in realtà acciecano perché sono troppe: “Affoghiamo nelle immagini, siamo vittime di uno tsunami iconico. Anzi, direi che si tratta di una vera e propria diarrea di immagini”.

Del resto, la manipolazione delle fotografie non è una attività recente: già Stalin se ne serviva per eliminare i suoi nemici politici (tagliandoli via metaforicamente e non e facendo, in un certo senso, corrispondere reale e virtuale). Esiste, però, anche un altro modo di falsificare: quello del fake artistico, inganno controllato che nasce allo scopo di denunciare un altro inganno, come quello capitalistico. Fontcuberta ha presentato una serie di esempi significativi: c’è chi ha inventato un Paese, chi ha creato una azienda inesistente con tanto di prodotti in mostra alle fiere e nei supermercati e chi ha permesso, attraverso un sapiente videomontaggio, di far vincere il Messico 17 a 0 contro l’infallibile squadra di calcio brasiliana. Lo stesso Fontcuberta si è divertito a photoshopparsi in versione terrorista collaboratore di Bin Laden.

IF2017 - Joan_Fontcuberta le immagini nell'era della post-verità (foto http://forodelacultura.es/)

IF2017 – Joan_Fontcuberta le immagini nell’era della post-verità (foto http://forodelacultura.es/)

Tutti esperimenti sociali che servono a capire che spesso quella che chiamiamo realtà è frutto di una costruzione a tavolino: “Si tratta di fake molto pedagogici, perché ci insegnano a dubitare, ci insegnano la fragilità dei nostri filtri di difesa”. La censura, infatti, non viene più esercitata attraverso il divieto, ma attraverso il camuffamento delle immagini, che sono, a tutti gli effetti, materiale politico. “Un tempo la fotografia testimoniava la realtà. Oggi ne dubitiamo. Per questo, sono diventati molto importanti i motori di ricerca, che hanno assunto la funzione di verificazione”.

La discussione è stata ricca di spunti, che, oltre a trattare fatti di attualità come i recenti scontri in Catalogna, si sono soffermati sulla cosiddetta “post-fotografia” (ossia l’immagine che diventa linguaggio, non più scrittura della luce appannaggio di pochi). È l’era dell’homo photographicus, la cui rivoluzione si sta sviluppando a colpi di selfie. Può spaventare, ma anche portarci a riflettere sul significato che ha assunto la realtà. Dubitare, porsi domande, verificare potrebbe salvarci da un definitivo intorpidimento cerebrale.

Gaia Barillà per RadioEco

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