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#ijf18: “B. Come Basta!” Marco Travaglio presenta il suo nuovo libro su Berlusconi

Terza giornata del Festival Internazionale del Giornalismo 2018.
“B. Come Basta!” è il titolo dell’ultimo libro di Marco Travaglio su Berlusconi, direttore de Il Fatto Quotidiano, in libreria con PaperFirst, oggetto del panel conclusivo della terza giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

B. Come Basta, libro di M.T. sulla vita di Berlusconi

Foto di Sara Binelli

Durante la campagna elettorale, la narrazione sull’efficacia dell’ ex-Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, è stata quantomeno dissestante: da una parte la carta stampata acclamava la sempreverde forza mediatica del Cavaliere, celebrando il suo ritorno in politica, supportato forse dai troppo ottimisti sondaggi pre-elettorali, che lo davano nettamente in vantaggio come leader della coalizione di centrodestra. Dall’altra parte appariva sempre più evidente la perdita di lucidità del leader di Forza Italia, fino a sfociare anche in eventi imbarazzanti: la non distinzione tra lire ed euro o il millantare crimini efferati causati da migranti,  come il famosissimo furto delle bottiglie d’olio dal frigo degli italiani (bevute all’istante del crimine).

Qui la necessità di scrivere un libro che provasse a riassumere la vita di Berlusconi.

La potenza politica di Berlusconi, secondo Travaglio, si è sempre espressa attraverso l’eliminazione politica degli avversari: mediante la pratica del dossieraggio, supportato talvolta anche da accuse veritiere, il Cavaliere avrebbe estromesso dalla vita politica i suoi avversari non appena si fossero dichiarati realmente ostili a lui. Di questo è esempio la vicenda della casa di Montecarlo di Gianfranco Fini che, per quanto veritiera, divenne scandalo subito dopo il “Che fai mi cacci” dell’ex-Presidente della Camera.

La gag messa in atto da Silvio Berlusconi, subito dopo le consultazioni fatte dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, è da leggersi, secondo il Direttore, nell’ottica dell’ affermazione del potere dell’ ex-Presidente del Consiglio sull’intera coalizione: è suo infatti, secondo Travaglio, il testo letto alla stampa dall’ Onorevole leader della Lega, Matteo Salvini, questo denotato dal fatto che Berlusconi era addirittura in grado di contarne rigidamente i punti.

L’evento delle consultazioni, ridicolizzato e iconizzato dalla maggior parte della stampa, è stato rappresentato con una certa miopia, secondo il Direttore del Fatto Quotidiano: risulta infatti fuori fuoco il fatto che al protagonista della vicenda, Silvio Berlusconi, sia attribuito dalla Corte di Cassazione “una naturale capacità a delinquere”.

L’unico atto non criminoso di Berlusconi, secondo Travaglio, è stato dunque la nascita. Anche se il Direttore avrebbe voluto, in un primo momento, salvarne almeno l’infanzia e l’adolescenza è lo stesso Cavaliere a smentire il fatto: per sua stessa ammissione, già molto giovane, passava compiti ai suoi compagni di scuola in cambio di denaro. Dopo la maturità classica, si laureò, incredibilmente, in giurisprudenza, facoltà nella quale conobbe Marcello Dell’Utri, poi suo braccio destro in Fininvest, in Forza Italia e infine condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Le parabole che spiegano la figura imprenditoriale e politica di Berlusconi sono innumerevoli. Impossibile elencarle tutte. Ciononostante ve ne sono alcune che spiccano, non solo dal punto di vista temporale, essendo ben distanti dalla sua scesa in campo in politica, ma anche, e soprattutto, dal punto di vita morale e giudiziario.

Prima tra tutte quella della casa di Arcore, immensa villa di proprietà della nobile famiglia dei Casati Stampa.

La residenza era posseduta da Annamaria Casati Stampa, giovanissima (minorenne) erede della famiglia, rimasta tragicamente orfana, alla quale venne nominato come pro-tutore l’avvocato Cesare Previti, poi condannato il 4 maggio del 2006 a 6 anni di detenzione per l’accusa di corruzione in atti giudiziari nell’ambito del processo IMI-SIR e a un anno e 6 mesi il 13 luglio del 2007 per il processo lodo Mondadori.

È proprio l’Aavvocato a fare da tramite tra Berlusconi e la ragazza per l’acquisto della residenza, che le viene venduta alla fine a un prezzo visibilmente ribassato, pagato non in denaro, ma in azioni delle società a cui faceva capo il Cavaliere, che poi la giovane successivamente cerca di monetizzare rivendendole allo stesso ex-Presidente, il quale però le paga a metà del prezzo d’acquisto.

B. Come Basta, libro di M.T. sulla vita di Berlusconi

Foto di Sara Binelli

Rapporto particolare è quello con il già nominato Marcello Dell’Utri: è lui infatti a presentare e portare in casa Berlusconi Vittorio Mangano, il boss mafioso definito “testa di ponte” tra Milano e Palermo, da Paolo Borsellino.

L’incontro sarebbe avvenuto per garantire al Cavaliere protezione, poichè questo era spaventato in quel periodo ( gli anni ’70 ) dai sequestri di persona. Ciò testimoniato dal pentito di mafia Di Carlo il quale avrebbe rivelato ai magistrati che, durante l’incontro che avrebbe avuto con Silvio Berlusconi, questo gli avrebbe detto “Milano oggi è preoccupante perché succedono un sacco di rapimenti” (B.) e, proseguendo a parlare Di Carlo, “Berlusconi ha spiegato che aveva dei bambini e non stava tranquillo, per cui avrebbe voluto una garanzia.“(D.). Questo ottimamente documentato e spiegato da un articolo di Paolo Biondani su L’Espresso.

Il patto di protezione stipulato con Cosa Nostra, provato dalla Corte di Cassazione nel processo Dell’Utri, avrebbe implicato anche un pagamento di ingenti somme di denaro da parte dell’ex-Presidente, da qui l’affermazione che suscitò tanto scalpore nella stampa vicina al Cavaliere durante la campagna elettorale “Berlusconi ha pagato la mafia” fatta dall’On. Di Battista. Tale affermazione avrebbe anche riscontro in un appunto ritrovato di Giovanni Falcone.

Per RadioEco, Guido Gagliardi

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