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IF2018 – La datacrazia spiegata semplice

IF2018La parola “datacrazia”, cioè il governo dei dati, individua il potere derivante della raccolta di massa di tutti i nostri dati digitali. L’etimologia del termine rimanda, inoltre, alla mutazione del concetto di democrazia all’alba di quella che viene definita la terza era di Internet: l’era dei Big Data.

La società riflessa nei big data ci è stata illustrata dal prof. Dino Pedreschi con il panel “la datacrazia spiegata semplice” nel secondo giorno di Internet Festival. La realtà attuale è un sistema complesso, in cui le decisioni dell’individuo (anche quelle apparentemente insignificanti) influenzano la totalità dei soggetti. Non è più possibile, quindi, osservare la società con gli occhi del singolo, è necessario studiare e mappare le relazioni tra le persone. In tale contesto, anche il raggiungimento di obiettivi di benessere sociale, devono sottostare ad una logica per cui non è più sufficiente utilizzare i meccanismi tradizionali, ma si rende indispensabile allineare le aspettative individuali con quelle collettive.

La datacrazia spiegata semplice

Un ottimo esempio di sistema complesso è il traffico stradale, in cui le scelte di ciascun automobilista impattano sulla pluralità. È sufficiente diminuire di poco il traffico in determinate ore, o incrementare l’utilizzo del car pooling, per favorire la scorrevolezza. Con minor traffico il singolo sarà soddisfatto ma a condizione che sia soddisfatta anche la collettività.

È la logica della rete, basata sulle connessioni che si instaurano tra i soggetti e che vanno analizzate mediante l’utilizzo dei Big Data. La rete registra i nostri spostamenti, le nostre interazioni, le nostre ricerche, gli stili di vita, qualunque cosa a cui riusciate a pensare viene, molto probabilmente, registrata. I dati dimostrano che ognuno ha un diverso numero di interazioni e pochi soggetti riscuotono una quantità sproporzionata di connessioni, determinando una fortissima disuguaglianza.
La rete sociale riesce a scardinare la scala gerarchica: la componente emergente è raramente rappresentata dai vertici della piramide, i più popolari sono tipicamente lontani dal potere.

La datacrazia spiegata semplice - Dino Pedreschi

Questa struttura fatta da pochi nodi che polarizzano le interazioni si ripete anche nella rete virtuale attraverso gli hubs. Una rete, sia questa sociale o virtuale, che cresce senza nessun meccanismo di contenimento genera disuguaglianza, creando una discrepanza tra merito e performance.
Un ulteriore effetto negativo di rete è la polarizzazione delle opinioni, distorsione tipicamente dovuta alla creazione di “tribù” di soggetti con il medesimo pensiero, determinando l’assenza di confronti virtuosi con la controparte. Viene esaltata l’importanza della diversità di pensiero, l’intelligenza delle folle, in cui l’ingrediente fondamentale è che le persone portino una visione diversa, magari anche ingenua, capace di generare maggiore intelligenza.

L’innovazione, anche attraverso i Big Data, riconferma un insegnano secolare che abbiamo ancora la necessità di ripetere: la diversità è fonte di benessere sociale.

Erika Branca per RadioEco

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