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#IJF18: “Un Atomo di Verità. Il caso Moro e la fine della politica italiana” – Marco Damilano

Seconda Giornata del Festival Internazionale di Giornalismo 2018
“Un atomo di verità – Il caso Moro e la fine della politica italiana” è il nome dell’incontro guidato da Marco Damilano, che vede come protagonista, non il giornalista direttore de L’Espresso, ma un grande politico italiano, qual’è Aldo Moro.

Chi era Aldo Moro? 

Chi c’era dietro alla figura politica più importante di quegli anni? 

Cosa ne è stata di quella classe politica di cui faceva parte? 

Come potrebbe essere oggi lo scenario politico italiano, se quel giorno del 1978, Aldo Moro non fu ucciso dalle Brigate Rosse? 

Damilano parla di Aldo Moro all'IJF18

Damilano parla di Aldo Moro all’IJF18 – Foto di Sara Binelli

Le foto, che documentano la vita pubblica di Moro, sono raccolte in un album che vanta un numero di 15.000 scatti e Marco Damilano ne seleziona alcune per raccontare quei 55 giorni che precedono il 9 maggio 1978.

Il giornalista decide di dare un taglio soggettivo al racconto e ricorda come fu per lui quel giorno:

“Avevo circa 10 anni. Ero a scuola e mentre tutti i miei compagni stavano tornando a casa con i genitori, io ero lì ad aspettare che qualcuno venisse a prendermi. Non sapevo cosa fosse successo e non avevo idea che quel giorno mio padre non sarebbe venuto a prendermi, forse perché non avevo ancora chiaro in che cosa consisteva il suo lavoro.
Mio padre era un giornalista e il 9 maggio 1978 non poteva venirmi a prendere, perché Aldo Moro era stato trovato morto.
Ecco quel giorno capii una cosa… La differenza fra giornalisti e “altri” è che se c’è un incendio, se sta scoppiano una bomba, se è in atto un attacco terroristico o altri eventi da cui solitamente chiunque scapperebbe, gli “altri” corrono nella direzione opposta, il giornalista resta e va incontro all’accaduto. In direzione ostinata e contraria.”

Erano gli  Anni di Piomboma quel giorno anche il cielo avevo un color grigio, pesante, sembrava cascarti addosso come proiettili. Il lutto non era unicamente famigliare, ma nazionale.

Uscire ed entrare in scena è fondamentale per un politico, anche nel momento in cui la politica diventa spettacolo, come al giorno odierno. Ma Aldo Moro era un politico fuori dalla scena.

Un politico molto potente, che fino al 1978 pochi ne erano stati così: cinque volte Presidente del Consiglio, Segretario del partito di maggioranza, uomo dello Stato, uomo dei segreti dello Stato, uomo di potere, uomo che ha fatto e disfatto decine di governi.

Cominciava la giornata riconoscendo il senso del limite del proprio potere, sapendo bene che fuori dalla porta di casa sua, la mattina si sarebbe presentato chiunque, pronto a inginocchiarsi, ad indebitarsi per avere dei favori da parte sua o una raccomandazione.

Tutto quel potere che, in realtà, da un momento all’altro, poteva diventare nulla. Nulla come lo è diventato in quei 55 giorni successivi al 16 marzo 1978 , giorno in cui le Brigate Rosse lo sequestrarono e imprigionarono per avere un riscatto e per mettere fine al Compromesso Storico che poteva chiudersi da un momento all’altro.

Il compromesso fra DC e Comunisti, Moro e Berlinguer, un passo forse troppo veloce per la situazione di quel momento .

Damilano parla di Aldo Moro all'IJF18

Damilano parla di Aldo Moro all’IJF18 – Foto di Sara Binelli

Per molti e, soprattutto, per  tutti quelli nati dopo il 1978, questa storia comincia il 16 Marzo e termina il 9 maggio 1978, quando Moro è stato trovato nel bagagliaio di una Renout rossa in Via Catania a Roma, ucciso.

Damilano, invece, crede che la storia di Moro vada vissuta al contrario: partendo da quei 55 giorni fino a quel momento in cui Moro è entrato nello scenario politico italiano.

Attraverso filmati, foto, spezzoni di film, mostra al pubblico il lato umano di Moro, la sua rispettabilità e il suo decoro, che non sono mai mancati un singolo momento nella sua carriera.

Presenta dichiarazioni, lettere e interviste, in cui si può osservare l’uomo di Stato, accanto a intellettuali di spicco dell’epoca, come Fellini e Pasolini, e foto in cui emerge l’animo di Moro, la sua storia e gli occhi di un ragazzo, che da un paesino del sud Italia, ha risalito la sua penisola fino ad arrivare ad essere Capo di Stato.

Aldo Moro rappresenta un’epoca e una classe politica che ad oggi non esiste più, rimasta in quel bagagliaio di quella Renout rossa, il 9 maggio 1978, insieme ad ideali, accordi e ipotetiche visioni di un futuro diverso da quello attuale, ma che purtroppo o per fortuna non scopriremo mai come possa essere.

Sara Binelli per RadioEco

 

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