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IF2017: Passione e dolore – “Patti Smith: dream of life”

Nella giornata conclusiva dell’Internet Festival, durante la rassegna cinematografica intitolata “Passione e dolore – Patti Smith e Iggy Pop: il talento e la creatività per resistere alla forza dei sentimenti” è stato proiettato il film documentario “Patti Smith: dream of life”.

Il documentario “Patti Smith: dream of life” è realizzato da Steven Sebring, regista e fotografo, ed è il risultato di un lavoro lungo un decennio, dalla fine degli anni Novanta fino al 2007, anno precedente l’uscita ufficiale del film.

All’inizio del documentario due dettagli attirano l’attenzione dello spettatore: il primo è la monocromatica e calda tonalità di rosso che tinge l’inquadratura di una vitale mandria di cavalli in corsa, il secondo è la voce della cantante che passa dal canto iniziale a un monocorde tono di voce in cui, dopo aver recitato una frase che ritornerà durante tutto il film (“la vita è un’avventura che segue il nostro progetto intrecciata dal fato in una serie di fortunati e sfortunati imprevisti”), indica una serie di date e luoghi, tutte tappe fondamentali della sua vita. L’acceso colore iniziale lascia il posto a il bianco e nero, le scene sembrano riprese di repertorio o vecchi ricordi sbiaditi dal tempo, è la voce a diventare il vero colore del film.

IF2017: Passione e dolore - “Patti Smith: dream of life”

IF2017: Passione e dolore – “Patti Smith: dream of life”

Non è un documentario incentrato sulla Patti Smith cantante, poetessa e pittrice; non ci sono menzioni ai successi professionali ottenuti durante la sua lunga carriera iniziata nel lontano 1975 con l’album “Horses”, come non ci sono fredde interviste a parenti, amici o colleghi della donna, il film va nel profondo, va oltre l’immagine della rock-star e scopre Patti Smith come persona con le sue passioni e i suoi dolori.
Tra la recitazione di una poesia di Blake o Rimbaud, tra immagini riprese in un backstage o durante un Viaggio in Oriente, Patti Smith svela se stessa, svela che dietro l’immagine di donna forte ricca di creatività c’è una persona che ha visto la sofferenza, ha subito la morte delle persone che ha amato reagendo ogni volta diversamente, poiché se il fratello Todd dice di sentirlo con sé ogni giorno e che l’ha resa una persona migliore, invece parlare di Robert Mapplethorpe le spezza ancora la voce; oltre a questo c’è anche una Patti Smith amorevole madre.

Nelle riprese del regista americano, dalla voce della stessa Smith, vediamo che dietro l’icona del rock al femminile, non c’è un’artista piena di sé, ma vediamo una persona umile, anche autoironica che non si prende seriamente (non si risparmia racconti imbarazzanti o di scherzare sul non ricordare qualcosa), che sa ridere ed emozionarsi con oggetti che le ricordano la sua infanzia o quella dei suoi figli. Lo spettatore alla fine del documentario avrà perso il senso della linearità del tempo, dettaglio mancante nel lavoro di Sebring visto che i ricordi e i filmati non seguono un percorso lineare, ma avrà guadagnato la piena consapevolezza del perché il poeta Allen Ginsberg disse a Patti Smith, in seguito alla perdita del marito, di continuare a “celebrare la tua passione per la vita”.

Mara Pezzica per RadioEco

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