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Iggy Pop, “The Idiot” – Artwork della domenica

Domenica, sole, riposo, passeggiate e perché no? Un nuovo artwork da leggere e ascoltare. Si torna indietro agli amati anni ’70, per parlare dell’iguana Iggy Pop e del suo capolavoro “The Idiot”.

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Siamo nel 1976, l’esperienza The Stooges è definitivamente chiusa, Iggy Pop si ritrova solo e completamente dipendente dall’eroina. Iggy decide di ricoverarsi per cercare di disintossicarsi da quelle sostanze che gli stavano mandando in fumo la carriera. Tra le poche persone che continuarono a supportarlo anche in questo momento difficile, c’era l’amico David Bowie, colui che aveva pensato di riuscire a ricostruire gli Stooges. È grazie a Bowie però se la carriera solista di Iggy Pop decollò. Lo stesso anno il Duca Bianco decide di portarlo con sé in tour, e in seguito i due si trasferirono insieme a Berlino, ancora entrambi assuefatti dalle droghe, il Bowie di Station to Station era un grande consumatore di cocaina. Tutti siamo a conoscenza di come andò per il Duca Bianco che scrisse quella che oggi viene chiamata la trilogia berlinese, un momento altissimo della sua discografia, che fu contagiosa anche per un Iggy Pop appena diventato indipendente e non leader di una band. Nel 1977 Iggy pubblicò due album che avrebbero avuto grande risonanza sulla musica contemporanea: The Idiot e Lust For Life. A differenza di Bowie che riesce sempre a manifestarsi nella sua musica come un alieno, nonostante la morte di Ziggy fosse già avvenuta qualche tempo fa, Iggy è molto più diretto, è fisicamente palpabile. Iggy d’altronde, soprattutto nel periodo con gli Stooges era assuefatto dall’immagine di Jim Morrison, dal suo modo animale di stare sul palco. E non a caso Iggy Pop è il creatore dello stage diving. Ma questo era prima di trasferirsi nella fascinosa Berlino degli anni Settanta: da lì Iggy Pop ne esce maturo, consapevole riguardo se stesso e la sua musica. Se le atmosfere sonore di The Idiot sono opera della produzione di Bowie e del suo Station To Station, i testi freddi, infernali sono tutti di Iggy.

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The Idiot perde quell’immagine così fisica di Iggy Pop per diventare un inferno rigorosamente controllato, in cui la sua voce racconta il gelo che sente intorno e dentro. Il duo Bowie-Pop ha funzionato alla meraviglia, destando il risentimento di Angela Bowie, che in come tutte le favole d’amore si pone come antagonista. Ma questa è un’altra storia.

Da Bowie Iggy non è stato solo contagiato musicalmente, ma in diversissimi modi, basti mettere a confronto l’artwork di The Idiot con quello di Heroes. Usciti a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, entrambi gli artwork riportano le fotografie dei due artisti in una posa innaturale e plastica. Le mani sono al centro della scena perché sulla loro posizione cade l’occhio di chi le guarda. Quelle di Iggy sono con il palmo all’insù mentre sembra voler indicare o servire qualcosa allo spettatore, forse il suo disco, o il mondo interiore malato e consumato. La sua arte.

Entrambi gli artwork sono stati ispirati da un’artista espressionista, fondatore del movimento tedesco del Die Brücke, Erich Heckel, e da un suo dipinto in particolare, il Roquairol, in cui la posa delle mani è anche qui insolita e rigida proprio come negli artwork dei due musicisti. Non soltanto le mani richiamano il quadro di Heckel, ma anche gli occhi un po’ sbarrati, le spalle specie nell’artwork di The Idiot, rendono Iggy quasi un burattino, qualcosa di poco umano. È la svolta: l’iguana cambia finalmente pelle, la lascia a marcire con il suo passato per lasciarsi trasportare da un vento tutto nuovo.

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Per tanto tempo si pensò che l’artwork di The Idiot fu realizzato da David Bowie, sia per il continuo aiuto alla carriera di Iggy che il Duca Bianco non smetteva di dare, sia perché Bowie ammise di essere stato influenzato tantissimo dall’immaginario del Die Brücke e dalle sue figure spigolose. In realtà l’artwork di The Idiot è stato creato da Andy Kent.

Sappiamo benissimo che l’iguana punk dentro Iggy non morirà mai, ma se può considerarsi eclettico, The Idiot è uno dei momenti più godibili della sua sperimentazione. Quindi ringraziamo la coppia Bowie-Pop, mettetevi le cuffie e premete play.

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Grazia Pacileo

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