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#IJF18: Ferruccio De Bortoli “Giornalismo e rivolta. mezzo secolo dopo il ’68″

Quinto giorno del Festival Internazionale del Giornalismo: Ferruccio De Bortoli e Paolo Flores D’Arcais raccontano dal proprio punto di vista quale fu il ruolo del giornalismo nel ‘ 68 e spiegano quale deve essere l’obiettivo del giornalista

IJF18: Ferruccio De Bortoli

IJF18: Ferruccio De Bortoli

Tra i vari eventi che si sono svolti nell’ultimo giorno dell’International Journalism Festival 2018, abbiamo assistito al panel “Giornalismo e rivolta. Mezzo secolo dopo il 68 ” con Ferruccio De Bortoli, giornalista de Il Corriere della Sera, e Paolo Flores D’Arcais, direttore di Micromega. I due giornalisti si interrogano su quale sia il ruolo del giornalista oggi ma anche su quale ruolo abbiano avuto i giornalisti durante le rivolte sessantottine. Paolo Flores D’Arcais riprende le parole di Jules Michelet secondo cui “il giornalista è rivolta in quanto potere”, infatti il giornalismo è ontologicamente anti-establishment perché il potere tende a corrompere in maniera tale da occultare la verità e ciò dovrebbe portare il giornalista ad opporsi necessariamente al potere. Inoltre c’è un nesso tra giornalismo come rivolta e giornalismo come sovranità dei fatti tant’è vero che, quando accade un fatto, le verità che contano sono quelle scomode per il potere che permettono al cittadino di scegliere. Questa, aggiunge il direttore di Micromega, era anche l’idea di Pulitzer, un sessantottino liberale-liberista e fondatore, nonché direttore, di vari giornali, che affermava che il suo unico obiettivo è quello di cercare la verità che deve essere una priorità per il giornalista.

IJF18: Ferruccio De Bortoli

IJF18: Ferruccio De Bortoli

Il motivo che portò ai tumulti sessantottini, a detta dello stesso D’Arcais, è lo scarto tra quanto scritto nelle Costituzioni e quanto operato dai governi, scarto che portò molti giovani a scendere in piazza ma alcuni giornali, tra cui La Stampa di Torino o il Corriere della Sera diretto all’epoca da Spadolini, espressero forti pregiudizi e misero in stato d’accusa i giovani che facevano occupazioni. De Bortoli, che rivela di aver partecipato ad alcune manifestazioni sessantottine, una delle quali passò a Milano da via Solferino, sede storica del Corriere della Sera, non nega quanto affermato dal suo collega ma ricorda quel giornalismo militante di sinistra per cui l’ideologia prevaleva sulla verità dei fatti con conseguenze nefaste, infatti molti giornalisti in quel periodo pensavano di dover andare contro la verità dei fatti. D’Arcais non sconfessa le parole di De Bortoli ma afferma che nel ’68 ci fu un giornalismo militante, e il riferimento è a Lotta Continua, che combatteva i depistaggi e che ancora oggi la ricerca della verità dei fatti è una priorità di una pura minoranza di giornalisti nonostante, come diceva Antonio Gramsci, “la verità è rivoluzionaria”.

Farouk Perrone per RadioEco

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