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IF2018 – Fenomenologia dei social network

IF2018Perché le persone stanno sui media? IF2018 presenta “Fenomenologia dei social network: presenza, relazioni e consumi mediali degli italiani online”. Mondo reale e mondo virtuale? Due facce della stessa medaglia

Perché le persone stanno sui social media e perché ne hanno così necessità? “E’ indispensabile capire più in profondità le cause che producono questo bisogno e le relative conseguenze” afferma Giovanni Boccia Artieri, autore del libro sociologico “Fenomenologia dei social
network: presenza, relazioni e consumi mediali degli italiani online” presentato ieri alle 12:00 in Logge dei Banchi a Pisa, in occasione dell’Internet Festival.
“Il libro si spinge alle radici della realtà dei social network e indaga in che modo Facebook sia divenuta una palestra sociale in cui gli intrecci tra pratiche d’uso, forme di consumo e affordance della piattaforma, mettono in luce sia le dinamiche di socializzazione sia la costante ricerca di senso della e nella connessione.”

Fenomenologia dei social network

“Tutti noi filtriamo la realtà attraverso le scelte che facciamo”. I post, le immagini, i commenti, i contenuti sui social vengono continuamente personalizzati da algoritmi, a seconda dei gusti e degli interessi dell’utente. Senza contare la comunicazione diretta delle ideologie assimilate sui social ad amici e conoscenti, che produce un vero e proprio effetto eco. Ognuno sceglie di chiudersi nella bolla che più riflette il suo mondo interiore, il suo modo di pensare, il proprio personale vissuto, rifiutando tutto ciò che gli sembra confutarlo. Questo meccanismo comportamentale prende il nome di filter bubble (filtro a bolla) e le spiacevoli conseguenze sono dettate dalle polarizzazioni: persone in massa che decidono di appartenere a una determinata ideologia piuttosto che a un’altra, e che molto spesso finiscono per scontrarsi con i sostenitori dell’ideologia opposta. “Si tratta sempre di filtri che sono all’interno di noi. La filter bubble va capita perché è la risposta a un bisogno che noi abbiamo”.

L’autore non esita, a fine conferenza, a spiegarci un termine da lui stesso coniato: l’atteggiamento neo-liberale. Di cosa si tratta? Oggi abbiamo un atteggiamento neo-liberale nei confronti della rete, e non risulta tanto legato alla struttura del web, quanto dalla compresenza di due fattori: l’ingiunzione alla connessione (tutto è in funzione dell’interazione con gli altri) e l’effetto specchio (tutte le attività performative pubblicate sui social, permettono di capire attraverso le reazioni altrui, chi si è). Si attiva allora il gioco della validazione sociale, un meccanismo naturale per cui si ha costante bisogno di conferma dagli altri per sentirsi “abbracciati” da un gruppo. Questo atteggiamento permette di affermarsi socialmente e di ricevere una risposta affettiva da parte del proprio gruppo di appartenenza.

Va infine considerato il fattore della coalescenza (nel suo senso filosofico) che considera il mondo virtuale e il mondo reale come due facce della stessa medaglia, in cui una non può esistere senza l’altra. Infatti se si analizzano i casi di cyberbullismo notiamo che vittime e carnefici si sono prima conosciuti nella vita reale, e poi hanno trasposto azioni e parole sul web. La vita online e la vita offline sembrano non riscontrare differenze. Quello che cambia è solo la finestra sul mondo a cui abbiamo deciso di affacciarci.

Aurora Parisi per RadioEco

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