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IF2017: Modus Legendi. I lettori scelgono la qualità

Sabato 7 Ottobre presso il teatro Sant’Andrea di Pisa, in occasione dell’Internet festival, lo scrittore Angelo Di Liberto e Silvia Bellucci, addetta stampa di Exorma edizioni, spiegano in che modo sia possibile leggere con un atteggiamento consapevole e come i social possano aiutarci a sviluppare una coscienza critica davanti a un prodotto letterario. Ecco cos’è Modus Legendi

Dove va l’editoria nei tempi della rete? Come si entra nei meccanismi del mercato editoriale? Per quale motivo alcuni prodotti di grande qualità vengono emarginati, se non direttamente esclusi, da questo mercato che privilegia una categoria non più artistica ma più che altro commerciale? Modus Legendi nasce non solo per rispondere a tali domande, ma anche come reazione a un sistema che perdura ormai da anni. Il progetto Modus legendi, spiega Di Liberto, vede la luce all’interno di una comunità di lettori su Facebook chiamata “Billy, il vizio di leggere – il gruppo” per la necessità di far comprendere al lettore medio che esistono differenze tra le opere letterarie, in un mondo globalizzato in cui i libri patiscono.

“Il lettore entra in libreria, indipendentemente che sia indipendente o di catena […] perché anche attraverso il libro […] deve fare parte della tribù. Ci sono dei libri per cui, se non li hai letti, ti senti emarginato […]” afferma l’animatore del progetto Modus Legendi.

“Diciamoci la verità, in classifica ci sono sempre gli stessi editori, gli stessi autori e già per il semplice fatto che ci siano gli stessi autori e gli stessi editori noi dovremmo farci delle domande […]” continua lo scrittore.

IF2017 - Modus Legendi

IF2017 – Modus Legendi

Ma cosa è nel concreto Modus Legendi? È la creazione del primo best seller di qualità scelto dai lettori, al fine di portare in classifica libri che in classifica non entrerebbero mai. E questo perché? Per dare il segnale all’editoria che il lettore pretende qualità. Un gruppo di dieci persone, collaboratori del progetto, legge un vasto numero di libri per selezionarne cinque. Una comunità di lettori identifica un solo libro tra i cinque sul quale puntare, da promuovere perché considerato quello di maggiore qualità. È a questo punto del processo che entra in campo un editore indipendente che mette in gioco tutte le forze che possiede. Successivamente avviene la chiamata alle armi, una determinata settimana dell’anno in cui comprare il libro perché entri in classifica

Qual è la difficoltà nel far emergere l’identità di un editore indipendente in mezzo ai giganti dell’editoria? La difficoltà consiste nella disponibilità economica nel farsi pubblicità, come ci spiega Silvia Bellucci. La rete per un editore indipendente è fondamentale, bisogna saper far uscire il libro dalla casa editrice, occorre saper farne parlare, ma questo non basta ad arrivare al lettore, la rete permette invece di arrivare al lettore vero. È probabilmente Facebook a farla da padrone in questo campo, il mondo delle condivisioni a cui però va applicato, anche in questo caso, un grande “ma”: la condivisione è un ottimo strumento, ma se consapevole, se non si tratta di condividere qualsiasi contenuto indiscriminatamente e acriticamente, senza una vera conoscenza dei contenuti condivisi. La qualità non è un prodotto di nicchia, non è elitaria, non corrisponde necessariamente al far parte di una classifica, basti pensare al fatto che, un libro, per ritrovarsi in quella classifica, è sufficiente che venga acquistato, che poi resti chiuso su uno scaffale questa è un’altra storia. Produrre qualità significa essere consapevoli, significa aver letto ed essere entrati nelle dinamiche del testo. Questo è il messaggio che Di Liberto sottolinea.

Dalle parole dei due relatori capiamo pertanto che esiste un uso scorretto della rete, il lavoro di livellamento verso il basso spesso effettuato da chi mira a educare il lettore ad uno specifico prodotto, un lavoro il cui unico scopo è il consumo, la vendita di prodotti letterari senza un criterio nella scelta degli stessi, ottica di marketing questa considerata miope da Di Liberto, che non fidelizza il lettore, non lo fa entrare nei diversi livelli di comprensione del testo, nella psicologia dei personaggi, nello stile, nella forma, ormai disabituato al pensiero attorno al libro.

Siamo allora nell’epoca in cui internet produce conoscenza e contemporaneamente sviluppa ignoranza, come afferma il conduttore Matteo Pellitti. Finché non si capirà che la cultura è la base di tutto non si andrà avanti, interviene Di Liberto, non si capirà l’importanza delle librerie indipendenti, della lettura come modo per esplorare se stessi, gli altri, l’ambiente circostante, “tutti vogliono il libro semplice […] alcuni scrivono l’ho letto perché era scorrevole, ma perché l’amore è una cosa scorrevole o è complessa?” prosegue lo scrittore “dalla creazione del mondo a oggi è stata una corsa alla complessità, dagli organismi unicellulari siamo arrivati a noi e loro vogliono il libro che a Palermo si chiama frii e mancia?”

Per concludere, noi di Radioeco abbiamo posto ai due relatori la stessa domanda con cui loro hanno aperto l’incontro: come mai sono sempre gli stessi editori e gli stessi autori a trovarsi nelle classifiche? Possibile che sia solo colpa di un uso scorretto e poco consapevole della pubblicità attraverso i social?

È Silvia Bellucci a prendere la parola per prima spiegando che è una questione di risorse economiche, una grande casa editrice ha chiaramente maggiore possibilità di fare pubblicità ai propri prodotti editoriali.

“C’è molto di più” interviene Angelo Di Liberto “c’è il circuito di Arianna […] le classifiche di vendita non vengono fatte sul dato complessivo di copie vendute, ma sul totale delle copie vendute dalle librerie che fanno parte del circuito di Arianna” in sostanza, ci spiega lo scrittore, se un libro vende mille copie attraverso una libreria che non fa parte del circuito, quelle vendite non servono a niente ai fini di far entrare il libro in classifica. Sorge però spontanea a questo punto un’altra domanda, possibile che il lettore non si accorga di leggere prodotti spesso di scarsa qualità? Di Liberto ci risponde chiaramente “No, perché il lettore non sa più riconoscere il vero dal falso […] Il lettore medio è stato abituato, è un computer che ha dentro un programmino e va avanti secondo quel programmino lì, non c’è più l’educazione alla differenza, la diversità fa paura, se sei diverso, se sei la pecora nera muori, per questo ho creato Modus Legendi e Billy, il vizio di leggere – il gruppo. L’essere umano si abitua a qualsiasi bestialità”.

Beatrice Brianda per RadioEco

 

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